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Diario


15 maggio 2008

IL FONDAMENTALISMO ISLAMICO, MACCHINA DI VIOLENZA E DISCRIMINAZIONE CONTRO LE DONNE

Il sito delle donne iraniane è sempre una miniera di notizie che, chissà perché, ai nostri mass media non arrivano mai. Per questo ritengo giusto pubblicare questo articolo, questa ennesima denuncia dell’inaudita violenza perpetrata contro le donne nel regno degli ajatollah.

14 maggio 2008

ICNnews.com
2008-05-11 ROMA
Da Karimi Davood riceviamo e pubblichiamo:
DUE DOLOROSE STORIE DI VIOLENZA FAMILIARE, EFFETTO DEL MALIGNO REGNO DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO DEI MULLAH

La signora Akram, condannata a morte per aver ucciso suo marito, piu grande di lei di 50 anni.
Ha una figlia di 17 anni che ha lanciato un grido di aiuto per salvare la vita della mamma. I familiari del marito hanno chiesta 50 mila euro per amnistiare la nuora! Ho già raccolto il grido di aiuto della figlia e ho lanciato una campagna di raccolta per salvare la vita della signora Akram Mahdavi.

Nella scorsa settimana sono avvenuti in Iran due episodi assai dolorosi che hanno scosso fortemente la coscienza degli iraniani. Il primo riguarda una ragazza tossicodipendente di 22 anni, picchiata violentemente dal padre e seppellita viva sotto una montagna di macerie. Salva per miracolo perché alcuni cacciatori che passavano da quelle parti hanno sentito le strani voce provenienti dalle macerie. Hanno rimosso le pietre e hanno trovato una ragazza ridotta in fin di vita dalle violenze del padre. I cacciatori hanno subito chiamato i soccorritori che hanno immediatamente trasferito la ragazza all'ospedale. Secondo i medici la ragazza si sta riprendendo e si salverà. Una lacrima di gioia è un segno di amore e sensibilità umana. Una merce, di cui il regno del regime di Khomeini nei suoi trent'anni di leggi discriminatori misogini, non ha lasciato Più alcun traccia nella mente dei padri che una volta amavano la figlia Più della loro vita e dei loro occhi. Sarebbero stati disposti a difenderle fino alla morte.
Sì questo era la società iraniana. Non voglio generalizzare ancora oggi ci sono dei genitori che fanno altrettanto. Ma le leggi discriminatorie dei mullah autorizzano l'uccisione dei figli da parte del padre senza rischiare nulla perché è il padrone del sangue dei figli E poi se esiste anche una forte giustificazione la cosa va molto liscio e il padre non rischia nemmeno un impreco da parte della "ingiustizia della teocrazia iraniana". Come un padre ho pianto per la salvezza di questa amatissima figlia e sono contento che ha avuto l'amore di altri uomini anche se le è venuto mancare quello del "padre-assassino". Tantissimi auguri per questa ragazza.

Il secondo episodio è doloroso altrettanto ma purtroppo ha avuto una fine tragica per una ragazza di 17 anni vittima dell'ignoranza del padre e dell'amore della ragazza verso il pudore della famiglia. La storia. Città di Isfahan. Il centro della cultura e della tessitura dei Più belli tappeti persiani.
In una famiglia normale, il genero si invaghisce della sorella 17enne della moglie e in giorno qualsiasi sequestra la ragazza e la porta via. Dopo due settimane grazie all'intervento delle forze dell'ordine la ragazza viene liberata e consegnata alla famiglia.
I genitori della ragazza essendo trovati dentro una storia molto complicata con dei protagonisti principali la figlia Più grande , il consorte e la figlia Più piccola appunto quella che alla fine ci ha messo la pelle in un rito incredibile tra amore e la voglia di cancellare il segno della vergogna.
In seguito alla liberazione della ragazza, lei si rinchiude dentro la casa e per la vergogna non vuole Più incontrare nessuno.
Ma dal momento che la magistratura si era messa in macchina per la causa del rapimento, i familiari dell'accusato hanno iniziato a infangare presso l'opinione pubblica la famiglia di questa povera ragazza. Il padre 53enne e la figlia di 17 anni si consultano per il da farsi. Alla fine arrivano alla conclusione che uno dei due deve morire. Tra il padre e la figlia si infittisce la consultazione e le proposte e alla fine la povera ragazza riesce a convincere il padre che sarebbe meglio che se ne vada lei anche perché lei è stata la causa di questa tragedia familiare.
Una notte, quando la ragazza si addormenta, il padre chiama la figlia maggiore e insieme vanno a commettere l'omicidio concordato della amatissima figliola di 17 anni. La ragazza si sveglia e guarda negli occhi del padre e in segno dell'amore dà il suo benessere e il via libera. Ma volle stringere la mano della sorella. Il padre, cresciuto in un paese in cui il valore della donna è nulla, stringe le sue mani intorno al collo della figliola e la fa addormentare in un lungo sonno che diventerà poi un ennesimo caso della violenza familiare per cancellare il disonore colpito la famiglia.

Questa è la cultura del fondamentalismo islamico che da trent'anni sta mangiucchiando la cultura e la mentalità di un popolo libero e laico. Questo è il segno tangibile del tumore del fondamentalismo islamico che a migliaia di distanza agisce allo stesso modo.
A Bergamo la famiglia pakistana sgozza la figlia, ad Ahwaz sempre in Iran colpito dal tumore maligno del fondamentalismo islamico di matrice khomeinista, quasi un mese fa un padre uccide con la lapidazione la figlia di 14 anni, a Teheran, nella capitale, 4 anni fa un padre sgozza la figlia di 8 anni sospettata di essere stata violentata dallo zio (in questo caso a detta del padre la ragazzina per non far svegliare il fratellino Più piccolo che lo amava tanto non fece nessun segno di grido). Vi risparmio il tempo e mi fermo a questi due episodi recenti.
Secondo me finché regna il fondamentalismo islamico in Iran non devono stupire l'avvenuta di casi del genere.
Il fondamentalismo è una macchina di produzione della violenza e della discriminazione contro le donne. Del fondamentalismo islamico e dei suoi sintomi e pecularietà ed effetti devastanti sociali e umani scriverò ancora.
karimi davood

Mi auguro che qualcuno non avrà la geniale idea di venirmi a dire che le violenze sulle donne avvengono dappertutto e quindi non ci sono differenze fra qui e lì.

barbara

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