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Diario


30 ottobre 2007

QUALCHE NOTIZIA SUL GRANDE MORALIZZATORE

Così, tanto per gradire.

Da "affari italiani"

Libri/ Beppe Grillo, esce la biografia non autorizzata del comico che fa tremare la Casta...
Mercoledí 24.10.2007

«Beppe Grillo»
di Paolo Crecchi e giorgio Rinaldi.
Edizioni Aliberti Editore

Comico, attore, istrione, vero e proprio animale da palcoscenico, che riesce a mettere anche a casa sua i pannelli solari, e a nascondere il Cherokee e la Mercedes Classe A dietro le quinte, Giuseppe Piero Grillo detto Beppe, genovese fino nel più profondo dell'animo, è oggi l'alfiere della lotta al consumismo e al consumo sfrenato, agli aumenti ingiustificati dei prezzi, agli sprechi scemi, alle spese inutili. E, ancora, si fa sostenitore della pubblicità onesta e corretta, dell'informazione cronachistica e non capziosa, della chiarezza di bilancio e della scelta politica. È antipolitica? È ingenuità? È narcisismo? È doppiogiochismo? La prima cosa da fare è osservarlo da vicino, come hanno fatto gli autori, Paolo Crecchi e Giorgio Rinaldi, della sua prima biografia critica, con le sue pagine chiare e le pagine (o)scure e con tanto di glossario e di raccolta delle sue migliori battute e con prefazione di Edmondo Berselli. Le "Pagine (o)scure" raccolgono tutto quello che Grillo non vorrebbe far sapere di sé.
Leggiamone qualche stralcio, così tanto per rinfrescarci la memoria

"Per capire dove vuole andare, cosa vuole fare e soprattutto da dove viene Beppe Grillo, ecco la sua prima biografia critica, con tanto di glossario e di raccolta delle sue migliori battute: la storia di Spartaco che fa tremare la casta sarà vera? È l'8 dicembre 1981, ultimo giorno del ponte di Sant'Ambrogio. Beppe Grillo è a Limone Piemonte con amici, ma non c'è neve sufficiente per sciare. «Si va in macchina sul Tenda»? L'idea è sua, come il potente fuoristrada
Chevrolet che già all'epoca comincia a distinguere i cafoni d'alto bordo dai turisti di massa. Del resto Grillo per le macchine ha un debole, tanto da essere ricordato al volante di una Ferrari 308 (bianca!), una Testarossa e una Porsche prima di convertirsi alle auto elettriche (in realtà oggi ha un altro fuoristrada, un Cherokee, una Toyota ibrida e una Mercedes Classe A per la moglie). La giornata è limpida ma fredda, e si sa che sulla strada militare il ghiaccio è traditore. Qualcuno dirà di averlo sconsigliato, ma lui parte lo stesso: il panorama che si ammira sul costone per Monesi, Piemonte e Liguria di qua e Francia di là, è assolutamente impagabile. Montagne e mare. Vette innevate e valli verdissime. Un Paradiso. All'altezza del Bec Rouge, Alpi francesi, Grillo si rende conto di non governare l'auto. Ecco la cronaca della tragedia pubblicata dal «Secolo XIX» del 9 dicembre 1981: prima che l'auto precipitasse oltre il ciglio, Grillo ha fatto in tempo ad aprire lo sportello e a buttarsi fuori; mentre la Chevrolet rotolava su se stessa per un'ottantina di metri. Mambretti, che viaggiava accanto al guidatore, si è lanciato all'esterno in ritardo, ferendosi gravemente; gli altri sono stati sbalzati fuori dal tetto di materia plastica e maciullati nell'abisso. Il piccolo Francesco Giberti è stato trovato sotto la fiancata dell'auto. Alle invocazioni di Mambretti, unico superstite, Grillo si è calato nel burrone, ma resosi conto che da solo non avrebbe potuto fare nulla per l'amico e gli altri è partito in cerca di soccorso. La famiglia Giberti è distrutta e Grillo viene rinviato a giudizio per omicidio colposo plurimo. Il Tribunale di Cuneo lo assolverà per insufficienza di prove, ma la sentenza verrà ribaltata in appello – un anno e due mesi, con la condizionale – e confermata dalla Cassazione. Dai verbali del processo, 21 Marzo 1984, Grillo: «Per istinto, non so come, saltai giù. Subito dopo corsi a cercare di portare soccorso ai miei amici. Trovai soltanto i corpi dei tre Gilberti, erano già morti, Renzo stava rantolando...» Il presidente chiede quando grillo si accorse di essere finito con la macchina su un lastrone di ghiaccio, lui: «Ho avuto la sensazione fisica di esserci finito sopra ancora prima di vederlo». Il presidente: «Allora non guardava la strada...»...
Certo Beppe incoerente lo è, non solo sul fronte dei requisiti politici più o meno necessari. Che ci fa sul suo pianoforte, nel bel salone della villa di Sant'Ilario, una fotografia che lo ritrae
avvinghiato al presidente degli Stati Uniti Bill Clinton? E perché ha scavato due piscine e coperto un terrazzo di cento metri quadrati, meritandosi i mugugni dei vicini e la disapprovazione del suo dirimpettaio e amico Adriano Sansa? Anche l'amore per i motoscafi,
talmente inquinanti da essere ribattezzati motoschifi dagli ambientalisti, non depone a favore del Grillo filo-ecologico. Tanto più che la sua perizia marinaresca è stata messa in forte dubbio
nientemeno che da un naufragio, in Sardegna, e da un insabbiamento alla foce del Magra. Peccatucci? A volte peccatacci. Come quando la società nata per gestire il patrimonio immobiliare dei Grillo, la Gestimar, chiese il condono tombale. Ecco cosa scrisse l'amministratore unico, il fratello Andrea, nella relazione al bilancio del 2002: «In considerazione della possibilità concessa dalla legge finanziaria 2003 di definire la propria posizione fiscale con riferimento ai periodi di imposta dal 1997 al 2001, fermo restando il
convincimento circa la correttezza e la liceità dell'operato sinora eseguito, si è ritenuto opportuno di avvalersi della fattispecie definitoria di cui all'articolo 9 della predetta legge...»
Al di là del linguaggio, burocraticamente irresistibile, la «predetta legge» è proprio uno dei tanti condoni contro i quali Beppe ama tuonare nei suoi spettacoli-comizio.
(Grazie a lui)

Ecco, questo è l’uomo che ci racconta di voler portare pulizia nella politica. E onestà. E trasparenza. E coerenza. E …



barbara


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