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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


15 gennaio 2008

LA MAMMA CATTIVA

4 gennaio 1970: un padre uccide il figlioletto di tre mesi per­cuotendolo con una scarpa.
16 marzo 1970: una donna infierisce a morte sul figlio di due anni e mezzo che si era fatto pipì addosso con schiaffi e calci. Suc­cessivamente simula una disgrazia.
28 febbraio 1971: per vendicarsi del marito che la tradiva, brucia vivi i figli di quattro e due anni; prima aveva tentato di ammazzarli col gas, ma i bambini si erano messi a piangere invocandola.
15 gennaio 1972: una madre di 24 anni fa a pezzi la figlioletta e la brucia nel forno.
2 settembre 1972: un uomo dì 27 anni uccide sull'autostrada la moglie e la bambina di tre mesi, quest'ultima sbattendole il capo contro un albero.
20 dicembre 1972: una bambina di sette anni è torturata dalla madre: le schiacciava le mani fra i battenti della porta, la legava sul letto prendendola a pugni in faccia.

Interrompiamo questa orripilante elencazione per tentare qualche considerazione statistica, premettendo che per valutare l'impor­tanza sociale del figlicidio e le dimensioni della distruttività dei ge­nitori una ricerca sbrigativa condotta sulle pagine dei quotidiani ri­sulta più che sufficiente. Si tratta infatti di accadimenti che, una vol­ta accertati, non possono passare sotto silenzio, anche perché per­mettono ai giornalisti digressioni moralistiche e scandalistiche, sem­pre di grande effetto sui lettori.
Nel 1970 vi sono stati in Italia 25 casi di figlicidio con un totale di 32 vittime; 32 casi nel 1971 con 50 vittime e 26 nel 1972 con 40. Su 83 figlicidi complessivi abbiamo solo 25 casi di omicidio-suicidio, in cui cioè il genitore assassino si è successivamente dato la morte: proporzione sufficiente a confutare la convinzione che cau­sa più frequente dell'uccisione dei figli sia la psicosi melanconica. Inoltre i delitti per motivi di onore sono soltanto cinque.
Se si confrontano i due sessi si osserva una leggera prevalenza della madre (53%), mentre una differenza più significativa si ricava dall'età delle vittime. Il padre difficilmente uccide nei primi an­ni di vita, ma piuttosto dai 10 anni in su; la madre invece più fre­quentemente scarica la sua aggressività verso il figlio neonato o il bambino molto piccolo: raramente dopo i sei anni ed eccezional­mente con bambini più grandi. […].
Se infine volessimo calcolare l'incidenza dei genitori, e rispet­tivamente degli estranei, nelle uccisioni di bambini, considerando un qualsiasi periodo di tempo, dovremmo costatare l'assoluta preponderanza dei parenti assassini sugli assassini non consan­guinei. Per esempio in un semestre, come il primo del 1971, su venti omicidi in danno di minori di 15 anni, tredici sono stati commessi dai genitori (bambini accoltellati, sgozzati, strangolati, avvelenati, bruciati vivi o defenestrati, per ira, depressione, sconforto, impazienza, insofferenza; o perché il figlio piange, è malato, ribelle, si urina addosso; oppure per vendetta o rappre­saglia sull'altro coniuge), due da altri parenti e soltanto cinque da estranei.
È però praticamente impossibile accertare la reale frequenza del figlicidio. Le statistiche sono, per ammissione degli stessi au­tori, lacunose e incomplete, in quanto che si riferiscono ai crimini evidenti o a quelli rivelati e non includono la cifra molto più elevata di morti causate dai genitori che rimangono coperte per numerose ragioni: minacce del colpevole agli altri membri della famiglia, necessità di mantenere a qualunque prezzo la presunta solidità e la sicurezza dell'organizzazione familiare, l’incertezza di natura conflittuale e la tendenza alla negazione in coloro che potrebbero denunciarle ecc.
Comunque, in Inghilterra, si calcola che un terzo degli assassinati abbia meno di 16 anni, e che l’80% delle donne assassine siano figlicide.

Dente avvelenato? Sì, certo. Solo, tenete presente, nessuno nasce col dente avvelenato incorporato: è strada facendo che si avvelena. Vivendo e guardandosi attorno. Questo splendido e documentatissimo saggio – che non è assolutamente un mattone, tranquillizzatevi: scorre via che è un piacere – spiega esaurientemente come e perché i denti dei figli si vadano avvelenando. E non azzardatevi a non leggerlo.

Glauco Carloni – Daniela Nobili, La mamma cattiva, Guaraldi



barbara

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