.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


15 giugno 2007

GLI ARABI? MASSÌ, IGNORIAMOLI!

(quando non servono ai nostri scopi)

Il professore arabo boicottato dai britannici


Da un articolo di Amir Hanifes



Come titolare di due lauree all’Università di Haifa in procinto di conseguire il PhD presso l’Università di Londra, ho partecipato a Bournemouth al congresso della UCU (sindacato dei docenti universitari e di college britannici) in qualità di delegato israeliano a nome dell’Israeli Council for Academic Freedom.
Il dibattito al congresso sull’imposizione di un boicottaggio contro l’accademia israeliana si è svolto in un’atmosfera di aperta ostilità, ignorando completamente i dati di fatto che noi venivamo illustrando circa l' effettivo esercizio della libertà d’espressione e di ricerca nelle istituzioni israeliane di studi superiori.
Le prove che i docenti universitari israeliani con vedute pro-palestinesi possono esprimere le loro opinioni senza problemi sia nelle loro attività didattica e di ricerca sia sui mass-media, non ha influito minimamente sul dibattito.
Quando abbiamo presentato un elenco di organizzazioni e centri di ricerca che operano nel quadro delle università israeliane vantando esplicite forme di cooperazione israelo-palestinese e israelo-araba, con lo scopo dichiarato di promuovere legami fra i due popoli, anche questo dato è caduto nella totale indifferenza.
Lo stesso è avvenuto quando è stata la volta degli appelli di docenti ed esponenti palestinesi, fra i quali Sari Nusseibah, presidente dell’Università (palestinese) Al-Quds, e il ministro (arabo israeliano) Raleb Majadele, che chiedevano alla UCU di astenersi dal boicottare i loro colleghi israeliani.
A Bournemouth i leader del boicottaggio britannico hanno completamente ignorato i dati che ho personalmente presentato sull’Università di Haifa, come ad esempio il fatto che il 20% degli studenti di quell’università provengono dalle minoranze israeliane: evidentemente anche noi arabi israeliani saremo vittime del boicottaggio britannico.
Così come non si mostrarono per nulla interessati al fatto che gli studenti arabi, che si considerano una minoranza nazionale all’interno dello stato di Israele, sono rappresentati da un comitato studentesco specifico e godono di piena libertà di azione politica sul fronte dei rapporti pubblici. Né erano interessati al fatto che il professor Majid al-Haj sia il vice presidente dell’università di ricerca, o che il centro arabo-ebraico guidato dal dottor Faisal Azaiza sia considerato uno degli enti più prestigiosi dell’università.
In verità questo gruppo di docenti britannici ha ben chiaro che l’accademia israeliana è la meno responsabile di tutti per ciò che accade nella nostra regione, a maggior ragione se confrontata con la libertà d’espressione delle istituzioni accademiche dei nostri vicini. Dopo tutto, i britannici sanno benissimo che i successi tecnologici, accademici e culturali nello stato di Israele scaturiscono proprio e innanzitutto dalla libertà d’espressione e di ricerca che vige in ogni campo, in Israele.
Per questo i dati e le cifre che abbiamo presentato erano del tutto inutili. Perché tutto ciò che a loro interessava era il loro solo e unico obiettivo: delegittimare lo stato di Israele, senza alcuna vera relazione con la situazione delle sue università; presentarlo come uno stato da apartheid che priverebbe le sue minoranze dei più elementari diritti come l’istruzione e la libertà d’espressione.
Erano particolarmente infastiditi dal fatto che uno studioso come me, membro della comunità arabo drusa d’Israele, abbia partecipato al congresso difendendo l’accademia israeliana. E hanno contestato il fatto stesso che io abbia accettato di studiare in istituzioni associate con la comunità di maggioranza del paese e di insegnare nella lingua locale, l’ebraico. Mi domando cosa avrebbero mai pensato se a mia volta avessi contestato il fatto che Sua Maestà la regina Elisabetta è patrono dell’Università di Londra, e che in questo momento sto studiando nella loro lingua locale, l’inglese.
(Da: YnetNews, 6.06.07)

L’articolo è di qualche giorno fa, come potete vedere: in costante arretrato con la posta e con tutto il resto, l’ho ripescato fuori solo adesso, ma penso valga ugualmente la pena di postarlo per chiarire ulteriormente, caso mai qualcuno ancora ne avesse bisogno, quali siano i motori che mettono in movimento questi personaggi che si dichiarano spinti da smisurato amore per il popolo palestinese oppresso e da indignazione per le ingiustizie che questo subirebbe.


barbara

sfoglia     maggio        luglio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA