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Diario


15 settembre 2008

PER RINASCITA GIUSTO MACELLARE GLI STUDENTI EBREI

Comunicato Honest Reporting Italia 15 settembre 2008

Questa volta, contrariamente alle nostre abitudini, non commenteremo l'articolo di Hesham Tellawi pubblicato su Rinascita lo scorso 5 settembre che - con qualche ritardo, perché ci era sfuggito - vi presentiamo, ma ci accontenteremo di segnalarvelo, sia perché non si saprebbe da dove cominciare a commentarlo, sia perché, detto in tutta franchezza, non ci regge lo stomaco. Ci limiteremo dunque a mettere qui all'inizio alcune annotazioni - all'inizio, perché non siamo sicuri che riuscirete a leggerlo fino alla fine, anche se vi consigliamo caldamente di tentare almeno di leggerne il più possibile.
Segnaliamo innanzitutto l'incipit, in cui l'autore tiene a dimostrare che lui non odia gli israeliani a priori, e infatti ci spiega che l'attentato alla yeshiva Merkaz Harav gli farebbe sinceramente orrore, se questo lavoro di bassa macelleria fosse stato realmente perpetrato contro dei ragazzi innocenti, ed è solo quando scopre che la scuola è in realtà un campo di addestramento per terroristi israliani che capisce che si tratta di un'azione giusta e sacrosanta. Notiamo poi un continuo slittamento tra israeliani ed ebrei, ad ulteriore dimostrazione - se mai ce ne fosse bisogno - di quanto il cosiddetto antisionismo sia una mera maschera del più classico antisemitismo. Impressionanti poi i deliri - degni dei Protocolli - che assurgono a vertici cui mai Preziosi, Interlandi, Evola e affini sono riusciti ad assurgere, su intenzioni e metodi degli ebrei. Consuetudine fissa è poi, in tutto l'articolo, quella di prendere una singola frase di un qualche singolo personaggio ebreo e spacciarla per norma ebraica universalmente condivisa, o per legge dello stato di Israele; e se i perfidi giudei non si rivelano abbastanza perfidi, si traducono le frasi in questione in rinascitese e si spiega al lettore che il significato effettivo è quello. E non si contano le invenzioni di pura fantasia su ciò che accade in Israele (ci si potrebbe chiedere, tra l'altro, come mai un popolo sottoposto a sistematico sterminio si sia decuplicato in poco più di mezzo secolo). E ci piacerebbe infine chiedere all'autore come mai parla di "sessant'anni di occupazione": intende forse dire che anche Israele è "territorio occupato", entità illegittima e abusiva, e che pertanto deve scomparire?
Ancora due annotazioni, prima di lasciarvi alla lettura. Sugli avvenimenti di Deir Yassin, citati nell'articolo, vi invitiamo a leggere questo documento, che aiuterà a fare un po' di chiarezza tra fatti e leggenda, e il link a questo articolo per dimostrare ai nostri lettori che esiste veramente, onde non rischiare il sospetto che quanto segue sia frutto di delirio etilico da parte di chi cura Honest Reporting Italia.
I messaggi a Rinascita vanno scritti su http://www.rinascita.info/sito/contatti.shtml. E ora fatevi coraggio e leggete.


Il massacro dei palestinesi è una guerra nel nome di Dio?

Quando la voce annunciò alla radio: “Terroristi palestinesi hanno ucciso otto scolari a Gerusalemme”, pensai fra me e me: “Che cosa orribile”. Secondo quello che diceva l’annunciatore, c’erano bambini che giocavano nel cortile della scuola e il fatto terroristico li aveva assassinati a sangue freddo. In un’altra trasmissione, l’annunciatore presentò nuovi particolari e disse che l’attacco era stato portato contro un seminario, il che aumentò “il disgusto” per l’azione feroce. Mi raffiguravo questi bambini quieti, piccoli, simili a monachelli a pregare per la pace, l’armonia e quell’ “ama il tuo vicino” che si ritiene essere parte del regno di dio. “Che cosa atroce - pensai - semplicemente orribile”
Come in tutte le cose in questa era di informazione controllata, sospettai che vi fosse dell’altro. Tornai a casa e mi misi a leggere il giornale, quindi lessi ancora, e poi ancora, ed ecco - ci siamo - “il diavolo nei particolari”, come si dice.
Vi era un altro lato della medaglia taciuto, un lato altrettanto orribile quanto la storia della stessa uccisione; in un attimo realizzai che questa uccisione a scuola conteneva la chiave per risolvere, o per lo meno capire, il conflitto israelo-palestinese così come era presentato da gran parte dei “media” occidentali.
La scuola in questione (o il “seminario”, come veniva chiamato), in realtà era un campo di addestramento per terroristi israeliani, non molto diverso di quel che ci fa vedere la televisione, militanti islamici che corrono verso gli ostacoli con i Kalishnikov e gridando “Allah akhbar!” (Dio è grande!). Come gran parte delle cose di oggi, era abilmente camuffato sotto il nome che suona religioso “Merkaz Harav”, o “Il centro rabbi”. Merkaz fu fondato nel 1924 da Abraham Yitzak Kook, rabbino-capo della Palestina. In realtà il “buon rabbi” era un fanatico, non solo nel sostegno al Sionismo, ma anche nella nuova ideologia che aveva inventato nei primi anni del 1900.
Kook vedeva “Merkaz” come il centro più adatto per addestrare capi ebrei che avrebbero costruito la “vera” società ebraica sulla terra che dio aveva donato “al suo popolo”, il risultato del quale avrebbe condotto alla redenzione universale religiosa. In breve, la sottile linea che separa il Paradiso in terra dall’inferno era il popolo ebraico che avrebbe redento” la terra di Palestina con tutti i mezzi necessari.
Nel corso degli anni, Merkaz crebbe per diventare il campo di addestramento religioso numero 1 in Palestina, dove gli allievi sono nutriti con l’ideologia che la Palestina fu un dono di dio agli ebrei e che è un loro dovere religioso espellerne gli abitanti nel modo comandato da dio. Secondo il rabbi, questa era l’unica via che avrebbe condotto alla salvezza e alla redenzione. Merkaz era visto da molti come “dono di dio” ai movimenti sionisti perché finalmente ecco che veniva qualcuno che interpretava il sionismo come il messia lungamente atteso. Kook insegnava che il messia è una entità che non deve necessariamente apparire in sembianze umane, intendendo che forse era un’idea.
Questo contribuisce molto a spiegare la brutalità perpetrata contro la popolazione civile palestinese da molti dei capi ebrei durante la storia recente. Uno dei tali “graduati” di Merkaz fa David Raziel, il primo comandante del gruppo terrorista Irgun, i cui membri si resero responsabili dello spregevole massacro di Deir Yassin, dove 250 uomini, donne, bambini ed anziani furono sterminati. Gli assassinii furono compiuti con mitragliatrici, bombe a mano e coltelli. Alcune vittime furono decapitate; 52 bambini furono uccisi e mutilati davanti alle loro madri; 25 donne incinte furono pugnalate nel ventre ed i loro bambini fatti a pezzi davanti alle madri morenti.
I sopravvissuti furono caricati su autocarri e condotti a Gerusalemme, ove furono schierati in parata in entrambi i lati della strada nel mezzo di una folla tumultuante che sputava loro addosso, gettava rifiuti, pietre, escrementi animali, scarpe e qualsiasi cosa sui terrorizzati Palestinesi – e tutto questo in nome della “redenzione”.
Menachem Begin, successivamente primo ministro di Israele, e premio nobel per la Pace, fu il pianificatore del massacro di Deir Yassin. Egli emise una dichiarazione dopo la strage congratulandosi con i massacratori ebrei per il loro santo lavoro ben fatto: “Accetttate le mie congratulazioni per questo splendido atto di conquista. Recate i miei saluti a tutti i comandanti ed ai soldati. Stringiamo le mani. Siamo orgogliosi per l’eccellente comando e lo spirito combattente in questo glorioso attacco… Dite ai soldati: avete fatto la storia in Israele con il vostro attacco e la vostra conquista. Continuate fino alla vittoria. Come in Deir Yassin, così dappertutto, attaccheremo e sbaraglieremo il nemico. Dio, Dio, Tu ci hai scelti per la conquista”.
Il Merkaz Harav divenne uno dei più influenti centri religiosi in Israele ad attuare politiche riguardanti gli insediamenti illegali israeliani sulla terra palestinese. Il noto gruppo terrorista Gush Emunim fu fondato all’interno del Merkaz e si occupò dell’insediamento ebraico in Palestina, un “dono di dio” agli ebrei. Nel 1974 Shimon Peres (attualmente presidente di Israele e destinatario del premio nobel per la Pace) fu all’epoca ministro della Difesa di Israele, il che significa che i territori palestinesi occupati ricadevano sotto la sua sorveglianza. Sotto il suo comando questo movimento terrorista fu aiutato ad acquisire territorio nella West Bank e a Gaza. Peres chiamò questa politica “compromesso funzionale” allo scopo di ottenere appoggio politico del Gush Emunim e movimenti di coloni.
E’ bene ricordare che l’influenza dei movimenti dei coloni nella politica israeliana non è per niente irrilevante. E’ invece diffusa fra le molte migliaia di studenti che si diplomano presso Merkaz ed altri istituti e finiscono con l’occupare posizioni nel governo, militari, accademiche ed altre della società israeliana. Nessun governo israeliano ha potuto evitare l’ira di questo movimento estremista la cui influenza cresce di giorno in giorno dal 1974. Per il Merkaz, “lo stato di Israele è il fondamento su cui poggia il Trono di Dio in questo mondo”.
Attraverso i secoli il giudaismo ha visto molte trasformazioni nella sua teologia fino al punto che una persona si sentirebbe nel giusto descrivendolo come una religione totalmente diversa nel corso della sua storia. I suoi seguaci dipendevano soprattutto dai loro rabbi per la comprensione della dottrina. Le diverse scuole di pensiero hanno visto i loro alti e bassi in dipendenza della forza e del potere dei rabbi del tempo.
Oggi in Israele la teologia dominante è l’insegnamento di un rabbi americano solitario (conosciuto come “il rebbe” dai suoi seguaci), Menachem Mendel Schneerson, i cui studenti considerano il messia. Si crede che sarà lui a condurre gli Ebrei alla redenzione, benché sia morto nel 1994. Dopo la sua morte, i membri della Camera dei rappresentanti Chuck Schumer, John Lewis e Newt Gingrich, insieme con il comico Jerry Lewis e 220 parlamentari gli hanno conferito, alla memoria la medaglia d’oro del Congresso ed altrettanto il Senato. Il presidente Clinton ha perfino pronunciato un elogio: “L’eminenza del defunto rabbi come guida morale della nostra Nazione è stata riconosciuta da tutti i presidenti da Nixon in poi”.
Ho cercato notizie su questa medaglia ed ho trovato: “A Congressional Gold Medal is the highest civilian award which may be bestowed by the United States Congress”. La decorazione è concessa ad un individuo che si sia distinto per altissimi meriti o atti di servizio nell’interesse degli Stati Uniti. Quindi ho meditato sui più profondi pensieri del rabbi ed ho riscontrato:
“La differenza fra un ebreo ed un no-ebreo deriva dalla espressione comune “differenziamoci”. Per cui, non abbiamo un caso di profondo cambiamento per cui una persona sta semplicemente ad un livello superiore. Abbiamo, invece, un caso di differenziazione fra specie totalmente diverse. Questo è quanto occorre dire riguardo al corpo. Il corpo di un ebreo è di qualità totalmente diversa da quello delle persone di tutto il mondo. La realtà di un non-ebreo è soltanto vanità. L’intera creazione esiste solo per gli ebrei”
Credo che il lettore concordi che quest’uomo sia considerato un ebreo razzista ed un “supremacist” i cui pensieri e le espressioni sono contrari alla libertà ed alla eguaglianza su cui si fonda il Congresso. Ma eppure, incredibilmente, troviamo uomini e donne che avevano giurato di sostenere la Costituzione degli Stati Uniti, che hanno venduto per 30 denari la loro coscienza ed i principi americani di “libertà e giustizia”.
I capi religiosi ebrei hanno sempre paragonato i Palestinesi agli antichi Canaaniti il cui sterminio e/o l’espulsione sono predestinati per disegno divino. Ancora, questo spiega l’atteggiamento della gente di Israele verso le richieste dei partiti religiosi di espellere i Palestinesi dalla loro terra. La legge ebraica permette ad alcuni non-ebrei di risiedere in Israele a certe condizioni, che possono essere così sintetizzate: “Essi devono pagare le tasse ed accettare sofferenze ed umiliazioni e servitù”, come si è espresso Mordechai Nisan della università ebraica di Gerusalemme che si basa sulla legge dei Maimoniti. Per coloro non al corrente delle norme di questo “grande” dottore sulla legge ebraica, “la legge prescrive che un non-ebreo sia tenuto in giù, che non alzi la testa contro gli ebrei, che nessun non-ebreo sia nominato in qualsiasi carica ufficiale o posizione di forza sopra gli ebrei, e se tale non-ebreo rifiuta di vivere in queste condizioni questo è un segno di disobbedienza che richiede guerra contro di lui”.
Nel 1990, un libro pubblicato da Shlomo Aviner del Merkaz Harav, dà le risposte alle domande della Prima Intifada palestinese. Una domanda era: “C’è una differenza fra il punire un bambino arabo ed un adulto per il disturbo della nostra pace?”. La risposta iniziò con il mettere in guardia gli ebrei dal paragonare ebrei e non ebrei nell’applicazione della legge ebraica e particolarmente nel punire un ragazzo ebreo sotto i 13 anni o una bambina ebrea sotto i 12. La risposta era chiara – le leggi dei Maimoniti sono state scritte per i soli ebrei. Il rabbi riassunse dicendo che qualsiasi non-ebreo deve pagare per ogni torto commesso, ma non necessariamente gli ebrei stessi. Questo spiega in parte perché vi sia un così alto numero di bambini o uccisi dall’esercito ebraico o dai loro teppisti militanti o trattenuti nelle prigioni israeliane.
Un discorso bellicoso del Rabbi Ya’akob Shapira, capo del Merkaz, in seguito al recente attacco di Gerusalemme, diceva: “Questo mostruoso attacco deve condurre ad un grande e sostanziale cambiamento. Noi invitiamo e chiediamo al governo di Israele di svegliarsi e combattere fino alla fine, senza pietà, contro i nemici di Israele. Questa è una crisi terribile! E’ un lutto privato e nazionale. Ma gli “yeshiva” continueranno il loro percorso di studio, insegnamento, per la crescita e la disseminazione della Torah israeliana nella nostra completa e sacra terra di Israele”.
Invece di riconoscere che l’attacco era una risposta all’assassinio di massa di non-ebrei (Arabi mussulmani e cristiani), gli yeshiva continano con la loro politica di sterminio chiedendo al governo di “combattere fino alla fine” contro il popolo palestinese e di farlo senza pietà.
La scuola continuò il suo percorso di disseminare il suo odio ed i suoi insegnamenti assassini, di ripulire completamente la “loro terra santa di Israele” nella speranza che questo conduca alla “redenzione universale”. Molti degli “studenti” alla Merkaz hanno completato il loro servizio militare e molti sono ancora ufficiali dell’esercito. Questo risulta chiaro da un rapporto di “Haaretz” pubblicato l’8 marzo 2008, dove uno “studente” dj nome Yitzak Danon ha dichiarato alla televisione israeliana Canale2 che “sparò due colpi alla testa dell’attaccante”. Una domanda che viene in mente è: quando per l’ultima volta avete sentito dire di studenti che portano in classe armi automatiche di grande potenza? E, ricordate, questa non è una scuola ordinaria: ci è stato detto che è “un seminario”.
Nelle parole di Rabbi Shapira gli “yeshiva servono come base di addestramento per rabbi e studenti per scendere in campo in tutte le parti di Israele” e nelle parole di Rabbi Kook alla vigilia della guerra del 1967: “Sì, dov’è il nostro Hebron, l’abbiamo dimenticato? E Gerico? E Nablus? Li dimenticheremo? E l’ultima parte della Giordania, è nostra , ogni zolla di terra, ogni regione ed ogni pezzettino di terra appartengono a dio”.
Bene, ma il problema è che la terra è stata abitata durante le ultime migliaia di anni dal popolo di quella terra, il popolo originario di quella terra, non da ebrei vissuti per secoli e secoli in Europa e che pensano che “dio” l’ha data loro in dono. Rabbi Kook ha inoltre proclamato una proibizione religiosa – ordini di dio - contro la cessione di qualsiasi parte di Israele a non-ebrei. In altre parole, Kook ha detto al suo popolo che Dio ordina in effetti “Non lasciate non-ebrei sulla terra. Essi debbono essere tutti uccisi”. Questa dichiarazione, nelle parole del portavoce Yeshiva, Yehoshua Mor-Yousef, suona come segue: “Questa è la base di tutto ciò che crediamo”. E’ un chiaro invito per una guerra di sterminio contro ogni singolo palestinese non-ebreo da parte della più grande scuola religiosa di Israele. Nel corso degli anni, questo Merkaz ha emesso decreti religiosi concedendo licenza ai soldati israeliani di uccidere civili palestinesi, bambini inclusi. Rabbi Lior, un associato al Merkaz e già studente dello Yeshiva, che è inoltre il rabbi dell’insediamento illegale di Kiryat Arba, ha detto ai soldati israeliani, ed ai militanti civili, ex studenti dello Yeshiva, che è permesso uccidere bambini palestinesi. E’ una crescente opinione di molti religiosi, che gli israeliani sionisti credenti devono affrettare il processo di pulizia della terra uccidendo più Palestinesi sia possibile per creare le condizioni appropriate per favorire l’apparizione del messia durante la loro vita.
I capi dei partiti religiosi in Israele (e specialmente i Merkaz Harav) fortemente osteggiano qualsiasi accordo con i Palestinesi. Inoltre, l’idea di creare uno Stato palestinese nella West Bank e Gaza con Gerusalemme Est come capitale è una falsa pista che sarà percorsa sui loro corpi.
L’idea di uno scambio “pace contro terra” è totalmente contraria alla loro fede religiosa, perché impedirà l’apparizione del “messia”. Essendo questo il caso, qualsiasi negoziato con i Palestinesi è privo di significato fin quando i partiti religiosi controlleranno la politica israeliana. L’influenza dei partiti religiosi nell’esercito è più profonda della sua presenza nell’arena politica. Questo spiega, ancora, la brutalità e la natura barbarica delle azioni dell’esercito nei confronti dei Palestinesi. Recentemente il rabbi Hershel Schachter, decano della Yeshiva University, ha detto agli studenti di pensare bene prima di arruolarsi nell’esercito, dicendo: “Non c’è un “mitzvah” (comandamento) per distruggere la terra di Israele. Se l’esercito vi domanda di smantellare qualcuno degli insediamenti, e se il governo ordina all’esercito di dividere Gerusalemme, direi a tutti di dimettervi dall’esercito. Direi loro di sparare al primo ministro”. Tutta questa teologia è stata elaborata dal fondatore del Merkaz, rabbi Kook, che una volta ha urlato che “La differenza fra un’anima ebraica e le anime dei non-ebrei… è più grande e profonda della differenza fra quella di un umano e quella di una bestia”. Non meraviglia che i militari israeliani non abbiano rimorso di uccidere bambini palestinesi perché non li considerano umani. Per un ebreo uccidere un palestinese è come cacciare un coniglio o un’oca in un bosco. E’ anche peggio che vi siano stagionalità nel mondo della caccia con regole che bisogna seguire, ma in Palestina, è caccia aperta tutto l’anno.
Ponendo in mente quanto sopra, ci è facile comprendere il pensiero religioso dominante in Israele e perché molti religiosi ebrei in tutto il mondo credono che “la redenzione” sia ad un passo. Essi credono che il potere di Satana – che si manifesta nei non-ebrei - debba essere sconfitto. Per cui, il furto della terra è considerato redenzione della terra quando è in possesso in mani ebraiche. Credono che il passaggio dalla sfera satanica a quella divina la “ripulisca” dal male. La vedono come una terra santificata. Questo inoltre spiega il fatto che un ebreo in Israele può uccidere un non-ebreo ed andarsene tranquillo, ma se accade viceversa, ciò è considerato dalla legge ebraica come il delitto peggiore. Rifacendoci al codice dei Maimoniti e alla legge giudaica conosciuta come Halacha, è stabilito che “Un ebreo che uccide un non-ebreo è esente dal giudizio umano”, come se colui (o colei) non avesse violato la proibizione di assassinio secondo la legge ebraica sulla quale si basa Israele. I rabbi hanno sempre sostenuto che gli ebrei che uccidono arabi non dovrebbero essere puniti. Questo risulta chiaro dalle richieste ai governi Likud, laburisti e Kadim di Israele di non rilasciare prigionieri palestinesi che si fossero macchiate le mani di sangue ebraico. Se tanto non fosse sufficiente, la legge ebraica consente il trapianto di parti umane appartenenti ad un non-ebreo per salvare la vita ad un ebreo, secondo un altro rabbi di Merkaz Harav, Yitzhak Ginsburg. Costui ha detto che l’uccisione di un palestinese è una “virtù ebraica”. Un passo avanti ancora, il rabbi Dov Lior, uno dei più elevati studenti del rabbi Kook, ha proposto di usare Palestinesi catturati per condurre esperimenti medici. Come gli scienziati usano topi o conigli per i test, la teologia ebraica permette l’uso dei non-ebrei per questi esperimenti. Ascoltiamo ancora quello che dicono questi lunatici del 21° secolo: “Non abbiamo nessun potente amico di alcun genere? Apriamo la nostra Tenach (Bibbia) a BaMidbar (numeri), capitolo 33:50-53 e 55”. Queste scritture rendono assai chiaro che abbiamo un potente amico. Il dio della Bibbia è con Israele”. E da dove prendono quest’idea, che dio stia dalla loro parte? Da qui, il Libro dei Numeri, 35:
“Ed il Signore parlò a Mosè nella piana di Moab sul Giordano a Gerico, dicendo: ‘Parla ai figli di Israele, dì loro: quando passate dal Giordano nella terra di Canaan, cacciate via tutti gli abitanti della terra davanti a voi, e distruggete tutte le figure di pietra, e tutte le immagini metalliche, e demolite tutti i loro luoghi alti e indugiatevici; perché a voi ho dato in possesso la terra . . . Ma se non cacciate via gli abitanti della terra davanti a voi, allora quelli che lasciate nella terra saranno spine nei vostri occhi, e rimorsi da parte vostra, e vi tormenteranno nella terra dove voi indugerete”.
Recentemente, Shmuel Eliyahu, capo rabbino di Safad, ha chiesto al governo di permettere agli ebrei di “prendersi vendette contro gli Arabi”. Ha proposto di impiccare i figli della persona che ha attaccato Merkaz Harav Yeshiva ad un albero, e farlo a chiunque attacchi Israele “finchè essi (i Palestinesi) non cadano con la faccia a terra e gridino ‘aiuto!’”. Ha detto inoltre che i Palestinesi hanno bisogno di capire molto bene “la lingua della vendetta”.
Ed ecco che entra in scena l’ipocrisia e la prostituzione politica del nostro segretario di Stato, Condoleezza Rice, che si è pronunciata sull’attacco yeshiva: “Gli Stati Uniti condannano l’atto perverso terroristico di stanotte. Questa azione barbara non ha posto fra la gente civile e scuote la coscienza di tutte le Nazioni amanti della pace. Nessuna causa potrà mai giustificare quest’atto” .
E questo mentre l’esercito israeliano uccideva non bambini, ma neonati, a Gaza, deliberatamente, il che non è considerato barbaro dalla coscienza delle nazioni amanti della pace, Israele e gli Stati Uniti.
La coscienza di “tutte le nazioni amanti della pace” non è scossa quando i bambini palestinesi sono seppelliti dai calcinacci delle loro case demolite mentre dormono nelle loro culle. Ancor peggio, la coscienza guardò dall’altra parte quando teste ed altre parti di corpi umani cospargevano le strade di Gaza appena un giorno prima dell’attacco al centro addestramento yeshiva.
Il presidente Bush ha parlato con il presidente cinese sulla dura repressione della Intifada tibetana, ma non ha avuto parole per il presidente israeliano o il primo ministro per il modo barbaro, inumano, selvaggio nell’affrontare la richiesta palestinese per la libertà dall’oppressione.
La coscienza americana è in forte ritardo quando si tratta di stabilire se gli Stati Uniti siano una nazione civile e moderna.
In conclusione, il popolo palestinese ha scelte limitate per risolvere i suoi 60 anni di occupazione e diaspora. Potrebbe tentare di rivolgersi a dio per convincerlo a cambiare parere sulla donazione della terra palestinese agli Ebrei. Forse potrebbe stabilire un nuovo patto con gli Ebrei per convincerli a condividere un pezzo di Palestina come mezzo per redimerli ed anche di dimenticare questa idea di essere “prescelti” per uccidere i Palestinesi.
L’altra sola opzione è di convincere Israele e gli Stati Uniti di chiudere tutti i “yeshivas” che insegnano e promuovono la teologia dell’uccisione dei Palestinesi. La ”guerra al terrore” – se genuina ed efficace – deve andare alle radici del terrore, ed una di queste radici è l’idea che gli Ebrei siano superiori ai non-ebrei e che dio è un razzista ebreo.
Coloro che volessero sottilizzare su questi suggerimenti di riesaminare i comportamenti razzisti ebraici (e sionisti), dovrebbero chiedere questa domanda: Non è questo ciò che il mondo ha sentito in questi ultimi sette anni quando si parla di Islam?

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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