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Diario


9 ottobre 2008

DELITTI SENZA ONORE

Lei, la chiameremo Selma, non ne poteva più. Sposata a sedici anni, si era ritrovata fra le mani di un marito che la "offriva" ai suoi amici, obbligandola a prestazioni sessuali inusuali. Dopo due mesi era scappata. Ma in Giordania, senza un padre o un marito alle spalle, si va poco lontano, e Selma, dopo una settimana, si era arresa all'idea di tornare a Wadi Amoun, dalla famiglia. Il padre l'ha accolta con una scarica di bastonate, poi ha chiamato il fratello di 15 anni che l'ha legata con un filo elettrico immerso nel lavello della cucina. Hanno inserito la spina, sono usciti per quindici minuti, e poi con molta calma sono tornati a controllare che fosse morta. Poi il padre è andato dalla polizia, ha consegnato il filo elettrico e ha dichiarato di aver lavato l'onore della famiglia. Durante il processo, i soliti argomenti: Selma aveva abbandonato il tetto coniugale, Selma voleva farsi la sua vita, Selma aveva certamente un amante ed era tornata dal padre per provocarlo. E il povero genitore, nel sentirsi urlare di farsi i fatti suoi, non ci aveva visto più. Sentenza: la condanna per omicidio premeditato viene ridotta a un solo anno di detenzione in base all'articolo 98 del Codice penale giordano, per il quale l'imputato gode di attenuanti se ha agito in base a un accesso d'ira provocato dalla vittima. L'anno viene poi ridotto a sei mesi perché la famiglia, nella persona della madre, rifiuta di accusare l'imputato. Risultato: quando, il 17 agosto, la Corte di cassazione ha confermato la sentenza, il padre di Selma era già un uomo libero. Diversa è la storia di Noura, altro nome di fantasia. Si era consegnata alla polizia chiedendo di essere incarcerata per proteggersi dalla famiglia, dalla quale era fuggita per 35 giorni. In Giordania una donna non potrebbe neanche affittare una stanza d'albergo senza l'autorizzazione dei familiari, figuriamoci fuggire. Il padre, dopo aver garantito alla polizia di non farle del male e dopo una cauzione di 5mila euro, se l'era riportata a casa. Dove il fratello, il 3 luglio, l'ha accoltellata. Per le autorità, stessa storia: Noura aveva provocato il fratello, Noura era sparita chissà dove per 35 giorni, Noura aveva un amante e disonorava la famiglia. Ed ecco invocato l'articolo 98 del Codice penale. Per la polizia, che ha l'obbligo di confermare la verginità delle ragazze quando si costituiscono, Noura non aveva avuto nessun rapporto. Per l'amica che l'aveva ospitata per 35 giorni, era scappata dopo che la famiglia le aveva scoperto un cellulare comprato di nascosto. Poco importa: tra qualche mese suo fratello sarà un cittadino libero.
Il delitto d'onore è un problema sociale in un contesto fortemente tribale come quello giordano, dove la facciata della famiglia dipende dalla purezza delle donne che ne fanno parte. L'onore degli uomini (sharaf) si misura sul pudore ('irdh) delle sorelle e delle figlie. Basta un sospetto per rovinare per sempre la reputazione di una donna, e trascinarne nel fango anche sorelle e fratelli. Quando le famiglie di Selma e Noura, sono uscite dalla stazione di polizia, i vicini potevano essere certi di una cosa: il loro onore era "lavato", la famiglia frequentabile, le sue donne maritabili. Di storie come queste ce ne sono una ventina all'anno, in Giordania. Rana Hussein, reporter giudiziaria del Jordan Times, che sui delitti d'onore ha costruito una pluripremiata carriera, non ama stigmatizzare il fenomeno, e se avvicinata da un occidentale sull'argomento può addirittura farsi difensiva: "Succede in Italia, succede ovunque. Nel mondo ci sono almeno 5mila casi all'anno". Perché sottolineare in particolare il caso della Giordania? In questo paese però il problema è anche giuridico oltre che sociale. E imbarazza l'occidentalissima coppia regale, che della Giordania vorrebbe fare un modello di democrazia, anche attraverso le associazioni in difesa dei diritti delle donne patrocinate dai monarchi hashemiti e gli appelli della regina Rania. Ma le donne restano cittadine di serie b, che non possono muoversi da casa e che per scappare possono soltanto andare a vivere in carcere, perché, in caso di morte, ci sarà sempre un giudice pronto ad applicare l'attenuante generica dell'accesso d'ira, previsto dall'articolo 98 del Codice penale. E i parenti responsabili saranno sempre sicuri di potersela cavare con qualche mese di carcere e uscirne da eroi, perché l'onore, per la tribù, è un affare di famiglia. Mentre il resto degli omicidi in Giordania è punito con la morte.
Il problema è anche politico. Il ministro della Giustizia, recentemente, ha visto ancora una volta fallire in Parlamento la propria richiesta di estendere a un minimo di 5 anni la detenzione in caso di omicidio di familiare, che attualmente è pari a sei mesi. Il motivo risiede nella composizione stessa del Parlamento giordano: tribale. Da un lato, infatti, la Camera bassa (il ramo elettivo) paga il prezzo di quasi trent'anni di legislazioni d'emergenza, che hanno proibito l'affiliazione partitica fino agli anni Ottanta; la conseguenza è che tutt'ora, in Giordania, si vota non per un'idea ma per l'amico di famiglia, o meglio per il candidato scelto dalla tribù di appartenenza. Dall'altro lato, l'isola filoamericana del Medio Oriente non può permettere un'ascesa dei partiti islamisti, fortissimi in una società impoverita e iperconservatrice come quella giordana, né dei partiti progressisti legati alla componente palestinese, in un Paese in cui i palestinesi costituiscono i due terzi della popolazione ma è l'identità beduina a sancire il carattere e la legittimità della casa regnante. E quindi i seggi giordani sono designati in modo da garantire la maggioranza ai leader tribali che, naturalmente, si preoccupano anzitutto di impedire che i diritti civili delle donne facciano crollare il loro millenario ordine sociale. Certo, la regina Rania Hussein ha ragione quando sottolinea che la Giordania è solo uno dei tanti Paesi in cui si uccide ancora per onore. Ben lontano dalle centinaia, fra omicidi e suicidi forzati, di morti registrate in Turchia ogni anno, dalle morti anonime della Palestina, dove la guerra ha la precedenza e le ragazze muoiono per l'onore silenziosamente. Ben lontano dalle percentuali di violenza domestica israeliane e da quelle di regimi fondamentalisti come l'Arabia Saudita, in cui le donne stuprate le giustizia direttamente lo Stato. Ma il delitto d'onore resta in Giordania un caso sociale, politico e giuridico, in un Paese in cui la società tribale si regola e si autoconserva sanzionando il comportamento delle proprie donne.
Welcome to Jordan, si legge ovunque in Giordania. E poi sempre le stesse due immagini: da un lato, deserto e tramonto e la sagoma di un anziano sheikh che fa ritorno verso la propria tenda. Dall'altro, il sorriso tutto british del re Abdullah II, mezzo inglese, buttato sul divano insieme ai tre pargoli e alla smagliante, emancipata moglie: un quadretto da sitcom americana. Per le contraddizioni, tranquilli. Quelle le pagano una ventina di Selma e Nouria ogni anno. (Annalena Di Giovanni, Left-Avvenimenti)

Lasciano un po’ perplessi quelle “percentuali di violenza domestica israeliane” evidentemente superiori, per la giornalista, a quelle dell’India dove è abbastanza normale bruciare viva la moglie se suo padre non riesce a pagare la dote pattuita – ma sarebbe più corretto dire pretesa ed estorta – e assassinare le neonate. Rimane tuttavia notevole il fatto che una testata dichiaratamente e decisamente di sinistra dedichi un servizio ai delitti d’onore che quotidianamente si consumano nel mondo arabo-islamico. (E grazie a Davide per la segnalazione)
(Certo che a soffermarsi anche un solo momento a pensare a quanta sofferenza c’è nel mondo – e inflitta soprattutto alle donne – c’è davvero da restare annichiliti)



barbara

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