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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


20 novembre 2007

IL NOME DEL PADRE

Grande! - e non è forse il più professionale degli incipit per una recensione, ma è sicuramente il più adatto. C'è davvero di tutto in questo libro, un po' romanzo corale, un po' autobiografia, un po' collage di bollettini comunali, bollettini della comunità ebraica, cronache locali e internazionali: c'è l'ebreo pazzo che durante le funzioni religiose va davanti alla chiesa a lanciare oscure profezie degne di Geremia, l'ebreo che deruba il proprio fratello lasciandolo nelle peste, l'ebreo che mette incinta una buona cristiana e poi scappa e mette su un bordello - e nessuno di questi, tuttavia, è presentato in modo tale da suscitare disprezzo. E c'è il mezzo ebreo che, forse a scopo scaramantico, viene battezzato col nome di Jesùs - e poi al Bar mitzvà fa un po' di confusione, si inginocchia per terra e attacca a recitare devotamente il Padrenostro. E la vecchia bigotta e bisbetica, che si trasforma nella più amorevole delle levatrici per far nascere il figlio della colpa. E ci sono sogni e deliri, pogrom e concerti, l'invasione dell'Unione Sovietica e sfilate di carnevale, saggezza e magia, santità e corruzione, calcoli fantastici su come una delle tribù perdute di Israele potrebbe essere arrivata in Sudamerica, tutto mescolato insieme eppure mai confuso. E c'è perfino - udite udite! - un film sulla passione di Cristo che mostra chiaramente quanto Gesù abbia sofferto per colpa di quei maledetti ebrei. Un'opera veramente magistrale, da leggere a rotta di collo - salvo poi pentirsi di averlo finito così in fretta.

Isaac Goldemberg, Il nome del padre, Giuntina



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