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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


16 giugno 2007

A SCUOLA, PER ESEMPIO

A scuola per esempio succede che in prima, all’inizio dell’anno, viene spiegato che i compiti in classe si fanno in due ore, e dato che l’ora doppia c’è il sabato, è di sabato che si faranno. Allora una scolaro alza la mano e dice: “Io non posso farli: il sabato ho gli allenamenti e le gare di nuoto”. Dico, ragazzo mio, potrai saltare UN compito, non I compiti. Dice, ma io il sabato ho gli allenamenti e le gare di nuoto, se lei fa il compito di sabato io non lo faccio. Dico, va bene, vorrà dire che se non ho neanche un voto ti dovrò mettere in pagella “non classificato”. Mi arriva la madre furibonda, dice lui il sabato ha gli allenamenti e le gare, e i compiti in classe non li fa. Dico, scusi, prima verrebbe la scuola. Dice: niente vero! Ha detto l’allenatore che PRIIIMA viene il nuoto e DOOOPO tutto il resto, e lei la deve smettere di terrorizzarlo raccontandogli di queste balle che gli dà non classificato in pagella, guardi che vado dal preside, sa. (Io adesso la faccio corta perché detesto annoiare, ma la cosa è durata quasi tre quarti d’ora con lei che continuava a ripetere all’infinito tutta la sequenza e io che tentavo, inutilmente, di chiudere il discorso).
A scuola per esempio succede che all’udienza dico a una mamma che il ragazzo mi è già venuto senza compito per sei volte, e lei promette che d’ora in poi gli starà dietro di più ed eviterà che torni a succedere. Quando viene senza compito per l’ottava volta, gli scrivo una nota nel diario, e il giorno dopo mi porta una firma lampantemente falsa. Naturalmente lui giura che è autentica e io gli dico va bene, se è autentica non avrai problemi a dire a tuo padre che non mi piace e che ne voglio un’altra. Il giorno dopo mi porta una firma sicuramente autentica ma … non sulla pagina del diario bensì su una strisciolina di carta bianca incollata sulla pagina del diario. Scrivo una lettera in cui do conto dell’accaduto e la faccio spedire dalla segreteria. Mi arriva il padre. Dice che le firme sono sue. Tutte e due. Mi spiega che la prima gli è venuta strana perché era arrabbiato. Con l’altra è successo che nella pagina del diario si era fatto (?) un buco e allora il ragazzo per coprirlo ci ha incollato sopra quella striscia di carta (diversa dalla carta del diario?! Sì, perché?) e lui sbadatamente ha firmato proprio sopra lì senza riflettere che la cosa mi avrebbe potuta insospettire.
A scuola per esempio succede che mando una lettera a casa per informare che uno scolaro ha ripetutamente aggredito un compagno, correndogli anche dietro fuori dalla scuola, nonostante una prima volta lo avessi fermato e ammonito di piantarla. Dalla segreteria mi informano che all’una e tre quarti arriverà la mamma dello scolaro. La mia ora di udienza è alle dodici e un quarto; mi può andare bene anche all’una e tre quarti, ma non sarebbe stato male mandarmi prima a chiedere se mi va bene. Comunque. All’una e tre quarti io sono lì, e lei no. Arriva con un quarto d’ora di ritardo; naturalmente si guarda bene dallo scusarsi. Dico, guardi, stavolta mi sono proprio arrabbiata sul serio. Dice, sì ma senza motivo, a quanto ho sentito. Perché lei non è venuta per sentire la mia versione dei fatti, neanche per sogno: lei è venuta a dirmi che siccome la mia versione è diversa da quella di suo figlio, allora è chiaro che io conto balle. Perché, e questo me lo dice proprio esplicitamente, fra me e suo figlio, lei crede a suo figlio. Nonostante sia stato documentatamente beccato a mentire almeno una dozzina di volte.
A scuola per esempio succede che alla fine dell’ora dico “Allora per casa mi fate …” “Per domani?” “No caro, io domani ho il giorno libero e dormo”. E i genitori vanno in massa dal preside a protestare perché sfotto i ragazzi dicendogli che io dormo mentre loro invece devono lavorare (e il preside me ne viene a chiedere conto).
A scuola per esempio succede che un terzo di classe mi arriva senza compito e io li sgrido. E una mamma mi viene a chiedere inorridita: “Ma è vero quello che ho sentito dire, che lei sgrida?!?” (Oggi è stato l’ultimo giorno di scuola, non so se si sia capito).

“That is not what I meant at all.
That is not it, at all.”

(In the room the women come and go
Talking of Michelangelo)

(Do I dare
Disturb the universe?)

In silenzio, a testa bassa, si allontana. Dissolvenza.

barbara


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permalink | inviato da ilblogdibarbara il 16/6/2007 alle 18:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (109) | Versione per la stampa
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