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22 ottobre 2007

TAHAR BEN JELLOUN TRA ODIO E MENZOGNE

Comunicato Honest Reporting Italia 22 ottobre 2007

Tahar Ben Jelloun odia Israele, lo sappiamo. E questo, naturalmente, fa parte dei suoi sacri e inviolabili diritti. Quindi se dicesse cose come "odio Israele" o "Israele mi fa schifo" o addirittura "mi auguro che Israele scompaia", non avremmo alcunché da obiettare. Il fatto è che invece questo suo odio lo maschera da amore per la pace e lo condisce con volgari menzogne, e questo non fa affatto parte dei suoi inviolabili diritti. E pertanto abbiamo parecchio da obiettare. A partire dal titolo dell'articolo pubblicato sull'ultimo numero dell'Espresso, a pagina 19: "Abbattiamo quel muro". Quel muro - che per oltre il 90% del suo tracciato non è affatto muro - che è servito a ridurre drasticamente il numero di attentati terroristici; quel muro che è servito a ridurre drasticamente il numero di israeliani uccisi da terroristi palestinesi; quel muro che - apra bene le orecchie, signor Ben Jelloun - è di conseguenza servito anche a ridurre il numero di palestinesi uccisi dall'esercito israeliano: evidentemente la salvaguardia della vita dei palestinesi non è una priorità per il Nostro.
Tralasciamo l'esordio dell'articolo, una lunga, noiosa e melensa descrizione del suo amichevolissimo incontro con lo scrittore israeliano Amos Oz (e tralasceremo anche in seguito i continui richiami a quanto i due vadano d'amore e d'accordo e quanto si capiscano e quanto si intendano ecc. ecc.), ed entriamo direttamente in medias res.

[...] Ci siamo trovati d'accordo sul fatto che entrambi i popoli sono sfiancati dalla guerra, che intere generazioni di palestinesi e di israeliani sono nati in questo contesto brutale, orribile, e che non conoscono della vita altro se non la violenza e la guerra.
Solo con una robusta dose di malafede è possibile mettere le due cose sullo stesso piano: gli israeliani, che nel proprio atto di nascita hanno l'accettazione e i palestinesi, che nei propri statuti hanno il rifiuto, la negazione, il progetto di distruzione e di sterminio dell'altro; gli israeliani che nella quasi totalità educano i propri figli all'amore per la vita, propria e altrui, e i palestinesi che educano i propri all'amore per la morte; gli israeliani che da oltre sessant'anni non hanno cercato altro che pace e i palestinesi che non hanno cercato altro che guerra e terrorismo.


[...] Amos ha evocato il fanatismo di certi israeliani. Io ho parlato di Hamas che si avvale dell'Islam per portare avanti la propria lotta lacerando dall'interno l'Olp
Forse sarebbe il caso di informare il signor Ben Jelloun che gli israeliani fanatici - che esistono, certo - non hanno dietro di sé un esercito. E non hanno migliaia di tonnellate di armamento pesante. E non vanno farsi esplodere a Gaza o in Cisgiordania in bar ristoranti negozi mercati scuole autobus. E le rare volte che qualcuno di loro uccide qualche palestinese, gli israeliani non scendono per le strade in massa a festeggiare il lieto evento. E il governo li persegue e li sbatte in galera. Oltre a questo è forse il caso di aggiungere che Hamas non può lacerare l'Olp "dall'interno", dato che si è sempre proposto, fin dall'inizio, come "altro", rispetto all'Olp: ossia all'esterno.

e ho ricordato come Sharon, mirando a scatenare una guerra civile tra i palestinesi, abbia favorito l'emergere di Hamas.
innanzitutto ricordiamo che al momento della nascita di Hamas Sharon era ministro dell'industria e del commercio, posizione dalla quale difficilmente poteva avere molta voce in capitolo nelle questioni relative alla difesa; in secondo luogo potremmo avere qualche notizia sulle fonti che avrebbero rivelato che lo scopo di un eventuale sostegno ad Hamas sarebbe stato lo scatenamento della guerra civile?

[...] Resta il fatto che uno dei partner è forte e l'altro è debole. In genere, sta a quello forte tendere la mano a quello debole.
Cosa che Israele ha fatto un'infinità di volte. Ricevendone regolarmente in cambio - con le uniche eccezioni di Anwar al Sadat e di re Hussein, che erano realmente interessati alla pace - guerra e terrorismo, morte e distruzione. È forse per questo che Ben Jelloun vuole che Israele lo rifaccia?

[...] Meglio sarebbe essere modesti e chiedere semplicemente rispetto: rispetto per la storia, per le aspirazioni di un popolo senza patria dal 1948,
no, egregio signore, i palestinesi non sono "senza patria" dal 1948: i palestinesi non avevano una patria che sia poi stata rubata nel 1948 dai cattivi sionisti. I palestinesi non hanno mai avuto, nel corso della storia, una patria. Anche perché tutte le volte che hanno avuto la possibilità di averne una l'hanno sdegnosamente rifiutata, perfino quando la patria offerta era questa, su tutto il territorio del mandato britannico con cancellazione di ogni Stato ebraico, contenuta nel Libro Bianco inglese del 1939, rifiutata dal Gran Muftì e dal «Consiglio palestinese». (Suggeriamo ai nostri lettori di dare un'occhiata anche a questo filmato, estremamente utile a rinfrescare la memoria sui fatti realmente accaduti).

rispetto per una coesistenza che non sarà semplice, ma che è assolutamente necessaria. Altrimenti? Altrimenti si cascherà nello scenario peggiore, quello formulato dai cinici, che vuole che questa regione sia condannata alla guerra eterna.
Questo non è uno scenario formulato dai cinici: è una realtà messa in atto e tenacemente perseguita dai palestinesi e dagli stati arabi.


Se non è possibile vivere insieme, viviamo almeno separati in attesa che si plachi e sia bonificata questa situazione di vecchi rancori, odi, diffidenza e paure.
Ma guardi che questo è già stato fatto, signor Ben Jelloun: non gliel'hanno detto? Israele si è ritirata da Gaza, sono passati più di due anni. Israele si è separata dai palestinesi di Gaza affinché si placasse e si bonificasse quella situazione, e affinché i palestinesi potessero cominciare a costruire il loro stato. E lo sa che cosa è successo? Che i palestinesi hanno distrutto Gaza. Distrutto le serre, distrutto le coltivazioni, distrutto tutto. E sparano ogni giorno su Israele. E poi si fanno la guerra anche fra di loro, centinaia di morti, un'infinità di feriti, un autentico macello. Ma davvero non le hanno detto niente?

[...] "Siate coraggiosi, abbattete il muro!".
Ah, ecco, finalmente ci è arrivato: ciò che serve a salvare le vite degli israeliani va eliminato! E se ciò che salva le vite degli israeliani ha dimostrato di essere utile a risparmiare anche quelle dei palestinesi, fa niente: muoia Sansone con tutti i filistei! D'altra parte non era solito dirlo anche Arafat, che era pronto a sacrificare anche mille martiri bambini pur di giungere all'eliminazione di Israele? E non è da oltre sessant'anni che i fratelli arabi di Ben Jelloun usano i palestinesi come carne da cannone?

Perché quel muro, fisico, ma anche psicologico, è una vergogna che non ha fatto altro che esacerbare il conflitto.
No, caro signore: quel "muro" non ha fatto altro che salvare vite e a rendere il conflitto molto meno cruento. E questo lo sa anche lei perché è sotto gli occhi di tutti, e solo una spudoratezza senza limiti può indurre ad affermare il contrario.

Se tutto ciò fosse solo nelle mani di noi scrittori, da tempo in Palestina e in Israele regnerebbe la pace.
Non ne dubitiamo: se le scelte fossero nelle Sue mani da lungo tempo in Israele (e forse anche in Palestina) regnerebbe la pace. Eterna.

[...] Mentre dialoghiamo, un gruppo di soldati israeliani è penetrato nella Striscia di Gaza e ha ucciso due palestinesi sospettati di essere dei terroristi.
Mentre dialogava il signor Ben Jelloun si è un tantino dimenticato di alcune migliaia di razzi lanciati da Gaza su Israele; mentre dialogava il signor Ben Jelloun si è dimenticato di decine di israeliani uccisi da quei razzi; mentre dialogava il signor Ben Jelloun si è dimenticato di case e auto distrutte da quei razzi, si è dimenticato di un'intera città che da anni vive nel terrore a causa di quei razzi, si è dimenticato degli infiniti atti di guerra portati continuamente dalla striscia di Gaza in territorio israeliano. Tutto ciò che sa, il signor Ben Jelloun, è che un gruppo di soldati israeliani un bel giorno, così, senza un perché, si sono inventati di andare a fare un'incursione e di ammazzare due poveri cristi sospettati - si badi bene, solo sospettati - di essere terroristi.

Il linguaggio degli scrittori non ha niente a che vedere con quello dei militari. Purtroppo.
Purtroppo?

Proviamo a rinfrescare un po' la memoria al signor Ben Jelloun, scrivendogli a espresso@espressoedit.it.


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