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Diario


18 agosto 2007

UN ALTRO ESEMPIO DELLA REGOLA «DUE PESI E DUE MISURE»

Ancora un articolo vecchio (è davvero un pozzo senza fondo, quello dei miei archivi!) ma sempre utile.

L'Unione Europea si oppone al "diritto al ritorno" di
Steven Plaut

Il "diritto al ritorno" ha interessato una gran parte della stampa mondiale nelle ultime settimane, ma questa volta - tanto per cambiare - NON si tratta del preteso "diritto" dei palestinesi a ritornare sul territorio d'Israele. Il dibattito, del tutto nuovo, riguarda il diritto al ritorno dei tedeschi etnici, di cui almeno 15 milioni sono stati espulsi dalla loro patria alla fine della seconda guerra mondiale. Improvvisamente sono diventati oggetto d'interesse per il semplice motivo che molti paesi che li hanno espulsi dopo la seconda guerra mondiale sono diventati membri a pieno titolo dell'Unione Europea, o sono in procinto di diventarlo.
Si è sollevata un'ondata di tentativi, da parte dei tedeschi etnici espulsi da quei paesi, di recuperare i loro beni e in qualche caso perfino, se possibile, di rientrare nelle loro vecchie case. Ma le loro chances di riuscirci sono minime. Questo perché l'Unione Europea, guidata in questo dalla stessa Germania, si è irrevocabilmente opposta ad ogni "diritto al ritorno" per i profughi d'origine tedesca. Sì, la stessa Unione Europea che insiste nel dire che i "profughi palestinesi" hanno un diritto inalienabile a ritornare nei territori d'Israele, non riconosce lo stesso diritto ai profughi d'origine tedesca.
Prima della seconda guerra mondiale, c'è stata una grande diaspora di tedeschi etnici in tutta l'Europa centrale e orientale. Molti provenivano da famiglie che erano emigrate al tempo del Medio Evo e anche prima. Abitavano in Polonia, Russia, Cecoslovacchia, Paesi Baltici, Ungheria e Balcani. In certe zone si erano insediati quando quei paesi erano stati assorbiti nell'Impero Asburgico o liberati dalla dominazione ottomana. Erano arrivati come mercanti, funzionari civili istruiti, bottegai, mercenari, missionari o altro. In maggior parte vivevano nelle città ed erano quasi i soli artigiani non agricoli nelle città dei paesi sottosviluppati. Spesso dominavano le corporazioni. Per una di quelle deliziose ironie della storia, i cristiani tedeschi spesso emigravano verso città e villaggi dell'Europa orientale e centrale fianco a fianco con ebrei germanizzati, e svolgevano spesso le stesse attività commerciali.
Il periodo tra le due guerre mondiali ha visto la radicalizzazione e la nazistificazione di molti di questi tedeschi. La storia più conosciuta è quella dei tedeschi dei Sudeti, che hanno giocato un ruolo importante nell'annientamento della Cecoslovacchia. Quando ricevettero da Hitler il segnale, i tedeschi dei Sudeti scatenarono pogrom, atrocità terroristiche e sollevamenti armati contro la Cecoslovacchia, tutto questo nel nome dell'"autodeterminazione", ma, in realtà, per fornire un alibi all'aggressione nazista. Pretendendo di essere "oppressi" e "occupati" (suona familiare ai partigiani del Medio Oriente?) dalla democratica Cecoslovacchia, la loro "penosa situazione" era la foglia di fico che copriva l'aggressione fascista perpetrata dalla Germania.
La storia si ripeterà ampiamente più tardi, quando saranno i "palestinesi" a giocare il ruolo dei Sudeti, e la loro "penosa situazione" servirà di copertura all'aggressione fatta dagli Stati arabi fascisti contro Israele.
Meno ben conosciute sono le storie di insurrezioni simili e di sedizioni fomentate dalle minoranze tedesche nel resto dell'Europa prima della seconda guerra mondiale. Anche se non tutti i tedeschi etnici hanno apertamente sostenuto e aiutato Hitler, furono comunque parecchi. Dopo la guerra, la maggior parte dei tedeschi etnici furono espulsi, a forza di baionette, dai paesi nei quali avevano vissuto per generazioni, e i profughi furono "rimpatriati" nella Repubblica Federale Tedesca (e, in misura minore, in Austria). Stalin deportò un gran numero di tedeschi etnici della Russia in Siberia e in altre regioni orientali.
A conti fatti, si stima che 15 milioni di tedeschi etnici sono stati espulsi dagli Stati non tedeschi dell'Europa orientale e centrale, tre quarti dei quali provenienti dalla Cecoslovacchia e dalla Polonia (nello stesso periodo, giapponesi etnici sono stati espulsi dalla Manciuria e dalla Corea, essenzialmente per le medesime ragioni).
I profughi tedeschi sono stati assorbiti e reinsediati sul loro suolo dalla Germania (soprattutto dalla Repubblica Federale Tedesca), e senza un centesimo di aiuto dall'UNRWA, l'agenzia dell'Onu per l'aiuto ai profughi che per decenni ha versato somme enormi di denaro contante ai palestinesi. Come i palestinesi, quei tedeschi etnici erano diventati profughi in conseguenza di una guerra d'aggressione scatenata dai loro compatrioti tedeschi, una guerra in cui si sono trovati dalla parte degli sconfitti. Ma, a differenza della maggior parte dei "profughi" palestinesi che divennero profughi perché scapparono dalle zone di combattimento su ordine dei capi della milizia araba al tempo della guerra israeliana d'indipendenza, quei tedeschi sono diventati profughi perché sono stati cacciati di forza dai paesi che li ospitavano DOPO la fine della seconda guerra mondiale. I tedeschi hanno lasciato dietro di loro grandi quantità di beni, mentre quasi tutti i "profughi" palestinesi erano contadini poveri che lavoravano per conto di aristocratici arabi feudali, e che hanno lasciato dietro di loro ben pochi beni o assolutamente nulla.
Ancora più importante è il fatto che la Germania e l'Austria hanno rifiutato a tutti i profughi di nazionalità tedesca il diritto a ritornare nelle loro precedenti nazioni e perfino a ricevere da quei paesi qualsiasi risarcimento, sotto qualsiasi forma. Al contrario, la Germania (ma non l'Austria) ha pagato delle riparazioni ai paesi stessi che hanno espulso i profughi. Eppure, a dire il vero, molti profughi d'origine tedesca erano stati soltanto spettatori innocenti che non erano mai stati nazisti e non avevano maltrattato nessuno.
Ma oggi il governo tedesco e gli eurocrati dicono: niente da fare. Questi profughi tedeschi non sono che pochi milioni di vittime in più oltre ai molti milioni di vittime anonime dei crimini della Germania, e devono semplicemente continuare a vivere senza elemosine. Il loro "risarcimento" consiste nel loro reinsediamento in una Germania libera, democratica, capitalista e prospera.
La Germania stessa ha promulgato la sua propria Legge del Ritorno che consente a tutti i tedeschi etnici di ottenere la cittadinanza di questo paese. Gli stessi eurocrati e i sapientoni dei media che accusano Israele di "razzismo" a causa della sua Legge del Ritorno che accorda automaticamente la cittadinanza agli ebrei che lo richiedono, non hanno mai avuto problemi con una legge "razzista" tedesca dello stesso tipo. Nel frattempo, perfino la commemorazione della situazione dei profughi tedeschi etnici ha incontrato una forte resistenza in Europa.
C'è una lezione da trarre da tutto questo nel 2004. In fin dei conti, per quei tedeschi etnici i motivi legittimi per un risarcimento e per il riottenimento delle loro proprietà sono molto più forti di ogni pretesa "palestinese" a dichiararsi "profugo". I palestinesi hanno giocato esattamente lo stesso ruolo dei tedeschi dei Sudeti, e le pretese di un "diritto all'autodeterminazione" dei palestinesi fanno eco a simili pretese dei tedeschi dei Sudeti negli anni '30. In entrambi i casi, le richieste non sono altro che una foglia di fico che nasconde l'aggressione fascista a una democrazia.
Come i Tories lealisti che fuggirono dai giovani Stati Uniti, non si è mai pensato che i profughi tedeschi etnici dovessero ottenere qualsiasi forma di risarcimento dai paesi da cui sono fuggiti o che li hanno espulsi. Non solo non hanno ricevuto alcun risarcimento da quei paesi, ma la Germania stessa ha pagato dei risarcimenti ai paesi che avevano espulso quei tedeschi etnici, e che erano state vittime dell'aggressione nazista.
Gli stessi dirigenti mondiali e commentatori dei media che esigono che Israele risarcisca i "palestinesi" e consenta loro di "ritornare", dopo quasi sessant'anni, sui territori israeliani, i territori su cui Israele è stato vittima dell'aggressione araba e fascista, non riescono a capire il motivo per cui il problema di questi "profughi palestinesi" dovrebbe cadere esattamente come quello dei profughi etnici tedeschi della fine degli anni '40.
Qual è dunque il vero motivo che spinge gli euro-clowns a disinteressarsi del "diritto al ritorno" dei tedeschi etnici, ma a richiederlo per i "palestinesi"?
La risposta è semplice. La garanzia di un tale diritto ai tedeschi etnici non avrebbe come conseguenza la morte d'Israele. Per questo gli europei non sono interessati.
(FrontPageMagazine.com, 26.08.2004 - trad. www.ilvangelo.org)

Sempre utile, dicevo: perché i nostri giornali queste cose non le scrivono, e la maggior parte della gente non le sa (poi hanno anche il coraggio di accusare noi di fare due pesi e due misure!).


barbara

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