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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


13 maggio 2008

HO VISTO COSE 5

Naturalmente – e chi mi conosce sicuramente non avrà difficoltà a capire perché dico “naturalmente” – il quarto giorno mi sono beccata una bella sinusite. E siccome mi ero portata dietro gli antibiotici ma non il cortisone, me la sono dovuta sostanzialmente tenere. Colpita e affondata, insomma. Ed è stato per cause direttamente o indirettamente collegate a questa circostanza che alla fine mi sono ritrovata a fare 51 ore senza dormire – ma si sa, noi vecchie carampane abbiamo la scorza dura, e si regge a questo e altro. Gli ultimi giorni, comunque, li ho dedicati alla pesca miracolosa, e questi sono i risultati



                                                        

(sì, lo vedo, sono ancora mezzi vuoti. Vorrà dire che dovrò per forza tornare per provvedere)
Poi l’ultimo giorno è venuto a prendermi il mio solito – ormai personale – tassista, che mi ha portata a fare un bellissimo giro: ho visto l’oasi di Ein Gedi e i panorami mozzafiato che già vi ho fatto vedere. E i palmeti da cui escono i meravigliosi datteri israeliani.



E una autentica rarità, uno di quei miracoli che solo la Terra d’Israele sa produrre: questa splendida piscina naturale nei pressi di Gerusalemme



piena di un’acqua della quale non si conosce la provenienza. Esce da una fessura nella roccia, ma nessuno è ancora riuscito a capire da dove arrivi. Dalla piscina poi defluisce in questo ruscello;







periodicamente accade che si svuoti e rimanga vuota per alcune decine di minuti, poi l’acqua riprende a fluire e la piscina si riempie di nuovo, e nessuno sa perché. Ragazzi e ragazze ci sguazzano dentro allegramente: alcuni entrando morbidi da in fondo alla scala, altri tuffandosi dall’alto. Ci vanno, in particolare, gli studenti della vicina Yeshivà: bellissimi in mutande da bagno, peot e kippà.



E questa è un’altra delle cose belle dalla Terra d’Israele: le kippot. Uomini, ragazzi, bambini, tanti, tanti davvero, con la kippà. E quando vedo una kippà io mi commuovo, cosa ci devo fare.
E poi via, verso Gerusalemme,



le costruzioni di Maale Adumin in lontananza,



una sbirciatina su un matrimonio musulmano,



e infine l’arrivo a casa dell’amica Sharon, dalla quale ho passato l’ultima serata, in cui la cena di Shabbat si è combinata con il festeggiamento, un po’ in ritardo, del suo compleanno. Splendida serata in cinque - iniziata con la benedizione delle luci, fatta da me, e del vino, fatta da Sharon e Dafna - chiacchierata un po’ in italiano, un po’ in inglese, un po’ in ebraico, tedesco, francese, russo, yiddish, e condita dall’ottima cena preparata da Sharon, cuoca eccezionale.
Poi abbiamo ciondolato fino alle quattro di mattina, quando è passato a prendermi lo sherut che mi ha portata all’aeroporto. Fine del viaggio. Ma tornerò, oh se tornerò!

barbara

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