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Diario


25 maggio 2007

AH, QUANTO È BELLO VIVERE IN UNO STATO ETICO!

La vita delle donne in Iran, assediate dal destino e dalla cultura

22 maggio 2007

By Margaret Coker
COX NEWS SERVICE
Published by: The Washington Times

TEHERAN – Cresciuta donna in Iran, Layla non ha conosciuto la felicità.
All’età di tredici anni la famiglia l’ha venduta a un uomo che l’ha costretta a prostituirsi. A diciotto anni è stata arrestata e condannata a morte per adulterio, mentre il suo protettore ha dovuto soltanto pagare una multa.
In contrasto, Shadi Sadr un’avvocatessa iraniana è stata cresciuta con il mondo ai suoi piedi. Quando era piccola, la sua famiglia ha incoraggiato la sua istruzione. Quando è diventata una giovane adulta, è stata libera di viaggiare e di sposare un uomo che amava.
Questa differenza di destini in Iran non è inusuale. Una Repubblica Islamica di 70 milioni di persone dove sulle stesse strade alcune donne portano avanti le loro attività commerciali mentre altre camminano in maniera anonima dietro i loro mariti e, per parlare, aspettano che gli venga dato il permesso.
In Iran le donne possono guidare e avere delle proprietà. Possono anche essere indipendenti dai parenti di sesso maschile dal punto di vista legale—uno status raro nel resto della regione, dove i dogmi patriarcali dell’Islam e la cultura tribale spesso assoggettano le donne.
Il sistema legale iraniano codifica anche delle tradizioni che conferiscono alle donne uno status di seconda classe. La testimonianza di una donna in tribunale vale la metà di quella di un uomo. Una ragazza è considerata adulta, per legge, all’età di nove anni, gli uomini all’età di tredici. Inoltre, la legge nega alle donne uguali diritti in materia di divorzio, custodia e eredità.
Ma la storia di Layla—una giovane donna costretta a prostituirsi e condannata a morte per questo—è straordinaria per come si è capovolta.
Il suo destino è cambiato due anni fa quando la Sadr, un avvocatessa sempre in prima linea nella battaglia per la difesa dei diritti delle donne, è entrata nella sua cella e l’ha salvata. Oggi Layla vive in un ricovero per donne, pronta, a 22 anni, ad iniziare una nuova vita. Il suo cognome è stato cancellato su richiesta del ricovero in cui vive per paura che le persone del suo passato possano farsi pagare per raccontare la sua storia.
Il viso arrossato di Layla mostra un lieve sorriso, le scintille nei suoi occhi bruni come le noci non mostrano alcuna traccia degli eventi drammatici del suo passato.
“Quando ero piccola non avevo alcun sogno per la mia vita” ha detto Layla. “Per tutta la vita le persone mi hanno fatto del male fino a quando non è arrivata Shadi. Adesso, ogni giorno è migliore di quello precedente.”
Un proverbio persiano afferma: se il destino non si adatta a te, adattati al destino. È stato usato per consolare le donne –e per spronarle alla rassegnazione—alla dura realtà della vita in Iran. Shadi Sadr e le sue colleghe vogliono bandire questo proverbio dalla vita quotidiana.

Crescere come un bene mobile
Layla è cresciuta con i suoi genitori e con due fratelli in un trilocale ad Arak, una città industriale a circa 120 miglia a sud di Teheran. Ha aiutato la madre nei lavori domestici, un compito che, a detta del padre le rendeva impossibile frequentare la scuola.
Il padre lavorava raramente, una situazione tipica per le famiglie delle città operaie, infestate dal crimine. Shadi Sadr e gli operatori sociali che si sono occupati di Layla hanno raccontato che per guadagnare, i genitori di Layla l’hanno venduta ad un uomo sapendo che quest’ultimo l’avrebbe obbligata a prostituirsi. In Iran è legale che il padre venda la figlia purché la vendita assuma la forma di un contratto di matrimonio. All’età di tredici anni Layla è diventata legalmente la moglie del suo protettore.
Le tradizioni culturali e giuridiche dell’Iran non lasciano via di scampo. Le ragazze vengono cresciute per obbedire ai padri. Una volta sposate, le donne devono obbedire ai mariti. Un avvocato specializzato in diritto civile e diritto di famiglia ha affermato che i giudici, non importa quali siano le condizioni, di norma prendono le parti degli uomini nei casi relativi alle dispute familiari.
Questa era la situazione di Layla quando la polizia l’ha arrestata a 18 anni, dopo essere sopravvissuta a due gravidanze e al trauma di aver ceduto entrambi i bambini. Le autorità l’hanno incriminata per prostituzione e adulterio.
Aspettando il processo Layla ha provato a difendersi dalle accuse. Ha raccontato storie di incesti a casa, quando era piccola, e la brutale violenza fisica subita dal marito. “Per tutta la vita non c’è stato nessuno che mi abbia dato ascolto, nessuno che abbia capito i miei problemi e nessuno che mi abbia creduto quando raccontavo le cose terribili che sono accadute. Tutti mi hanno giudicato e hanno ritenuto che il reato sessuale fosse una mia colpa” ricorda Layla.
Quando ha udito le sue accuse, il giudice ha deciso che era responsabile d’aver sedotto il fratello. Ha condannato Layla a morte per lapidazione—la punizione che il Corano comanda sia per l’adulterio che per l’incesto.

Una vita diversa
Shadi Sadr, ha deciso di diventare avvocato perché le storie come quella di Layla erano troppo pericolosamente vicine anche per qualcuno con una vita indipendente e privilegiata come la sua. Molti studenti universitari in Iran sono donne. Il Parlamento ha un ristretto ma consistente numero di membri eletti di sesso femminile. Le donne eccellono in tutti i campi aperti loro: le arti, l’istruzione, gli affari e la legge.
Dietro a molte di queste donne di successo ci sono favole di parenti di sesso femminile i cui desideri sono stati schiacciati dalla tradizione o dalla religione.
Per Shadi Sadr quella persona è stata la nonna, una delle prime ragazze alle quali fu permesso di frequentare la scuola negli anni ’30 grazie a un decreto del monarca riformatore Reza Shah Palavi che regnò in Iran fino al momento in cui abdicò nel 1941. Suo figlio Mohammad Reza Palavi, governò l’Iran fino al momento in cui fu spodestato dalla Rivoluzione Islamica del 1979.
La nonna di Shadi Sadr completò il sesto grado d’istruzione e sognava di diventare un’insegnante o un’ostetrica. Ma la Sadr ha raccontato che il suo trisnonno obbligò sua nonna a sposarsi all’età di tredici anni con un uomo che aveva almeno tre volte la sua età, consegnandola ad una vita da casalinga.
Shadi Sadr non voleva che la sua vita finisse allo stesso modo e non ha voluto un simile destino neanche per sua figlia Darya che ora ha sette anni.
“A mia nonna non è stato permesso di fare la vita che avrebbe voluto. Io sono stata fortunata. Ho ottenuto tutto, ma la lotta è ancora dura. Non voglio che le persone che mi sono più care abbiano gli stessi problemi,” ha affermato la Sadr, una piccola donna con i capelli irti e scuri e una voce forte.
Durante i tre anni appena trascorsi ha offerto assistenza legale pro-bono aiutando dozzine di donne. Ha ottenuto il rilascio dal braccio della morte per otto donne dopo che le loro accuse di adulterio erano state ribaltate. La sua causa non è stata semplice. La Sadr ha trascorso del tempo in prigione, compreso un periodo di tre settimane lavorative, per aver organizzato una manifestazione per i diritti umani a Teheran.
L’esercizio della professione legale, le differenze sono anche contro di lei.
Subito dopo la Rivoluzione del 1979, l’ayatollah Ruhollah Khomeini stabilì il divieto per le donne di diventare giudici. L’ayatollah Khomeini sostenne che il cervello di una donna non è sufficientemente sviluppato per questo tipo di processo decisionale. Le giudici – inclusa Shirin Ebadi premio Nobel per la pace—persero il loro posto.
Gli uomini di chiesa che adesso guidano il settore giudiziario interpretano le leggi molto più severamente nei confronti delle donne, hanno sostenuto Shadi Sadr e altri avvocati che difendono la causa dei diritti umani.
“È il monopolio del potere” ha spiegato “hanno una mentalità molto tradizionalista e un pregiudizio contro le donne non tradizionaliste. È una battaglia costante per la giustizia.”

Salvare Layla
Nel 2004 un amico ha parlato a Shadi Sadr del caso di Layla. Ha trovato la ragazza che languiva nella prigione sola nella sua miseria e catatonica. La Sadr ha presentato appello basandosi sull’ordine del Corano che impone la pietà e la carità. La Corte ha accettato le sue argomentazioni a causa del peggioramento dello stato mentale di Layla.
La Sadr ha persuaso il giudice a tagliare i legami legali tra Layla e la sua famiglia e a nominarla custode legale di Layla.
Nel 2005 Layla è stata liberata, Shadi Sadr l’ha portata a Teheran e l’ha fatta aiutare da una rete di donne che lavorano per riabilitare centinaia di donne e di ragazze vittime degli abusi del sistema iraniano.
Tra queste ci sono ragazze senzatetto, vittime di stupro, divorziate e prostitute. Agli occhi della società tradizionale iraniana, hanno solo una cosa in comune: la presunzione che tutte hanno perso la verginità, e quindi la loro virtù.
“Ragazze e donne così ....sono considerate dal governo e da gran parte della società un completo fallimento. Noi non pensiamo che questo sia vero” ha affermato Marjaneh Halati un’esperta psicoterapista che ha fondato Omid-e Mehr, il ricovero per donne nel centro di Teheran dove ora vive Layla.
Anche il governo gestisce ricoveri per donne vittime di abusi dove queste ultime possono trovare dei letti e del cibo. Ma Omid-e Mehr è una rarità in Iran poiché rappresenta una via di fuga per le ragazze dalle catene del loro passato e permette loro di non rimanere costrette da esse.
Il centro fornisce una terapia individuale e di gruppo, assistenza alimentare, orientamento professionale e ricerca del lavoro. L’età delle donne è compresa dai 20 ai 35 anni e le donne rimangono nel programma due o tre anni. Gli assistenti sociali stanno insegnando a Layla a leggere e la matematica. Si accinge a disegnare e a dipingere con i suoi amici. Va in gita sulle montagne al di fuori di Teheran e a vedere un film una volta la settimana.
“È difficile essere una ragazza in Iran. Sopravvivi imparando a sopportare quello che la vita ti porta. Questo era quello che succedeva nella mia vita in passato.” Ha detto Layla. “Adesso sogno di diventare felice e di avere l’intero mondo servito su un piatto d’argento.”

Venduta a tredici anni per essere prostituita e condannata a morte per essersi prostituita: effettivamente, come dice un nobile saggio che si aggira da queste parti, uno stato in cui questo è la norma non può che meritare tutto il nostro rispetto e tutta la nostra ammirazione per lo straordinario coraggio con cui porta avanti l’attuazione della propria limpida morale. E noi, in questo baratro del degrado, in questo schifo di occidente in cui succede perfino, udite udite, che i padri vendano le figlie, dobbiamo solo stare zitti. Ipse dixit.

barbara




permalink | inviato da il 25/5/2007 alle 23:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (28) | Versione per la stampa
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