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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


24 novembre 2008

BRUTTA!

«Gesù santissimo, ma come ho fatto a partorirla?» esclamò mia madre. Guardò la foto e poi me. «Signore benedetto, come fa a essere così brutta? Brutta, brutta. Se non l’avessi fatta io giurerei che è una fregatura. Cristo santo, perché mi hai fatto nascere una scrofa? Guarda che naso, da dove l’ha preso? Non da me», dichiarò mia madre rispondendosi da sola. «Se avessi un naso del genere me ne taglierei metà.»

Una madre che odia la propria figlia e, perseguitandola col suo odio implacabile, ne trasforma la vita fin dalla più tenera infanzia in un incubo senza fine: umiliazioni senza fine; abusi senza fine; torture – fisiche e psicologiche – senza fine; sevizie, anche sessuali, senza fine. Le fa patire la fame, la deruba e naturalmente è cieca – ma sarà veramente solo cieca? – quando il suo uomo, o qualche altro uomo, infila le mani nelle mutande della bambina. Non è un romanzo dell’orrore bensì una storia vera, simile a molte – a troppe – altre storie vere (e ci si potrebbe chiedere per quale ragione una donna che, se pure dedica il proprio odio solo a Constance, non ama però neanche gli altri figli, scelga di metterne al mondo undici, ma questa è un’altra storia – o forse no).
Un avviso a chi si accinge a leggerlo: la lettura di questo libro è una raffica ininterrotta di calci allo stomaco. Di quelli – avete presente? – che tagliano il respiro e provocano il bisogno di vomitare. Però dovete leggerlo lo stesso: che si sappia, almeno, che cosa succede in giro per il mondo.

Constance Briscoe, Brutta!, Corbaccio



barbara

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