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Diario


14 dicembre 2007

ZUBIN, AMORE MIO!

All'ultima pagina della recente autobiografia (La partitura della mia vita, Excelsior 1881) Zubin Mehta pone fra i punti fissi della sua vita in primo luogo Israele. C'è qualcosa di istintivo, di passionale, in un amore che dura ininterrotto dal 1961, e che si può sintetizzare nelle sue stesse parole: "Tra la IPO (Israel Philharmonic Orchestra) e me questa scintilla è scoccata molto presto: ci siamo piaciuti sin dal primo istante". Come in ogni specie d'amore ci sono sempre delle misteriose coincidenze alle quali il maestro indiano sembra credere molto. Ad esempio il fatto di essere nato nel 1936, l'anno nel quale Toscanini inaugurò la IPO, allora chiamata Palestine Philharmonic Orchestra.
E' un amore che va oltre la musica fino alla decisione drastica nei confronti degli artisti che per ragioni politiche o per altro disdicono i loro impegni con Israele: costoro non saranno più invitati da lui in altri Paesi ("non sarebbe compatibile con la mia coscienza"). Ci tiene a dichiarare la sua appartenenza alla religione Parsi (fondata da Zoroastro) ma si sforza di scoprire subito dei nessi con l'apocalittica giudaica nel conflitto fra luce e tenebre. E poi Israele gli ricorda Bombay, dove "tutti parlano sempre contemporaneamente, tutti danno continuamente consigli, tutti hanno opinioni decise su tutto".
In Zubin Mehta c'è un altro aspetto singolare: la capacità di essere in Israele fisicamente nei momenti di maggiore pericolo. Bastano due episodi per rendersene conto. Nel 1967, durante la Guerra dei sei giorni, il maestro si trova a Portorico, per il Festival Casals. Alla notizia di un possibile conflitto disdice due grossi impegni, a Parigi e Budapest e, dopo uno scalo a Roma, riparte con un aereo da trasporto della El Al: più tardi gli diranno che quelle casse sulle quali si era accovacciato erano cariche di materiale esplosivo. Una settimana dopo ci sarà per lui un doppio motivo di gioia: la strepitosa vittoria israeliana e le nozze dell'amico Barenboim con Jacqueline du Pré (convertita da poco all'ebraismo).
Facciamo un salto al 1991, alla prima guerra del Golfo. Mehta è a Vienna e sta per partire per gli States per dirigere la New York Philharmonic Orchestra. Prende una decisione su due piedi, lascia tutto e pochi giorni dopo lo troviamo a girare per le strade di Tel Aviv con il sindaco Shlomo "Cheech" Lahat, per rassicurare la gente che non c'era nulla di cui si doveva avere paura.
Mehta nutre da sempre una grande passione per Wagner. In Israele non esiste un divieto ufficiale di eseguire la sua musica ma si tratta di una consuetudine che ha le sue buone ragioni. Già la Palestine Philharmonic Orchestra, durante gli orrori della guerra e in considerazione della Shoah, aveva deciso che non avrebbe mai più suonato musica del compositore tedesco. Nel 1981 Zubin Metha diventa protagonista di un episodio che fece nascere polemiche infuocate. Alla fine di un concerto propose il celebre Preludio e morte di Isotta dal Tristan. Le proteste di una parte del pubblico furono aspre al punto che uno spettatore tentò di salire sul palcoscenico ma fu fermato dall'arco del primo violino Chaim Taub. Qualche giorno dopo, rientrando di notte a casa, fu bloccato da un poliziotto perché era passato con il rosso ma, riconosciuto, fu aspramente redarguito solo per la sua fede wagneriana. Ci fu poi un seguito in Parlamento, con la richiesta, da parte di qualche membro, a lasciare per sempre il Paese. Ma negli stessi giorni venne al maestro da parte della IPO la proposta di diventare direttore a vita dell'orchestra. Offerta che ovviamente fu da lui accettata con entusiasmo.
In tanti anni di felice convivenza le perle sono sparse a larga mano. Ne cito una a caso. Nel 1968 Teddy Kolleck, sindaco di Gerusalemme, lo aveva invitato a suonare sul grande piazzale della chiesa della natività di Betlemme, il Requiem di Verdi, avvertendolo però che era possibile, durante il concerto, un attentato terroristico di Al Fatah: Mehta dichiarerà poi di aver avuto, per tutta la serata, la "sgradevole sensazione" che qualcuno gli stesse puntando contro un fucile, senza peraltro trasmettere all'orchestra e al pubblico la sua angoscia.
Fra i tanti virtuosi che si sono esibiti in Israele con Zubin Mehta non si può dimenticare Arthur Rubinstein il quale, poco prima di morire, espresse il desiderio di registrare con lui e la IPO il Concerto n.1 di Brahms, e questo fu l'ultimo disco del celebre pianista.
Nel futuro di Zubin Mehta Israele rimane ancor oggi al primo posto anche se il maestro sente più di ieri la totale "libertà di volare." E di mettersi magari il peperoncino nella cioccolata, come fu visto fare qualche anno fa allo storico Rivoire di Firenze, fra i presenti insieme divertiti e imbarazzati. (Shalom)

Ho sempre adorato Zubin Mehta, d’istinto, senza sapere perché. Bene, adesso lo so!



barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 14/12/2007 alle 0:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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