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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


21 febbraio 2008

IL FRATELLASTRO

Quello che li frega, a certi libri, sono le citazioni in copertina. In questo, per esempio, leggiamo cose come «Il fratellastro è un interessante esempio di grande narrativa scandinava contemporanea; ed è insieme un libro profondo e intellettualmente ambizioso, un libro di indiscutibile valore internazionale.» THE GUARDIAN. Oppure «Un romanzo di formazione e allo stesso tempo un Ulisse di Oslo. Un libro che deve assolutamente essere letto.» THE DAILY TELEGRAPH. O ancora «Un romanzo che è quasi all’incrocio fra Il libro delle illusioni di Paul Auster e Le correzioni di Jonathan Franzen.» THE INDEPENDENT. O addirittura «Passerà molto tempo prima che, leggendo un altro libro, possiate scordare la voce di Christensen.» MORGENPOSTEN. Uno si legge questa ammucchiata di spazzatura e può pensare una cosa sola: che il libro è una boiata pazzesca, come dice il saggio. E lo rimette precipitosamente giù. Io, per fortuna, le citazioni di copertina le ho viste solo dopo. Per fortuna, perché a non leggerlo avrei perso davvero qualcosa. Perché questo non è un bel libro, e neanche un libro bello: questo è un Grande Libro. Come La variante di Lüneburg, come La versione di Barney, come Il manoscritto di Samarcanda, come La storia dell’amore. Grande. E fare a meno di leggerlo davvero non si può. Volete anche sapere che cosa c’è dentro? Ve lo dico subito: c’è la vita – ed è solo per pudore, credetemi, solo per pudore che mi astengo dallo scrivere Vita – e la morte, ovviamente, a volte apparente, a volte vera. E il circo. E un bottone lucido. E incidenti stradali e la scuola di ballo e un uomo perduto tra i ghiacci e un albero e uno stupro e un piccione morto e silenzi e una sedia a rotelle e un mulino a vento e Lauren Bacall e una stanza d’albergo e una ragazzina di nome Rakel portata via di notte e mai più tornata e una valigia piena di applausi e una scatola piena di risate e profumo di malaga e un taxi e un righello e Cliff Richard e la soffitta e una lettera e un neo e tante botte e il cinema e l’atroce sospetto che coglie il lettore quando viene raccontata la storia del dito e il prete e il dottore e una riga per terra e sangue e storie raccontate e storie da raccontare e grazie mille. E il fratellastro, naturalmente. Che chissà se sarà davvero un fratellastro, poi. (Pubblicato in LibMagazine)

Lars Saabye Christensen, Il fratellastro, Guanda



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