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Diario


9 agosto 2007

TERRORISMO QUESTO SCONOSCIUTO, PER IO DONNA

Comunicato Honest Reporting Italia 9 agosto 2007

L'ultimo numero di Io Donna, in mancanza forse di materiale autoctono sufficientemente disinformante, ha deciso di andare a pescare all'estero; ci offre così, in traduzione, un servizio di sei pagine di Rory McCarthy ripreso da Guardian News&Media intitolato "Donne di Hamas". La cosa che maggiormente salta agli occhi in questo servizio è l'assenza del terrorismo: non è che i terroristi vengano chiamati militanti o attivisti o resistenti o quant'altro, no: è che proprio quella cosa che noi chiamiamo terrorismo e altri chiamano resistenza non esiste. Non c'è. Parlando, per esempio, di Fatma al-Najar vedova settantenne che "fa detonare la cintura esplosiva in vita" e "muore dilaniata", per chiarire il contesto ci viene spiegato che "Sono gli ultimi giorni di una pesante incursione militare israeliana". Perché questa incursione? Non si sa. Forse di motivi proprio non ce ne sono. Poco più avanti si parla delle donne andate a fare da scudi umani ai terroristi asserragliati in una moschea: anche qui ci viene raccontato che "Volevano liberare un gruppo di combattenti" e che poi, nonostante due donne siano state uccise, "la folla è riuscita a liberare i combattenti": perché mai l'esercito israeliano li volesse prendere, anche questo non si sa: nessuna spiegazione, neppure un vago accenno, niente. La figlia di Fatma, poi, intervistata, smentisce le voci secondo cui la madre sarebbe stata depressa e spiega: «Non è vero, ha fatto questo per combattere gli israeliani e cacciarli dalla nostra terra». Qui ci si aspetterebbe che il giornalista facesse presente, se non all'intervistata, almeno ai lettori, che gli israeliani, dalla loro terra, se ne sono andati da un bel po'. E invece niente. E ancora: ci viene raccontato di quando "gli israeliani hanno occupato Beit Hanoun", probabilmente così, per sfizio, visto che di motivazioni non troviamo neppure l'ombra, così come senza spiegazioni sono "cinque mesi di combattimenti [che] hanno lasciato più di 375 palestinesi e cinque israeliani morti". E più avanti: "Un lunedì dello scorso novembre, intorno alle sette del mattino, lo scuolabus stava prelevando i bambini per portarli a lezione. Una scheggia di granata israeliana ha colpito Najwa Khalif, 24 anni, insegnante che sedeva con i suoi due figli di cinque e tre anni. È morta in ospedale". Così: "schegge di granata" che compaiono dal nulla come il lupo cattivo delle favole, non si sa da dove, non si sa perché, in un vuoto pneumatico totale. E prosegue: "I bambini dello scuolabus hanno subito un profondo trauma. I loro disegni colorati mostrano immagini del bus, lettighe, razzi (razzi? Non erano i palestinesi quelli che lanciano i razzi e ammazzano gli israeliani?), carri armati (carri armati? C'erano anche i carri armati? E lo scuolabus stava prelevando i bambini e la donna se ne stava tranquillamente seduta coi due figli lì, in mezzo ai carri armati che sparavano, i razzi che volavano e tutto il resto?) e, in quasi tutti, scarabocchi di sangue a piena pagina. «Questa è l'occupazione. Gli israeliani non fanno differenza fra bimbi e soldati» (in grassetto nel testo) dice la preside Hamuda": e anche qui l'autore dimentica bellamente di notare che l'occupazione è finita da un pezzo. Addirittura esilarante, se non fosse tragica, la nota inserita nella presentazione della terrorista suicida Mirvat Masoud: "I suoi appoggiano Fatah, la più moderata delle fazioni palestinesi": e qualcuno dovrebbe trovare il coraggio di dirlo, al signor McCarthy, che la costituzione del "moderato" Fatah prevede tuttora la distruzione di Israele come obiettivo primario e irrinunciabile. Insomma, sei pagine di israeliani che uccidono e palestinesi che restano uccisi, così, senza una sola ragione al mondo. E un drammatico ritiro israeliano da Gaza semplicemente ignorato. A completare la favoletta, le foto di Alexandra Boulat: una, di una pagina e mezza, recante la didascalia "Alunni di una scuola distrutta dagli israeliani a Beit Hanoun (Gaza) portano le sedie per la lezione all'aperto tra le macerie", l'altra, su mezza pagina, "Una famiglia riesce a sorridere tra i detriti della casa bombardata dalle truppe di Israele nella Striscia di Gaza": gli israeliani bombardano, gli israeliani colpiscono, gli israeliani distruggono, gli israeliani riducono tutto in "macerie" e "detriti". Il terrorismo non c'è. I Qassam non ci sono. Gli israeliani ammazzati non ci sono. Un'intera città che da sette anni vive nel terrore non c'è. Niente c'è in questo inverecondo articolo, se non una gigantesca, mostruosa disinformazione finalizzata alla demonizzazione di Israele e alla santificazione dei palestinesi.
L'indirizzo di Io donna è
iodonna@rcs.it.


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