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Diario


1 ottobre 2008

E PARLIAMO DEL SUDAN

Ancora? Sì, ancora – e non sarà mai abbastanza. Questa volta ne parleremo da un’angolazione un po’ diversa dal solito, attraverso questo vecchio articolo ripescato dai meandri dei miei sterminati archivi.

Donna sudanese fonda associazione di amicizia con Israele



“Da quando ho annunciato la fondazione di un’associazione di amicizia fra Israele e Sudan, il mio telefono non ha smesso di squillare per due giorni”. Lo ha raccontato di recente, in un’intervista alla rete televisiva al-Arabiya, Taraji Mustafa, una attivista sudanese per i diritti umani che vive in Canada. “La risposta è stata sorprendete, sia dal Sudan che dal resto del mondo – ha aggiunto Taraji Mustafa – Ho ricevuto chiamate da molti cittadini, da studenti, da avvocati che hanno detto di voler citare in giudizio il governo sudanese per aver stampato sui loro passaporti che i cittadini sudanesi possono recarsi in ogni paese eccetto Israele impedendo in questo modo a un gran numero di cittadini cristiani e musulmani di visitare Gerusalemme”.
Mustafa è stata intervistata dal network arabo al-Arabiya dopo che aveva pubblicamente annunciato d’aver fondato la sua associazione. Nel corso dell’intervista, andata in onda lo scorso primo dicembre (e tradotta in inglese da MEMRI), è stata bruscamente chiamata a difendere la sua originale presa di posizione.
“Avete un mandato ufficiale – le è stato chiesto – o un mandato da parte del popolo che vi autorizzi a creare una associazione di amicizia israelo-sudanese, o si tratta di una vostra iniziativa privata?”
“Non ho bisogno di alcun mandato per dibattere sulle convinzioni personali mie e di una parte del popolo sudanese – ha risposto Mustafa, mostrandosi stupita per la domanda – Perché dovrei avere un mandato per creare un’associazione di amicizia con la parte del popolo israeliano che crede nell’amicizia?”
“Abbiamo potuto incontrare brava gente fra gli israeliani – ha poi detto l’attivista sudanese – e io sono qui per affermare chiaramente che tutte le tradizioni e gli stereotipi che avevo sentito su ebrei e israeliani sono falsi. Oggi vi sono sudanesi in esilio in Israele, dove vengono protetti, e questo mentre veniamo massacrati al Cairo, assassinati in Iraq, espulsi dalla Giordania”.
Circa l’atteggiamento degli arabi, Mustafa ha mosso accuse gravi: “Negli anni trascorsi da quando abbiamo ottenuto la nostra indipendenza e siamo entrati nella Lega Araba, gli arabi non ci hanno mai trattato come arabi. Continuano ad avere verso i sudanesi un atteggiamento basato sugli stereotipi. Gli arabi sono coinvolti in ciò che sta avvenendo in Sudan a favore dei regimi tirannici… e non sto neanche a ricordarvi la scomparsa di migliaia di membri dell’opposizione al Cairo e gli omicidi politici”.
Taraji Mustafa ha criticato anche i palestinesi: “Il popolo palestinesi non dovrebbe dimenticare che noi sudanesi aprimmo loro le porte nei giorni di Sabra e Chatila. I palestinesi non dovrebbero dimenticare che Jaafar Numeiri [dittatore sudanese al potere fra il 1969 e il 1985] prese aperta posizione durante i giorni di Settembre Nero per salvare Yasser Arafat. Purtroppo tutto questo non è tenuto in considerazione dall’opinione pubblica e dal popolo palestinese, che continua a trattare i sudanesi in modo terribile, in modo razzista e persecutorio, e solo perché hanno la pelle nera”.
Taraji Mustafa ha anche accusato i mass-media arabi di alimentare atteggiamenti razzisti verso i sudanesi, sostenendo che nei film egiziani, agli attori di colore tocca sempre la parte di camerieri, autisti e portieri.
Mustafa ha spiegato al sito internet di al-Arabiya che creare l’associazione di amicizia è stata anche una risposta alla noncuranza riservata dagli arabi alla crisi nella regione sudanese del Darfur, e per contrastare “la immotivata ostilità del Sudan verso Israele”. Ha aggiunto che una ventina di intellettuali si sono iscritti all’associazione nei primi giorni dopo la fondazione, lasciando intendere inoltre che alcuni politici sudanesi – che preferiscono restare anonimi – intendono spingere il loro governo verso la normalizzazione dei rapporti con Israele.
Mustafa ha concluso dichiarando che intende recarsi in Israele e valutare la possibilità di aprirvi una sede della sua associazione. (Da: YnetNews, 8.12.06)

Un modo come un altro per non dimenticare il genocidio che sta continuando a consumarsi sotto i nostri occhi indifferenti, sotto gli occhi indifferenti del mondo intero e di quasi tutte le organizzazioni che dovrebbero, istituzionalmente, attivarsi per fermarlo; e per apprendere qualche dettaglio che magari ci mancava.



barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 1/10/2008 alle 13:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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