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Diario


19 maggio 2008

MUHAMMED, CAPO VILLAGGIO BEDUINO

Un vecchio articolo, che ritengo di qualche interesse.

Muhammed è figlio dell'ultimo muktar di un villaggio beduino dell'Alta Galilea; il muktar al tempo dell'impero ottomano e del Mandato britannico era l'autorità civile di ogni comunità araba, un po' come il nostro sindaco: oggi Muhammed è il capo, democraticamente eletto, del suo villaggio, nonché l'esponente locale del partito laburista israeliano. È un uomo non molto alto, dalla carnagione simile al cuoio, magrolino, e al mio arrivo per prima cosa si alza in piedi e mi offre il bocchino del narghilè dal quale proviene uno squisito profumo fruttato.
Siamo davanti alla sua casa, una bella villa in fase di ampliamento e ristrutturazione e mentre lo saluto e lo ringrazio per l'offerta mi accorgo che mi sta scrutando con occhi neri, incredibilmente duri, che in nessun modo incoraggiano la confidenza. Ha la bocca sdentata, con solo qualche mozzicone annerito di dente e Luigi, il medico ebreo che mi accompagna e mi fa da interprete, mi sussurra in italiano che lui manda tutti i suoi figli regolarmente dal dentista ma che personalmente continua a rimandare probabilmente, a sentire i pettegoli maligni, per timore del trapano e delle punture. Subito, con il braccio sollevato, Muhammed ci invita a seguirlo poco distante, presso il recinto dove con evidente orgoglio ci indica il bel gregge di pecore e agnelli belanti, munti e accuditi dalla moglie e dalla figlia adolescente. Luigi mi spiega che si tratta di un beduino molto ricco proprietario del bestiame e inoltre di molte terre.
Saliamo al secondo piano della sua casa, l'unico già terminato. Ci accomodiamo in un comodo salotto con una finestra che corre lungo tutta una parete sul panorama dolce della Galilea.
Dal divano bianco Muhammed mi osserva con i suoi occhi pieni di sospetto mentre Luigi gli spiega in arabo chi sono e il motivo della mia visita. Io gli chiedo se è d'accordo a permettermi di rendere pubblico il suo nome sulla Stampa italiana o se, per parlare più liberamente, preferisce l'anonimato. Con un gesto della mano pieno di alterigia insofferente risponde che un uomo come lui non ha paura di nessuno e che mi dirà ciò che pensa senza esitare. (*) Poi inizia a raccontare, e man mano che il mio intercalare mi rende più comprensibile e più simpatica, si lascia andare a ridere di tanto in tanto e osservo che il suo sguardo sopra i folti mustacchi si addolcisce alquanto.
"Quando ero giovane, tanti anni fa andai al mercato di Jenin con mio padre per vendere del bestiame e chiesi agli arabi "Con chi si sta meglio con i giordani o con gli ebrei?" e loro mi dissero "Con gli ebrei è meglio". Perché, durante le feste, mentre la gente era distratta e pensava a divertirsi arrivavano i soldati dell'esercito Giordano e rubavano il bestiame e poi facevano i prepotenti, entravano nelle case, prendevano da bere e da mangiare e facevano da padroni. Nell'esercito israeliano chi si comportava molto male erano i reparti drusi. In tutti gli eserciti c'è qualcuno che si comporta male, molti invece si comportano bene, però anche gli ebrei a volte si sono comportati male. Non tutti, però qualcuno sì, quando ci sono state delle tensioni qualcuno si è comportato male e basta uno solo a sporcare il nome di tutti. La Guerra è sempre una cosa brutta e chi la deve fare fa un mestiere incivile. Ci sono anche delle donne arabe che oggi entrano nell'esercito. Quest'anno per la prima volta una ragazza beduina ha scelto di andare sotto le armi come le ragazze ebree e ci sono donne arabe anche nella polizia perché le donne non sono più quelle di una volta, adesso vogliono comandare anche in casa.
Le leggi dello Stato israeliano sono buone però per quanto riguarda la donna non sono buone perché danno dei vantaggi alle donne e così hanno rovinato la famiglia. Oggi le leggi in Israele favoriscono la donna, va bene la parità, però in Israele se c'è un problema in una casa araba danno sempre ragione alle donne perché pensano che le donne debbano essere protette di più e gli uomini sono molto rammaricati per questo. Secondo la tradizione araba, se c'è un problema in casa, è la donna che deve andare via, tornare dai suoi genitori e lasciare al marito la casa e i figli. Nei paesi arabi la donna non può uscire di casa, deve stare sempre dentro e tutto quello che vuole il marito glielo compra e glielo porta in casa e così è molto meglio. La donna è la regina della casa e l'uomo ha l'esterno. Invece quando escono di casa le donne parlano tra di loro e si mettono in testa l'una con l'altra ogni sorta di idee sbagliate. Per questo il mondo va male e per questo negli ultimi dieci anni ci sono state tante donne arabe uccise. Perché quando una donna tradisce suo marito il rapporto è finito. Lei dovrebbe lasciare la casa, i figli e il villaggio e andare a vivere in un altro villaggio dove il capo trova il modo di sistemarla con discrezione. Perché lei ha portato vergogna alla famiglia. Adesso invece, le donne vanno dalla polizia e la polizia da retta alle donne e così i mariti le uccidono. Una volta le cose si potevano sistemare in silenzio non come oggi con i giudici che danno ragione alle donne e gli danno il diritto sulla casa e sui figli e così gli uomini impazziscono. Tu vuoi sapere cosa succedeva se un uomo tradiva la moglie? Be! Prima, anche un uomo non doveva tradire. Se un uomo tradiva sua moglie, se la moglie poteva dimostrarlo, tutto il villaggio lo disprezzava ed era contro di lui e la donna lo poteva cacciare di casa. Questa era la legge antica dei beduini.
Una volta le donne portavano rispetto al marito e agli uomini. Prima non c'era l'acqua in casa e allora le donne andavano con l'asino alla sorgente a prendere l'acqua ma se lungo la strada vedevano da lontano un padre di famiglia scendevano dall'asino e proseguivano a piedi in segno di rispetto verso di lui e per rendergli onore. Oggi non c'è più questa tradizione di rendere onore e rispetto al padre di famiglia perché le leggi dello Stato danno forza alle donne. A me non dispiace però il cambiamento è stato tanto veloce, il salto è stato tanto alto che dà alla testa e crea dei problemi. Se hai tenuto una bestia sempre chiusa e poi la lasci libera di colpo lei fa dei salti enormi che sono pericolosi. Io sono contento che mia figlia vada a scuola e poi all'Università però il cambiamento deve essere graduale. Dagli anni '80 ai '90 c'è stato un cambiamento enorme e i giovani beduini non riuscivano a capire e ad assimilarlo. Ora comincia ad andare un po' meglio, però il problema più grande è che a scuola non si insegna più la tradizione beduina, si insegnano invece solo le materie tecniche e scientifiche.
Una volta il capo villaggio comandava a tutti gli abitanti e tutti gli ubbidivano, oggi invece un capo villaggio non riesce a comandare neppure in casa sua e i giovani vogliono fare quello che gli pare. Quando io ero bambino una volta mia madre ha bisticciato con mio padre e se n'è andata via a casa dei suoi genitori, però suo fratello le ha ordinato di tornare da suo marito e di comportarsi bene in casa e di portare la pace invece di litigare. Oggi se io litigo con mia moglie lei va dai suoi genitori e anche se lei ha torto loro la difendono. Io sono per la parità però se la donna esagera e va fuori strada ci vogliono le redini e il marito deve tirare le redini e riportarla sulla strada giusta. Ognuno deve sapere quali sono i suoi limiti. Io non voglio comandare però ci sono delle regole in famiglia sennò si divorzia e poi i figli sceglieranno con chi andare. Una volta appartenevano al marito ma oggi non più. Oggi le donne invece di affrontare i problemi con il marito se ne tornano a casa dai genitori e le loro famiglie invece di riportarle dal marito e di dirgli "Risolvi i problemi con tuo marito." le sostengono. L'ottanta per cento delle famiglie oggi ha questi problemi e la mia famiglia fa parte di questo ottanta per cento. Le donne si sono emancipate troppo in fretta. Lo Stato ha rovinato tutto con le sue leggi sulla parità. Tu vuoi parlare con mia moglie là in cucina? Be! Parlaci pure se vuoi, tanto non può diventare peggiore di quello che è già, neppure se parla con una donna occidentale, con una donna italiana!
E se una famiglia si sfascia chi soffre? I bambini. Se ci si sposa e si mettono al mondo dei figli bisogna essere responsabili e tirare avanti cercando di farli crescere bene. Perché se i genitori divorziano i figli non crescono bene, hanno troppi pensieri e debbono prendere posizione e si rovinano e poi non vanno bene a scuola. Se non ci sono bambini si può divorziare senza problemi ma quando ci sono bambini, ci sono delle responsabilità.
I beduini sono intelligenti e sono furbi, pensano sempre avanti invece i fellahin (contadini palestinesi ndr) sono buoni per andare dietro al mulo. Per questo con loro non andiamo molto d'accordo. I fellahin non sono intelligenti. Prima gli ebrei avevano paura dei beduini e quando passavano vicino al nostro villaggio si spaventavano e andavano velocemente con la macchina e i ragazzi gli tiravano le pietre per farsi rispettare ma poi un po' alla volta ci siamo conosciuti e adesso tutto è cambiato e siamo diventati veri amici, come fratelli e Luigi lo sa che può venire da me per qualsiasi cosa, anche a notte fonda, e se io ho bisogno di soldi glieli chiedo in prestito senza problemi.
Ci sono gravi problemi religiosi qui. O Hamas o Fatah debbono scomparire, non possono vivere tutt'e due. È una lotta tra laici e religiosi. Se vincerà Hamas sarà un grosso problema, non ci sarà mai pace. Non è possibile trovare con loro un punto d'accordo. Loro vogliono Haifa e Tel Aviv ma noi siamo israeliani e non vogliamo dargliele e quindi che accordo trovare? Le buone prospettive di pace che c'erano non torneranno più.
Barak aveva fatto una buona proposta ad Arafat. Gli arabi e gli israeliani erano soddisfatti di Barak, tutti erano contenti delle sue proposte. Barak aveva promesso al popolo di uscire dal Libano entro un anno e l'ha fatto, ha mantenuto la sua promessa. Ma qual è stato l'errore di Barak? Voleva fare le cose troppo in fretta. Chi va troppo veloce inciampa e cade e si rompe la mano. Dopo l'uscita dal Libano avrebbe dovuto aspettare un anno o due, aspettare di avere l'appoggio di tutto il popolo. Barak è andato direttamente da Arafat invece di andare dal popolo. Nella sua testa voleva fare tutto in fretta come in Libano e così si è creata una tensione tra lui e Arafat. Perché le persone che sono molto distanti nella loro vita non possono risolvere in un giorno tutti i problemi. Anche gli arabi non erano pronti all'autonomia, li doveva lasciar respirare un po' di più. Si sarebbe dovuto prima aumentare il rapporto, la collaborazione e poi fare un passo alla volta. Arafat ora è morto, lui non aveva abbastanza forza per decidere a nome di tutti e ha avuto paura del suo popolo. Per esempio non aveva la forza di prendere decisioni su Gerusalemme.
Il problema è la guerra, qui se non ci fosse la guerra noi potremmo essere felici e saremmo molto più ricchi. Quanti soldi spesi per le bombe! Se non ci fosse la guerra potremmo prendere la macchina e andare in Turchia, andare a Damasco, fare bei viaggi, fare la bella vita e invece così non ci possiamo muovere. Hamas ha molti soldi e io non so chi glieli dà, però Hamas ha molti soldi e li usa in opere caritatevoli per conquistare il popolo. Fino a quando non si creeranno dei posti di lavoro per i giovani, la gente povera verrà spinta sempre nelle mani dei religiosi. Più la gente è povera più i "religiosi" trovano terreno fertile.
Abu Mazen non ha molta forza, non è stato eletto e non rappresenta nessuno. È presidente ma Hamas fa quello che vuole. Gli israeliani dovrebbero cercare di rafforzare Abu Mazen. Se io fossi stato al posto di Olmert avrei liberato i prigionieri palestinesi per dare prestigio ad Abu Mazen.
Io non è che voglio comandare, io quando debbo decidere qualcosa ci penso sopra due o tre giorni e poi prendo la decisione giusta. Per questo so comandare e così dovrebbero fare tutti i politici.
_____________

(*) Alcuni giorni prima di questo colloquio con Muhammed, tre bambini palestinesi erano stati assassinati a Gaza, all'uscita da scuola, da uomini di Hamas, allo scopo di punire il padre colpevole di essersi opposto alla pratica di giustiziare senza processo gli arabi accusati di collaborazionismo con gli ebrei.
Muhammed, il cui vero nome non è Muhammed, amico fraterno di un medico ebreo che non si chiama Luigi, capo-villaggio di un villaggio beduino che non si trova in Alta Galilea ma da qualche altra parte entro la Linea verde, secondo le sue altere parole, si considera il genere d'uomo che non ha paura di nessuno; l'intervistatrice, che dichiara apertamente di avere paura del terrorismo islamico, dopo attenta riflessione, ha preso la decisione unilaterale di pubblicare l'intervista priva di ogni riferimento al reale e utilizzando uno pseudonimo. (Anna Rolli, Agenzia Radicale, 13 gennaio 2007)

Nessuna di noi, certamente, vorrebbe questo signore per marito, e tuttavia come non provare un moto di simpatia per quest’uomo eletto a governare un villaggio che confessa candidamente di non essere in grado di governare la propria moglie? E vale, in ogni caso, la pena di ascoltarlo.


barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 19/5/2008 alle 14:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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