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Diario


21 maggio 2008

COLPA NOSTRA? NO: DEGLI EBREI!

Comunicato Honest Reporting Italia 21 maggio 2008

Per una volta Honest Reporting Italia non si occuperà di Israele, bensì di ebraismo. Vogliamo segnalare ai nostri lettori questa lettera apparsa sul Corriere della Sera di martedì 20 maggio, nella rubrica delle lettere curata da Sergio Romano. Non inseriremo, contrariamente al solito, commenti all'interno del testo, in quanto questo, riteniamo, si commenta sufficientemente da solo: la signora Burkhardt tiene a precisare che i tedeschi non hanno le "colpe" loro attribuite in quanto i responsabili sono ebrei, ai quali non basta "la presenza fisica in un Paese" per poter essere considerati suoi cittadini; Sergio Romano, nella sua risposta, fa cortesemente notare che alcuni dei "colpevoli" in realtà non sono ebrei e che comunque nella storia ci sono stati, in Germania, anche degli "ebrei buoni", che hanno acquisito qualche merito. E non una parola, in questa risposta apparentemente pacata, per stigmatizzare il manifesto antisemitismo che permea tutta la lettera. Leggiamo lettera e risposta:

Sono tedesca di nascita e italiana di matrimonio. Avendo letto la sua risposta sui rapporti tra la Russia e la Germania, vorrei però precisare che Marx, Engels e la Luxemburg non erano tedeschi ma ebrei, quindi i tedeschi non hanno nessuna responsabilità rispetto alla rivoluzione russa del 1917, come non sono responsabili della rivoluzione studentesca della Scuola di Francoforte(Adorno,Marcuse e Horkheimer). O basta forse la presenza fisica in un Paese per essere russi, tedeschi, italiani, ecc...?
Helga Burckhardt-Agnoli
tiziano.agnoli@gmx.it

Cara Signora,
Engels non era ebreo. Nacque in una famiglia protestante da un padre rigorosamente pietista e fece le sue prime apparizioni nella vita pubblica ribellandosi all'integralismo evangelico dell'ambiente familiare. Karl Marx era nipote di rabbini, ma figlio di genitori convertiti al cristianesimo e considerava gli ebrei come la perfetta incarnazionale del capitalismo; quindi, secondo la filosofia del suo "Manifesto", "nemici di classe". Certo la "presenza fisica" in un Paese non è sinonimo di nazionalità.Ma quella dei tedeschi in Germania fu molto più di una semplice presenza fisica. Fu qui, nel clima culturale tedesco del Settecento, che Moses Mendelssohn dette il via al grande rinascimento ebraico. La sua lettura di Locke, il filosofo inglese della tolleranza, la sua familiarità con Leibniz e con Kant, e i suoi dialoghi con Gotthold Lessing inserirono l'ebraismo nella cultura europea. La sua traduzione tedesca del Pentateuco ebbe per le comunità ebraiche della Germania una importanza comparabile alla traduzione che Lutero fece della Bibbia fra il 1522 e il 1534. Mentre Moses si affermava come filosofo, il nipote Felix Mendelssohn-Bartholdy creava con Schubert e Schumann la grande musica romantica. E un altro ebreo convertito, suo contemporaneo, Heinrich Heine fu per alcuni decenni il più popolare, amato e imitato poeta tedesco.
Nella Germania del Settecento esisteva ancora "l'ebreo di corte", apprezzato per la sua abilità finanziaria, spesso chiamato a rimpinguare con i suoi prestiti la cassa del principe, ma trattato come un estraneo o, nella migliore delle ipotesi, come un ospite. Con la grande ascesa della casa dei Rothschild durante l'epoca napoleonica, il banchiere ebreo s'inserisce nella società della nuova Germania, collabora allo straordinario sviluppo industriale e sociale del Paese. Dopo la pubblicazione di un libro di Fritz Stern apparso nel 1977 sappiamo quale importanza abbia avuto la lunga amicizia fra Bismarck e il banchiere Gerson Bleichroder nella costruzione della Grande Germania. Non vi è altro Paese europeo in cui una popolosa comunità ebraica abbia avuto altrettante occasioni di affermare la propria presenza e salire rapidamente i gradi della scala sociale. Alla vigilia della Grande guerra, nonostante le prime avvisaglie di antisemitismo alla fine dell'Ottocento, gli ebrei del Secondo Reich si sentivano tedeschi, erano fieri della loro patria, partecipavano con eguale convinzione a tutte le sue manifestazioni culturali e politiche dal nazionalismo al socialismo, dai movimenti conservatori ai movimenti rivoluzionari. Un grande industriale e uomo politico ebreo-tedesco, Walter Rathenau, disse un giorno che gli ebrei della Germania erano semplicemente "un'altra tribù tedesca".
La Grande guerra, la rivoluzione d'ottobre e l'avvento di Hitler al potere hanno cambiato la storia della Germania e dell'ebraismo tedesco oscurando ciò che era accaduto nel secolo precedente. Ma non credo che gli storici possano tagliare il cordone ombelicale che ha lungamente legato alla Germania l'ebraismo illuminista di Moses Mendelssohn. Non lo hanno tagliato i 130000 ebrei che hanno fissato la loro residenza nella Repubblica federale dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
lettere@corriere.it oppure sromano@rcs.it



Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso HR-Italia@honestreporting.com

HonestReportingItalia vi invita inoltre a proporci eventuali critiche ai media per una possibile inclusione nei futuri comunicati. Assicuratevi di includere l'URL dell'articolo in questione o l'articolo stesso e invialo a: HR-Italia@honestreporting.com

Il nostro sito/libreria Israele - Dossier è dedicato alle informazioni dettagliate, dati storici e geografici sul conflitto medio orientale.

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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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