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6 settembre 2007

IL VANGELO SECONDO LUCIA ANNUNZIATA (LA STAMPA)

Comunicato Honest Reporting Italia 6 settembre 2007

Nella rubrica "POSTA, RISPOSTA", curata da Lucia Annunziata, nella sezione "Lettere e Commenti" (pag. 34) della Stampa del 04/09/2007 compare questa lettera, che si pone alcune ragionevoli domande:

Perchè in Palestina cresce la disoccupazione

Padre Abusahlia ha perfettamente ragione. Non solo gli aiuti economici ai palestinesi non li aiutano -a parte il fatto che la maggior parte non va al popolo palestinese ma nelle tasche di alcuni capi - ma anche li spingono a non cercare una via d'uscita da soli. Il solo mezzo di aiutarli è offrire loro la possibilità materiale e psicologica di lavorare, in un modo o in un altro. Come fa il padre. Bisogna dar loro il gusto di uscirsene da soli, con un minimo di aiuto per cominciare. Proprio come in alcuni paesi europei si fa con i disoccupati. Bisogna disilludersi sul loro fatalismo ancestrale -che viene loro anche dalla religione. Se non avessero gli occhi bendati dall'odio verso gli ebrei, potrebbero guardare cosa questi ultimi hanno fatto quando sono arrivati in Israele -la loro terra, è vero, ma cosa ne avevano fatto? Assolutamente niente. E gli ebrei, appena arrivati, hanno lavorato questa terra che non dava nulla e l'hanno fatta fruttare. Così i palestinesi, anzichè abbandonarsi all'odio e aspettare gli aiuti dall'alto,
dovrebbero cercare qualsiasi lavoro, qualsiasi attività, pur di non restare senza far niente. Il padre è un ottimo esempio. Forse sarebbe bene rivolgersi a lui e dare a lui l'aiuto necessario per far lavorare i palestinesi.
Costanza Thompson Pasquali

Lucia Annunziata, il cui devoto
amore per i terroristi è noto da sempre, non si lascia scappare l'occasione per seminare un po' disinformazione, e risponde quanto segue:

E' assolutamente vero che molti degli aiuti che vanno alla Palestina finiscono nelle capaci tasche di corrotti dirigenti.
E questo sarebbe il meno, signora Annunziata: il fatto è che finiscono anche - anzi, soprattutto - nell'acquisto di armi ed esplosivi, nell'allestimento di campi in cui addestrare i bambini a usare le armi e a sgozzare gli israeliani, nell'approntare programmi televisivi per "educare" i bambini di due anni al "martirio". Eccetera eccetera. Ossia vengono usati per produrre attivamente morte, per gli israeliani e per i palestinesi.

E' il male di moltissimi paesi mediorientali ( e non solo ) la cui classe dirigente può impunemente prosperare proprio a causa della situazione politica locale di tensione, che rende difficile ogni ricambio e ogni pressione dall'estero.
Situazione di tensione voluta e provocata da chi? Determinata da che cosa?

Sono dunque d'accordo sul fatto che ai palestinesi sarebbe necessario lavorare indipendentemente. Ma dove e come dovrebbero lavorare, oggi, i palestinesi?
Per esempio nelle serre lasciate dagli israeliani a Gaza, se non le avessero ridotte così, per esempio nelle fabbriche, nelle officine, nelle scuole, negli ospedali che avrebbero potuto costruire coi soldi investiti nel terrorismo, per esempio in Israele, come facevano prima che il terrorismo da loro scatenato lo rendesse impossibile, per esempio scavando pozzi e dissodando le terre sterili, come hanno fatto gli israeliani, invece che frignare che sono senz'acqua e senza terre fertili. Suvvia, signora Annunziata, faccia un piccolo sforzo, e vedrà che riuscirà a trovare anche qualche altra risposta.

Non so se si è mai recata nei Territori. E' una visita necessaria, per chi ha a cuore Israele. La disoccupazione in Palestina è enorme, ed è progressivamente cresciuta in questi ultimi anni, per una ragione molto semplice: l'inasprimento delle tensioni, con conseguente inasprimento dei controlli per entrare in Israele, ha nei fatti troncato ogni possibile mercato del lavoro.
E il terrorismo, naturalmente, non esiste. Gli attentati non esistono. La violenza non esiste. Il perseguimento dell'obiettivo della distruzione di Israele non esiste. Gli scontri fra Hamas e al-Fatah, già attivissimi quando ancora viveva Arafat e non certo novità di queste ultime settimane, non esistono. Per la signora Annunziata esiste solo un "molto semplice" inasprimento delle tensioni. Piovuto da non si sa dove, arrivato non si sa perché.

Le principali attività economiche della Palestina sono la manovalanza per Israele e la produzione agricola per esportazione interna verso Israele: entrambe queste attività hanno sofferto molto delle restrizioni militari agli accessi.
E naturalmente alla signora non viene da chiedersi come mai al governo israeliano un bel giorno sia venuta l'idea di porre restrizioni militari agli accessi.

Peggiori le condizioni di Gaza, che è un unico campo profughi su una spiaggia.
Peggiori le condizioni di Gaza, che non è più "occupata". Peggiori le condizioni di Gaza DA QUANDO non è più occupata: non le viene voglia di porsi qualche domanda, signora Annunziata? E non le viene da chiedersi come mai ci siano campi profughi in territori che non sono sotto la famigerata occupazione sionista bensì sotto amministrazione palestinese? E non le viene da chiedersi come mai ci sia solo una spiaggia in un territorio che, quando c'erano gli israeliani, era pieno di campi e prati e orti e giardini che, tra l'altro, davano lavoro anche a un gran numero di palestinesi?

Israele ha dovuto difendersi; le restrizioni all'ingresso di palestinesi sono servite. Ma non possiamo nasconderci che queste misure hanno finito col distruggere quel tessuto lavorativo modesto ma operoso intorno a cui per altro Palestina e Israele si sono intrecciate, e che infatti ha continuato a funzionare durante tutta l'occupazione.
Come classificare quest'ultimo sgangherato e contorto periodo? Ignoranza storica? Disinformazione programmata? Confusione mentale? A parte la fabbricazione di una Palestina al fianco di Israele, che non è mai esistita perché i fratelli arabi non le hanno permesso di nascere, in che cosa consisterebbe esattamente quel "tessuto lavorativo modesto ma operoso intorno a cui per altro Palestina e Israele si sono intrecciate"? O meglio, che cosa significa questa sconclusionatissima frase? E anche a voler supporre che abbia un qualche significato, vogliamo prendere in considerazione i motivi che hanno indotto Israele a mettere in atto tali restrizioni? Vogliamo ricordare chi ne è stato la causa? Vogliamo chiederci se sono più importanti dei beni materiali o la vita di centinaia di civili innocenti?

Se vogliamo chiederlo anche a Lucia Annunziata, scriviamo a
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