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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


14 giugno 2007

AH, L’INFORMAZIONE!

Esattamente 24 giorni fa, in questo blog, ho parlato della condanna a morte richiesta dalla signora Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nonché figura eminente di Nessuno tocchi Caino. Ebbene – preparatevi a fare un bell’applauso – oggi, con appena 24 giorni di ritardo, anche il Corriere ha dato la notizia della sconcertante richiesta. E pensare che una volta “io leggo i giornali” era sinonimo di essere sempre aggiornati su tutto! (Per inciso, avendo bisogno di cercare quel post perché non ne ricordavo la data esatta, ho scoperto che nella nuova meravigliosa piattaforma del cannocchiale, oltre a tutto il resto, non funziona neanche la ricerca).
E visto che sto parlando dell’ajatollessa – come la chiamano, sicuramente con piena cognizione di causa, i dissidenti iraniani (quelli veri) – riprendo, in ritardo anch’io ma solo di una settimana, la notizia del suo duro attacco contro Ayaan Hirsi Ali. L’articolo di Alessandra Farkas sul Corriere la descrive come una “
signora dai capelli corti indossa una giacca grigia di taglio maschile, mentre passeggia con aria sbarazzina nella hall di uno degli alberghi più kitsch di Manhattan, masticando con gran gusto una chewing-gum” (che schifo. Secondo me la gomma da masticare dovrebbe essere bandita ovunque come le sigarette. Anzi, più delle sigarette, perché mentre chi fuma disturba solo se presente di persona, i masticatori fanno rivoltare lo stomaco anche per telefono. Ma lasciamo perdere). Difende appassionatamente l’islam, la signora, e ci racconta che “Duemila anni fa il mio Paese era governato da due regine: Boran e Azarmidokht”. E una si chiede: glielo diciamo che duemila anni fa nel suo Paese l’islam non aveva ancora fatto irruzione? Sarà una buona cosa o rischiamo di provocarle uno di quei traumi dai quali poi uno non si riprende più? Lei, comunque, è contenta di essere fuori dall’Iran, perché “In Iran la Ebadi continua a sentirsi «censurata al 100 per cento». «Per questo viaggio tanto. Voglio che il mio messaggio esca e si diffonda»”. E come approfitta di questa sconfinata libertà di cui può godere quando è in trasferta? Qual è il messaggio che ci tiene tanto a far conoscere al mondo? Il messaggio è questo: Ayaan Hirsi Ali - una dissidente vera, una che rischia la pelle – è pericolosa: “«Le sue tesi - spiega la Ebadi - sono pericolose, reazionarie e identiche a quelle delle dittature islamiche che dice di aborrire»”. Ecco, l’ayatollessa ha sentenziato: poiché lei non è d’accordo con Ayaan, Ayaan diventa la quintessenza di ogni male. Mentre l’islam, al contrario di Ayaan, è tanto buono, o yes. E poi sapete che cos’altro ci racconta ancora l’ajatollessa? Provate un po’ a indovinare … ebbene sì: ha un sacco di amici ebrei! E non è mica vero che gli ebrei in Iran siano poi così oppressi come qualcuno vorrebbe raccontarci, no no no, i veri perseguitati sono quelli come lei. Che dire? Buona masticata, signora ajatollessa. E mi raccomando, non si stanchi troppo la bocca: non sia mai che se la ritrovi troppo stanca per sputare un altro po’ di fango su chi è perseguitato davvero, o per chiedere un’altra condanna a morte.

barbara

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