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Diario


17 giugno 2007

30 MAGGIO 2007 – UN GIORNO A SDEROT

Per non dimenticare il martirio di una città, il martirio di una popolazione, di fronte al quale il mondo intero chiude occhi e orecchie.

La testimonianza di Yankele Snir, direttore del KH per l’Europa

08:00
: Parto per una visita alla città di Sderot e al consiglio regionale dello Shaar Hanegev. In macchina alla mia destra siede Anna Marie, norvegese e già leader dell’organizzazione Cristiani per Israele. “Quando cadono i razzi kassam il mio posto è con voi”, dice. “Quando sono con voi il mio cuore si gonfia, la mia anima si libra; sono venuta per sostenervi e scopro di essere io a venire incoraggiata”.

Nel sedile posteriore siede Maarten, alto e giovane, appartiene a una delle famiglie che trenta anni fa hanno fondato i Christenen voor Israel. Maarten ha lavorato per mesi come volontario in diversi uffici del Keren Hayesod. Oggi è il giornalista che ci accompagna in questo viaggio, con il suo computer portatile, la sua macchina fotografica e due occhi attenti alla realtà che lo circonda.
Nella macchina dietro alla nostra ci sono due giornalisti della televisione norvegese, che ci accompagnano per filmare la giornata. Mostreranno al pubblico europeo ciò che i media da troppo tempo dimenticano di mostrare…



09:25
: Entriamo a Sderot. C’è molta calma. È un bene? Forse. Negli ultimi anni questa città di 24.000 abitanti ha visto cadere sulle sue case 500 razzi kassam; altri 3.000 sono caduti nelle vicinanze. Avi Sulimani ci sta aspettando vicino al centro sportivo costruito dalla campagna italiana del KH. Avi è la Florence Nightingale del Dipartimento per la Gioventù e la Cultura di Sderot, cui fa capo l’intera gamma dei servizi educativi di carattere informale. Ma nella complicata realtà di oggi Avi deve occuparsi di molto più di questo. I genitori di Avi sono arrivati in Israele dal Marocco nel 1951; la loro prima casa è stata una tenda. Qualche tempo dopo si sono trasferiti in una capanna e alla fine hanno costruito una casa a Sderot. Non hanno alcuna intenzione di lasciare la città.
Avi sale in macchina e comincia a dare ordini: “Aprite i finestrini, così potete sentire l’allarme. Quando lo sentite avete 15 secondi per trovare rifugio!”. Penso che la scorsa settimana 15 secondi non sono bastati a Oshri Oz. Oshri Z”l, tecnico di computer e padre di un bambino di tre anni, era venuto a Sderot da Tel Aviv per una chiamata di servizio; il razzo è caduto vicino alla sua macchina, uccidendolo all’istante.
Avi ci mostra la città. Molti degli edifici sono sfregiati, le ambulanze sono pronte, i soldati sono appostati in vari punti, pronti ad aiutare se necessario. I volti delle persone sono seri, quasi disperati, in particolare quelli dei piccoli commercianti, che sono sull’orlo della bancarotta. La metà della popolazione di Sderot è composta da immigrati.



09:45
: Ci fermiamo di fronte alla nuova sede del club giovanile Bnei Akiva, cui è stato dato il nome di Ella Abekasis. Nel gennaio del 2005 Ella, una dolce giovane donna di diciasette anni, stava tornando a casa insieme al fratello Tamir di nove anni dopo aver partecipato a un programma presso il locale club Bnei Akiva (Bnei Akiva è il movimento giovanile affiliato con il movimento sionista religioso). Improvvisamente è partito l’allarme: “Rosso! Rosso!” Ella ha afferrato il fratello e lo ha buttato a terra, coprendolo con il proprio corpo, per proteggerlo dalle schegge del razzo kassam caduto a pochi passi da loro. In ospedale Ella ha lottato per giorni contro la morte, invano. Tamir, colpito dalle schegge in tutto il corpo, è sopravvissuto. Yonatan, il padre di Ella, ci aspetta all’entrata del club. Ci guida con orgoglio fino alla stanza dedicata alla memoria di Ella. Con le lacrime agli occhi racconta: “Sapevamo che la fine era vicina, anche quando eravamo seduti accanto al suo letto in ospedale. Il telefono ha suonato; era il primo ministro Ariel Sharon. Arik ci ha chiesto come stavamo e ha cercato di sollevarci il morale; poi ha chiesto che cosa poteva fare? Gli ho risposto: gli assassini hanno fatto a pezzi il suo corpo, ma nessuno può sconfiggere il suo spirito. Ella ci ha lasciato un modello autendico di vera devozione, di generosità, di amicizia sincera nel suo circolo Bnei Akiva. Ciò che vorrei che Lei facesse, signor primo ministro, è aiutare a costruire una sede adeguata per i programmi del movimento; in questo modo lo spirito e la memoria della mia dolcissima Ella vivranno per sempre”.
Due anni dopo sono qui a guardare con le lacrime agli occhi la gigantografia di Ella che è stata appesa nell’ingresso di questo bellissimo club.
10:15: Entriamo nella stazione di polizia di Sderot. Nel cortile c’è un’enorme pila di parti di razzi kassam che sono caduti sulla città. Una pila di metallo con un unico obiettivo: uccidere, distruggere. Non c’è fine al dialogo di metallo con ‘Hamas’. Per un attimo mi immagino una realtà diversa e mi perdo in una fantasia: dal momento che Sderot è la città natale di un certo numero di musicisti e cantanti di successo, vedo un concerto notturno sulla spiaggia di Gaza con 100.000 abitanti della città palestinese che felici applaudono Kobi Oz e la sua band.



10:30
: Raggiungiamo il centro giovanile di Sderot. Nel novembre del 2006 abbiamo inaugurato questo edificio con una delegazione del KH olandese. Il KH olandese ha fatto una generosa donazione per completare il centro giovanile. Gli uffici di Avi sono qui, qui dove si svolgono le attività sociali e culturali. Al momento è in via di completamento un auditorium per trecento persone. Il centro giovanile è particolarmente pulito, eccezion fatta per una stanza. Una settimana fa il tetto del centro è stato colpito in pieno; il razzo è caduto proprio in mezzo allo studio di danza. Per fortuna erano le 6:30 del mattino. Lo studio è completamente distrutto; nelle prossime settimane dozzine di giovani studenti di danza classica dovranno trovare un’altra sede per fare lezione. I ballerini di salsa si trasferiranno in una sede temporanea, quelli di danze popolari hanno già trovato un’alternativa. Il messaggio è chiaro: Sderot non smetterà di ballare, alla faccia dei razzi kassam.



11:30 :
Raggiungiamo gli uffici del consiglio regionale dello Shaar Hanegev. Da molti anni le campagne del KH contribuiscono allo sviluppo dell’area Sderot – Shaar Hanegev. Incontriamo il presidente del consiglio regionale, Alon Schuster. Benché io abbia visitato questa regione in molte occasioni, questa visita è diversa. Alon è più serio del solito, più riservato: deve gestire i problemi sempre nuovi e sempre più gravi che affliggono le popolazioni più vicine alla striscia di Gaza, problemi seri, legati alla sicurezza delle istituzioni pubbliche e delle case dei privati cittadini minacciate dai razzi kassam e a una realtà economica che difficilmente riesce ad attrarre investimenti e in cui lo sviluppo diventa quasi impossibile. La domanda è: fino a quando? Quando finirà tutto questo?
La tradizione sionista ha sempre dato la medesima risposta: reazione. Nonostante i 3.500 razzi kassam che sono caduti in questa regione, il numero degli abitanti è cresciuto dal 2002. Nuovi quartieri sono sorti in quasi tutti gli insediamenti e tutti i lotti sono stati comprati!
Un gruppo di giovani è arrivato insieme al moshav Yachini, vicino a Sderot, per partecipare al progetto “Ayalim” (”Cervi”, in italiano) sponsorizzato dal KH e dall’Agenzia Ebraica.
Questi ragazzi stanno colonizzando la regione come la prima generazione di pionieri aveva fatto 70 anni fa. Costruiscono le loro case, studiano presso il locale collegio universitario e dedicano molte ore a servizi di volontariato nella zona. Se questa notizia potesse attraversare il marmo della tomba di David Ben Gurion, che non si trova molto lontano da qui, lo vedremmo sorridere e fare ciao con la mano ai ragazzi..!
Alon è il rettore del collegio universitario Sapir, vicino a Sderot. Sapir è il prodotto di una visione della leadership locale che, pur andando contro ogni logica, è diventata realtà, trasformandosi in un’istituzione accademica frequentata ogni giorno da migliaia di studenti. Le gru lavorano senza sosta per costruire un altro edificio, un altro piano; i trattori spianano i terreni e i giardinieri miracolosamente piantano erba e palme nel mezzo del deserto. Tuttavia, la paura dei razzi kassam incombe su tutto questo – chi tornerà in classe il prossimo settembre???



11:45
: La porta dell’ufficio di Alon Schuster si apre improvvisamente. La segretaria è in uno stato di: “Non avete sentito la sirena?” No, non abbiamo sentito. Solo un momento prima un razzo kassam ha colpito una casa nel quartiere settentrionale di Sderot. La vita di Edward Mirzayev è cambiata in un attimo quando il razzo è caduto sulla sua casa. Torneremo a parlare di Edward tra breve.
12:15
: Siamo arrivati al campus Sapir presso il consiglio regionale dello Shaar Hanegev. Questo meraviglioso sistema educativo sta vivendo la sfida più dura che abbia mai dovuto affrontare. Dal momento che non tutte le classi sono a prova di missile, le lezioni sono state trasferite altrove. Visitiamo una classe che è stata colpita da un kassam solo due settimane fa, solo alcuni secondi dopo che gli studenti erano corsi fuori. L’insegnante che ha chiuso la porta è stata raggiunta da schegge in tutto il corpo.
Nello Shaar Hanegev educano alla pace, nello Shaar Hanegev insegnano la co-esistenza, nello Shaar Hanegev organizzano programmi per bambini ebrei, arabi e beduini perché possano incontrarsi e conoscersi. Nello Shaar Hanegev la sicurezza di questi piccolo scolari è nelle mani dei terroristi di Gaza...
Ohad, uno studente della classe undicesima, ci racconta: “Abito in un moshav che si trova fuori dal raggio dei kassam e vengo a scuola ogni giorno con l’autobus. Per me salire sull’autobus ogni giorno è come giocare alla roulette russa. L’unico problema è che in questo gioco non ci sono vincitori …!” Sua madre lo chiama ogni due ore per sapere come sta.
12:30
: Isolato 520, il quartiere Neve Eshkol di Sderot. Ci stiamo dirigendo verso la casa che è stata colpita da un razzo kassam meno di un’ora fa. Edward Mirzayev è seduto nel suo appartamento al quarto piano, e piange e ride allo stesso tempo. Piange per la sua casa, che è stata distrutta e ride per la sua buona sorte: sua moglie e i suoi tre figli sono a Ramla per far visita alla nonna. Nessuno è stato ferito, ma due appartamenti sono stati distrutti. Frammenti di vetro sono sparsi su tutto il pavimento, i mobili della cucina sono volati in tutte le stanze. I giornalisti della televisione norvegese lo intervistano: Odia ‘Hamas’ a Gaza? Lui dice di no. Il governo norvegese deve continuare a mandare fondi all’Autorità Palestinese? No, risponde Edward: dovrebbero mandare cibo e medicine, dal momento che il denaro non arriva a chi ne ha bisogno… Persino in questo momento difficile in cui la sua casa è stata distrutta Edward, secondo me, si mantiene lucido e pensa logicamente. Siamo scesi due piani sotto, dove nell’appartamento n. 6 troviamo due bambini di 10 mesi. Lo spostamento d’aria causato dalla bomba ha rotto i vetri ma i bambini sono incolumi.
All’entrata dell’edificio troviamo una folla di persone; la loro ira è palese. Quando la smetteranno di essere colpiti dai razzi kassam?
13:30
: Ritorniamo a Gerusalemme. Siamo tutti molto silenziosi sulla via del ritorno. Avi Sulimani chiama con una lista urgente di cose di cui hanno bisogno. Oggi, nella zona di Sderot, sono caduti cinque razzi kassam, fortunatamente senza causare vittime. Mi torna alla mente la foto di Ella Abekasis. Possiamo giustificare il suo sacrificio con le soluzioni che adottiamo per proteggere la città di Sderot e i suoi abitanti? Sarà il tempo a dircelo. (Keren Hayesod, 06.06.07)

barbara


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