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Diario


29 gennaio 2008

I MEDICI DEL SOL LEVANTE

Nell’arco di quattordici anni, quell’unità proliferò come un tumore fino a dare vita a un’organizzazione patrocinata dallo Stato e volta al terrorismo biologico e all’omicidio di massa, con laboratori e campi di sterminio disseminati nell’enorme impero che il Giappone aveva conquistato in Asia orientale. [...]
Eppure, al contrario degli esperimenti tedeschi, quelli condotti dal programma di armamento biologico dell’impero giapponese sono rimasti nascosti agli occhi del pubblico. [...]
Gli studiosi oggi stimano che le truppe giapponesi, che parteciparono al programma di guerra biologica al comando del generale di corpo d’armata Ishii e del Corpo sanitario dell’esercito in Cina e in moltissimi altri territori asiatici occupati, abbiano ucciso fra il 1939 e il 1945 più di 540.000 civili con epidemie provocate da germi coltivati in laboratorio. La peste bubbonica piovve letteralmente sulla testa della gente; colera, febbre tifoide, antrace, paratifo, morva, e altre pestilenze contaminarono i pozzi d’acqua potabile, il cibo e gli animali. [...]
Sui prigionieri furono condotti anche molti altri esperimenti estranei alla guerra biologica: studi che riguardavano la disidratazione, il digiuno, il congelamento, la pressurizzazione, le trasfusioni di sangue da animale a uomo, e una serie di altri orrori che vedevano gli esseri umani usati come ratti da laboratorio. [...]
In seguito, quando gli scienziati vollero studiare gli effetti dei loro terribili studi medici sui vari organi, i prigionieri furono sezionati in modo da raccoglierne e studiarne il sangue, il siero e gli organi, spesso senza il beneficio dell’anestesia, per timore che l’anestetico potesse influire sulle condizioni del sangue e degli organi, pregiudicando i risultati sperimentali. [...] All’unità dei laboratori era collegato un forno crematorio, e ogni giorno i resti delle vittime macellate venivano trasformati in fumo e cenere.

Anche chi abbia già affrontato tutta l’immensa letteratura prodotta sugli orrori dei campi di sterminio nazisti, non può non restare agghiacciato nel leggere il dettagliato resoconto di ciò che fecero i giapponesi alle proprie vittime. E rimane la domanda cruciale: perché, mentre tutti conoscono Auschwitz, nessuno ha mai sentito parlare di Beiynhe? Perché, a differenza di quello di Mengele, il nome di Shiro Ishii è totalmente sconosciuto? La risposta è, se possibile, ancora più agghiacciante: tutto questo non è avvenuto per caso. Non è per un qualche imponderabile e imprevedibile susseguirsi di eventi casuali che questo inferno in terra fabbricato da soldati e medici giapponesi è stato per oltre mezzo secolo totalmente ignorato, bensì per un preciso calcolo politico che ha indotto chi sapeva non solo a tacere, ma anche ad occultare accuratamente ogni prova e ignorare ogni testimonianza.
Al male fatto quando noi non c’eravamo, certo, non possiamo porre rimedio, ma una cosa almeno possiamo fare: disseppellirlo dall’oblio, ridare voce alle vittime, far conoscere i crimini e i criminali. Questo possiamo farlo. Questo dobbiamo farlo.

Daniel Barenblatt, I medici del Sol Levante, Rizzoli



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