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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


13 febbraio 2008

SULLE PUNTE

È possibile fare strada quando si è figli di un padre che fra la coscienza e il partito ha scelto la coscienza? È possibile fare strada con un corpo che si rifiuta ostinatamente di crescere e si è talmente piccole che non esistono vestiti adatti e tocca sentir dire «Di più piccolo non abbiamo niente, bisognerà trovare un’altra bambina»? È possibile fare strada quando si ha il bruttissimo vizio di dire tutto ciò che si pensa, in una Praga in cui i carri armati sovietici hanno fatto della libertà di parola il più assoluto dei tabù? Ci si può provare, perlomeno; ci si può provare, e magari si può anche avere qualche chance se si ha il coraggio, a quattro anni, di spiegare alla maestra di danza che si ha bisogno di cominciare subito perché si vuole arrivare in tempo a ballare Il lago dei cigni con l’affascinante primo ballerino di Cecoslovacchia prima che lui sia troppo vecchio. E questa sfida titanica è sicuramente un buon motivo per leggere questo libro. Un altro motivo è l’affresco, in presa diretta, del mondo “oltre cortina”, dei giochi – più o meno sporchi – grandi e piccoli giocati dal potere sulla pelle della gente comune nel paradiso comunista, che hanno davvero molto poco da invidiare ai giochi di potere del mondo capitalista, e di una delle città più belle del mondo. Ma il motivo fondamentale per cui si deve leggere, è che è un gran bel libro, e un bel libro non si deve lasciarselo sfuggire. Mai.
(Pubblicato in LibMag)

Dominika Dery, Sulle punte, Corbaccio


(e guardate che amore di bambina!)

barbara


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