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Diario


16 maggio 2008

PALESTINA: QUALCHE DOMANDA

By Yashiko Sagamori

Se siete così convinti che "la Palestina, come Paese, ha una storia lunga di secoli", mi aspetto che siate capaci di rispondere ad alcune domande molto semplici relative a questo Paese.
Quando è stato fondato e da chi?
Quali erano i suoi confini?
Qual era la sua capitale?
Quali erano le sue città principali?
Qual'era la base della sua economia?
Qual'era la sua forma di governo?
Sapete indicarmi almeno un altro leader palestinese prima di Arafat?
La Palestina è stata mai riconosciuta da un altro Paese la cui esistenza, allora e oggi, non lascia adito a dubbi?
Qual era la lingua del Paese Palestina?
Qual era la religione prevalente?
Qual era la sua moneta?
Scegliete una qualunque data e ditemi qual era il tasso di scambio della moneta palestinese nei confronti del dollaro americano, del marco tedesco, della sterlina britannica, dello yen giapponese o dello yuan cinese.
Infine, visto che non c'è nessun Paese con quel nome oggi, che cosa ha causato la sua sparizione e quando questo è avvenuto?
Vi lamentate di quanto sia "scesa in basso" una nazione "una volta così orgogliosa". Vi chiedo, quando questa nazione esisteva così orgogliosa e di che cosa era così orgogliosa?
E arriviamo alla domanda meno sarcastica di tutte: se il popolo che voi, sbagliando, chiamate "palestinesi", non sono genericamente degli arabi provenienti da parti diverse - o buttati fuori da parti diverse - del mondo arabo, se veramente hanno una identità etnica autentica che gli conferisce il diritto all'auto-determinazione, perché non hanno mai provato a diventare indipendenti prima della spettacolare sconfitta araba nella guerra dei sei giorni?
Mi auguro che evitiate la tentazione di identificare i moderni "palestinesi" con i Filistei dei tempi biblici: usare l'etimologia per evitare la storia non funziona.
La verità dovrebbe essere evidente a tutti coloro che vogliono conoscerla. I paesi arabi non hanno mai abbandonato il loro sogno di distruggere Israele; ancora oggi lo tengono caro. Visto che hanno provato più volte, fallendo miseramente, a realizzare il loro sogno militarmente, hanno quindi deciso di combattere Israele per interposta persona.
A tal fine, hanno creato una organizzazione terroristica, chiamandola cinicamente "il popolo palestinese" e l'hanno portata a Gaza, in Giudea e in Samaria. Come vi spieghereste altrimenti il rifiuto della Giordania e dell'Egitto di riprendersi incondizionatamente la "Cisgiordania" e Gaza, rispettivamente?
Il fatto è che gli arabi che popolano Gaza, la Giudea e la Samaria hanno meno diritti ad una nazione di una tribù indiana che spunta in Connecticut per mettere in piedi un casinò esentasse: almeno quella tribù ha un obiettivo costruttivo alle sue radici. I cosiddetti palestinesi hanno una sola motivazione: la distruzione di Israele, e nel mio modo di vedere le cose, questo non è un motivo sufficiente per essere considerati una nazione - o nient'altro se non quello che sono: una organizzazione terroristica che verrà un giorno smantellata.
In realtà, c'è solo un modo per ottenere la pace in Medio Oriente. I Paesi arabi devono riconoscere e accettare la loro disfatta nella guerra contro Israele, e, come ogni sconfitto nella storia, pagare ad Israele un risarcimento per più di 50 anni di guerra guerreggiata. La forma più appropriata di risarcimento sarebbe il rimuovere la loro organizzazione terroristica dalla terra di Israele ed accettare la antica sovranità di Israele su Gaza, la Giudea e la Samaria.
Questa sarebbe la fine del concetto di popolo palestinese.
Ma mi dicevi, qual era il suo inizio?

Ecco, queste sono delle buone domande. Adesso aspettiamo delle risposte. E risposte vuol dire risposte, non slogan e mantra.

barbara

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