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Diario


3 marzo 2008

CORRIERE DELLA SERA SCATENATO CONTRO ISRAELE

Comunicato Honest Reporting Italia 3 marzo 2008

Il Corriere on-line di domenica 2 marzo sembra avere deciso un attacco a 360° contro Israele. Si inizia con questo articolo di Guido Olimpio, in cui faziosità, mistificazione e manipolazione delle notizie regnano sovrane.

L'equilibrio del terrore e Le Trappole per evitare una offensiva terrestre

E cominciamo dal titolo: da quanto viene detto più avanti, si chiarisce che l'equilibrio del terrore è tra Hamas e Hezbollah, ma chi si limitasse a leggere le prime righe - e molti, per mancanza di tempo, per superficialità, per pigrizia o altro, lo fanno - capirebbe che l'equilibrio del terrore sia tra Hamas e Israele.

Hamas copia Hezbollah: razzi su Israele
Perché finora non erano arrivati razzi su Israele da Hamas? E gli edifici distrutti chi li ha distrutti? E le persone ferite chi le ha ferite? Le persone invalide chi le ha rese invalide? Le persone uccise chi le ha uccise?

Con i Kassam per rispondere allo strapotere della macchina da guerra di Tel Aviv
Classico ribaltamento di fatti, di ruoli e di responsabilità: uno stato democratico costretto a mettere in campo la sua "macchina da guerra" per difendersi dal tentativo di annientamento dei suoi nemici diventa la causa prima, e il tentativo di annientamento diventa la risposta. Modesta, oltretutto, sembra di capire.

WASHINGTON – Hamas ha studiato attentamente quanto fatto dall’Hezbollah libanese contro Israele nell’estate 2006 ed ora lo imita.
Forse al signor Olimpio sono sfuggiti alcuni episodi messi in atto da Hamas un pochino prima dell'estate 2006.

I RAZZI - Allo strapotere della macchina bellica israeliana, Hamas risponde con razzi Kassam, prodotti in loco, e Grad, forniti forse dall’Iran.
No, signor Olimpio: alla messa in atto di un tentativo di annientamento da parte di Hamas, Israele risponde mettendo in campo un millesimo della sua macchina bellica (se un giorno dovessero decidersi a usare l'atomica, allora ne riparleremo). E i grad non sono "forse" forniti dall'Iran. O vogliamo negare anche l'evidenza più lampante?

Armi che hanno un valore strategico e politico perché i militanti sono in grado di tenere sotto scacco alcuni centri abitati di Israele. Ogni razzo che cade è una sfida aperta.
Ogni razzo che cade è anche un danno materiale. Non di rado uno o più feriti. A volte anche qualche morto. O sono dettagli insignificanti, questi? E quelli che li usano sono terroristi, non militanti.

In questo modo Hamas ha stabilito un equilibrio del terrore. E’ la copia di quanto organizzato dall’Hezbollah con i lanci di missili verso Israele.
Come già detto, non ci sembra che i razzi di Hamas contro Israele siano una novità dell'ultima ora.

LA SFIDA – Hamas, da una parte, teme le ripercussioni di una pesante offensiva terrestre di Israele su Gaza, ma, dall’altra, è capace di sfruttarla a sua vantaggio politicamente. Qualsiasi azione nelle aree densamente popolate della Striscia comportano un alto numero di vittime anche tra i civili.
Soprattutto quando "fonti palestinesi" non meglio identificate sparano cifre che i nostri solerti corrispondenti si guardano bene dal verificare.

Perdite che i militanti possono usare per denunciare, sul piano internazionale, il massacro.
E stiamo ben attenti a non chiamarli terroristi, che potrebbero aversene a male!

Inoltre l’eventuale intervento di Israele ricompatta il fronte palestinese, infiamma gli animi, porta nuove reclute nei ranghi di Hamas. Il movimento palestinese,
il movimento terrorista palestinese

sempre imitando l’Hezbollah, ha costruito trappole, bunker e postazioni segrete con l’intento di far pagare un prezzo pesante alla fanteria israeliana.
Anche trappole, tunnel e bunker non ci sembrano propriamente una novità.

IL DILEMMA - Israele ha più volte invaso Gaza per neutralizzare la minaccia dei razzi Kassam,
Israele è più volte entrato per brevissimi periodi a Gaza: invadere è cosa parecchio diversa

operazioni rivelatesi però fallimentari.
perché mai condotte fino in fondo, grazie anche alle anime belle dell'intero pianeta, Onu compresa, che ogni volta che Israele tenta di difendersi intervengono a bloccarla (è il famoso "Israele ha il diritto di difendersi, MA").

I lanci si sono brevemente interrotti ma sono poi subito ripresi. Troppo facile usarli: si nascondono ovunque,
vogliamo avere il coraggio di dire che si nascondono soprattutto nelle abitazioni civili? Vogliamo avere il coraggio di dire che si nascondono soprattutto fra donne e bambini? Vogliamo avere il coraggio di dire che il loro scopo preciso è quello di provocare il maggior numero di morti civili per poterli poi esibire di fronte al mondo quale prova della "brutalità" israeliana?

si trasportano agilmente. E’ forse per questo che qualcuno in Israele comincia a sostenere che sarebbe meglio trattare con Hamas.
Per discutere di quale morte sia meglio morire? E il fatto che "qualcuno" (chi?) lo sostenga è di per sé sufficiente a dare legittimità all'idea?

Il secondo pezzo servito dal Corriere è questo video, davvero non privo di interesse. Il titolo è "Gaza, nuovo attacco israeliano, 45 morti". Vediamo, tanto per cominciare, un elicottero che lancia due missili, esattamente come in quest'altro video, che per il resto mostra invece cose diverse; vediamo alcuni feriti ma nessun morto; le immagini ci mostrano un centro urbano e danno l'impressione di uno scontro a terra con armi leggere. Per un momento, forse per una distrazione dell'operatore, entrano nell'obiettivo anche diversi fotografi appostati, pronti a riprendere "l'evento" (per non parlare poi del solito balletto delle cifre, cui da sempre siamo abituati quando si parla di morti palestinesi). Insomma il sospetto, soprattutto quando si conoscano documentazioni come quelle riportate in questo video, è che proprio proprio genuino il video non sia. Ma se anche lo fosse, potremmo comunque rilevare che non si ricordano, ripresi dal Corriere o da altre testate, video come questo, giusto per dare un'idea un po' meno squilibrata della situazione.
E infine, per chiudere in gloria, un articolo di Antonio Ferrari.

Sotto le macerie una vittima comune: il negoziato di pace
In che senso "comune"? Nel senso, forse, che sarebbe contemporaneamente vittima sia di chi compie attentati terroristici, sia di chi li subisce e tenta di difendersene?

La guerra che si combatte a Gaza, con Israele che attacca a testa bassa,
decenni di attacchi terroristici contro i civili israeliani non sono bastati, a quanto pare, per chiarire chi è che attacca. Chissà se una eventuale distruzione di Israele con annesso sterminio di tutti gli ebrei, come ripetutamente auspicato da tutta la dirigenza di Hamas - e non solo - sarebbe sufficiente a costringere questi personaggi a raccontarci come stanno davvero le cose, invece che capovolgerle sistematicamente

incurante degli inviti a limitare gli eccessi della rappresaglia in risposta alla pioggia di razzi targata-Hamas che si è abbattuta su Sderot e su Ashkelon, non lascia ormai dubbi.
Il signor Ferrari potrebbe cortesemente chiarire che cosa esattamente intende per "eccessi"? E potrebbe, già che ci siamo, chiarire anche che cosa nel suo personalissimo vocabolario significa "rappresaglia"? Nell'uso comune significa prendere a caso dei civili innocenti della controparte per un multiplo, variabile all'incirca da 2 a 10, dei morti della propria parte, e ucciderli. Il signor Ferrari è in grado di documentare che Israele abbia fatto questo? E potrebbe gentilmente suggerire, visto che le risposte israeliane sono sempre "eccessive", quali potrebbero essere delle risposte adeguate?

Sul campo, oltre a decine e decine di morti, rischiano d'essere sepolti anche gli sforzi compiuti — dal vertice di Annapolis in poi — per riaccendere il negoziato di pace.
Noi, per la verità, ricordiamo solo - al vertice di Annapolis, e prima e dopo - grandi sforzi per incoraggiare i terroristi a continuare sulla loro strada e per indurre Israele a rinunciare a difendersi.

Facendo svanire la visione e la volontà del presidente Bush di battezzare, nel 2008, la nascita dello Stato palestinese, «che possa vivere accanto a Israele in pace e in sicurezza».
Il nodo della questione non è se "possa": il nodo è se lo voglia. E da settant'anni a questa parte ha energicamente dimostrato di non volerlo.

Quanto accade nella Striscia dei senza terra
che cosa significa "dei senza terra"? Chi sarebbero i senza terra? Oltre ad essere una bella frase ad effetto corrisponde anche a qualcosa?

ha un sapore amaramente ultimativo, perché chi guida i palestinesi di Gaza sembra aver scelto la strategia del «tanto peggio, tanto meglio».
Ma questa è sempre stata la strategia di chiunque, in ogni tempo, abbia guidato i palestinesi: perché il signor Ferrari la presenta come se fosse una novità?

Contro Israele, che blocca le vie d'accesso alla Striscia e alimenta quella «catastrofe » di cui parlano le associazioni umanitarie, a cui Hamas risponde con una tempesta di missili.
E ancora un ribaltamento: Israele risponde alla tempesta di missili bloccando le vie d'accesso, e Ferrari ci racconta che la tempesta di missili sarebbe la risposta al blocco delle vie d'accesso - perpetrato, sembra di capire, per pura perfidia da parte di Israele. Senza contare che, come è stato ampiamente documentato, la "catastrofe umanitaria" esiste solo nella propaganda antiisraeliana. Di cui la stragrande maggioranza delle associazioni cosiddette umanitarie sono ampiamente complici.

Contro il presidente Abu Mazen, considerato né più né meno che un fantoccio degli Usa e dello Stato ebraico. Contro il silenzio della comunità internazionale.
Noi veramente l'abbiamo sentita parlare eccome, la comunità internazionale! Anzi, l'abbiamo sentita addirittura strepitare, abbiamo sentito di iniziative e di proteste e di boicottaggi, nel disperato tentativo di impedire a Israele di difendersi e di lasciare i terroristi agire in santa pace.

E soprattutto contro se stesso. Hamas, infatti, pretenderebbe piena legittimazione senza rinunciare alla violenza e senza nemmeno riconoscere i trattati firmati dall'Anp. Quindi, un «autogol» disperato sulla pelle di decine di migliaia di innocenti.
"Disperato" in che senso?

Il problema è che, in questa tragedia, stanno
affondando tutti. Israele reagisce ai razzi mortali attaccando Gaza,
attaccando le postazioni terroristiche di Gaza: la differenza non è un dettaglio

ma sapendo che sarebbe suicida rioccuparla, come vorrebbero alcuni oltranzisti.
come vorrebbe Hamas, più che altro ...

Politicamente, tornare nella Striscia significherebbe delegittimare per sempre l'unico partner possibile, appunto Abu Mazen, prigioniero della propria impotenza, che si affanna a condannare gli uni e gli altri, i razzi di Hamas e la strage di civili palestinesi.
Non è un pochino esagerato - a dire poco - parlare di strage, soprattutto in assenza di numeri forniti da qualche fonte indipendente e affidabile? E non è un po' temerario parlare di civili palestinesi, sapendo che i terroristi non portano divise e spesso vengono anch'essi fatti passare per civili?

Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice si prepara a tornare nella regione, per dare impulso agli impegni di Annapolis, ma ora il viaggio — se confermato — si presenta come un'impresa quasi impossibile. Affiora quindi la debolezza del progetto che prevedeva di escludere chi, di fatto, si era in realtà autoescluso dal negoziato, appunto Hamas, che comunque rappresenta una parte consistente del popolo palestinese.
Ha qualche senso raccontarci che il progetto era debole a causa dell'esclusione di Hamas quando poi si chiarisce che in realtà è Hamas che si è autoescluso? Ha qualche senso raccontarci che Hamas "comunque rappresenta una parte consistente del popolo palestinese" quando si è appena ricordato che in ogni caso si è autoescluso dal negoziato? Non è che a forza di tirare un colpo al cerchio e uno alla botte rischiamo di ritrovarci senza botte, senza cerchi, e anche senza martello?

La dolorosa separazione fra Cisgiordania e Gaza è infatti una ferita che il fragile vertice dell'Anp non può sopportare. In una situazione drammatica, dove non si vedono vie d'uscita, anche le parole diventano armi micidiali. L'improvvida dichiarazione — poi corretta — del viceministro della Difesa israeliano Matan Vilnai, che ha avvertito Hamas che se il lancio di razzi continuasse vi sarebbe «una shoah peggiore di quella che conoscono», intendendo per «shoah» (in ebraico) «catastrofe» e non «olocausto», ha acceso una pericolosa escalation semantica.
Non è esattamente così che sono andate le cose. Il viceministro Vilnai ha usato il termine "shoah", e non "HaShoah" indicando, appunto, una catastrofe e non lo sterminio degli ebrei durante la seconsda guerra mondiale. E non ha detto che "vi sarà", ma che i palestinesi, continuando a lanciare razzi, se la tireranno addosso. E non è stato il viceministro a correggersi, sono state le agenzie di stampa a prendere atto che la traduzione della Reuters era stata erronea e, quella sì, improvvida.

L'irato Abu Mazen ha definito la guerra di Gaza «peggio dell'Olocausto»; e l'estremista di Hamas, Khaled Meshal, dall'esilio di Damasco ha raddoppiato: «Questo è il vero Olocausto, non quello esagerato dagli ebrei». Quando le parole, accese dal rancore e dall'odio, escono senza controllo, diventano mortali. E le speranze di pace svaniscono.
A noi, per la verità, sembra che le speranze di pace siano svanite quando, la sera stessa della firma degli accordi di Oslo sul prato della Casa Bianca, il 13 settembre 1993, Arafat ha dichiarato alla radio giordana: "Visto che non possiamo sconfiggere Israele con la guerra, dobbiamo farlo in diverse tappe. Prenderemo tutti i territori della Palestina che riusciremo a prendere, vi stabiliremo la sovranità, e li useremo come punto di partenza per prendere di più. Quando verrà il tempo, potremo unirci alle altre nazioni arabe per l'attacco finale contro Israele". Visto che sono passati appena 15 anni, non sarebbe male ricordarlo.

Per concludere, se esistesse un Pulitzer della disinformazione, oggi il Corriere avrebbe posto una consistente ipoteca sulla propria vittoria. Facciamogli i nostri più vivi complimenti scrivendo a lettere@corriere.it.

Invitiamo i nostri lettori a scrivere ai mass media per protestare contro servizi scorretti e faziosi, e a inviarci copia dei loro messaggi e delle eventuali risposte ricevute, presso HR-Italia@honestreporting.com

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E come sempre, più si scatena il massacro degli israeliani da parte dei loro nemici, e più si scatena il massacro mediatico da parte di mass media, opinione pubblica, politici, organizzazioni di ogni sorta e chi più ne ha più ne metta.

















barbara

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