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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


13 aprile 2008

HO VISTO COSE CHE VOI UMANI

avete già visto prima di me almeno un miliardo di volte, lo so, ma non me ne frega niente e ve le racconto lo stesso. E se non vi interessano tanto peggio per voi: dovevate pensarci prima; adesso siete qui e ve le beccate.
Ho visto gente, tanto per cominciare (no, non “visto gente fatto cose”: il viaggio me lo sono pagato col mio stipendio). L’ebreo ortodosso tutto impalandranato, per esempio, adescato alla fermata dell’autobus perché mi risolvesse un problema del quale da sola non riuscivo a venire a capo. E me lo ha risolto, naturalmente.
E la tipa arrivata sulla spiaggia con addosso una camicia da notte bianca lunga fino al polpaccio a fiorellini azzurri e una giacca nera senza maniche. Si è tolta la giacca ed è entrata in acqua in camicia da notte facendosi il segno della croce (avrà mica confuso il mar Morto col Giordano?).
E la musulmana spudorata che giunta sulla riva si è inverecondamente liberata del chador ed è andata a fare il bagno coperta da nient’altro che da un paio di pantaloni verdi che le lasciavano scoperte quasi tutte le caviglie e una maglia nera che lasciava vedere almeno mezzo collo.
E quella che è entrata in acqua con addosso una sottoveste nera a mezza coscia e in mano un ombrello nero aperto.
E il tipo che mi ha invitata ad andare alla sua tenda per parlare insieme, bere qualcosa insieme, mangiare insieme … Per essere più convincente mi ha anche offerto un olio speciale col quale prendere il sole senza scottarsi (io non mi scotto mai, neanche all’equatore, ma non gliel’ho detto per non fare troppo pesare la mia superiorità sui comuni mortali).
E ho visto gente comprare nei negozi del mar Morto buste di fanghi del mar Morto e spalmarsene tutto il corpo e a volte anche la faccia (un po’ come andare a far vacanze in un agriturismo e per la colazione andarsi a comprare al vicino supermercato del latte liofilizzato – ricavato beninteso dal latte delle vacche dell’agriturismo). E poi, spesso, farsi fotografare in posa col fango addosso.
E la coppia islamicamente corretta: lei con gonna lunga fino ai piedi, blusa, giacca chiusa fino al collo, hijab, lui in mutande da bagno. Però poi, mentre lui sguazzava allegramente in acqua, si è concessa di portare una sedia sulla riva e scoprire interamente i piedi per metterli a bagno.
E lo strano gruppo che un giorno si è accampato a un metro dal mio asciugamano: due donne giovani, una di mezza età, due uomini giovani e un bambino. Aspetto indiano-zingaresco le donne, indiano e basta gli uomini. Lingua inglese, anche parlando tra di loro, molto disinvolto i più giovani, fluido ma con accento la donna più anziana. Le donne gonne zingaresche lunghe a molti strati; le due più giovani con uno strano hijab che scendeva come una mantella fino ai gomiti, la più anziana coi capelli liberi, neri, folti, bellissimi. Uno degli uomini invece se ne stava lì con l’uccellone in vetrina nella braga bianca, sottile, bagnata (e diciamolo una buona volta: ma saranno poco brutti i cazzi in vetrina, e tanto più inestetici quanto più cospicui?) La scena più esilarante si è vista quando le donne sono andate coi piedi in acqua e poi, per lavarli dal sale, sono andate sotto la doccia, dovendo conciliare l’esigenza di non mostrare le gambe con quella di non bagnare troppo le gonne. La conclusione, ovviamente, è stata che sono state costrette a scoprirsi fin sopra il ginocchio e si sono infradiciate le gonne fino a mezza coscia.
E due ragazzini che arrivano alla mia fetta di spiaggia. Sono stanchi e accaldati; prendono due sedie, le mettono all’ombra di un gazebo e si siedono a riposare un momento. Se ne stanno lì seduti per un po’, appoggiati allo schienale, le gambe divaricate, rilassati. Parlano, sorridono. Sono giovani. Sono belli. Sono dolcissimi. Uguali a tanti altri ragazzini, a parte il mitra delicatamente posato sulle ginocchia: loro sono quelli che pattugliano la spiaggia e la percorrono avanti e indietro, indietro e avanti e ancora avanti e indietro. Per proteggerci. Per proteggermi. E mi sono commossa.

barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 13/4/2008 alle 23:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa
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