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Diario


9 maggio 2007

AUTODAFÉ

Riporto alcuni brani dal libro di Emanuele Ottolenghi, che mi sembra possano dare un’idea dei temi trattati.

La tesi centrale di questo libro è che oggi in Europa l'odio antiebraico è una versione moderna dell’antiebraismo precedente al sorgere in Europa di un odio antisemita imbevuto di teorie razziste. L'attuale antiebraismo - il termine antisemitismo è inadeguato anche se, come si vedrà nel capitolo 2, è comunemente utilizzato per definire ogni tipo di odio e ostilità contro gli ebrei - non è un ritorno degli anni '30, ma una versione postmoderna, postnazionale e laica dell'antiebraismo cristiano, liberale e marxista, oltretutto caratterizzata da bassa aggressività. Nella situazione attuale gli ebrei non sono tutti odiati indistintamente: solo quelli che sostengono Israele. L'antiebraismo attuale non postula la necessità di sterminare gli ebrei. Si limita a chiedere che gli ebrei rinuncino a un elemento centrale dell’identità ebraica all’inizio del XXI secolo, e cioè l’attaccamento sentimentale di milioni di ebrei allo Stato di Israele. Come i suoi predecessori esso distingue tra ebrei «buoni» - quelli che si dissociano e denunciano, abiurano e abbandonano l’identità ebraica per quella universale e dominante - ed ebrei «cattivi» - quelli che si ostinano ad aggrapparsi a un’identità non imposta loro dall’esterno ma scelta liberamente. Gli ebrei «buoni» sono eroi – come lo furono tanti ebrei convertiti e assimilati - mentre gli ebrei «cattivi» - che rifiutano di conformarsi – sono i malvagi della situazione che meritano di essere odiati perché responsabili essi stessi nella loro testarda cocciutaggine a non volersi conformare, delle loro sofferenze e della loro esclusione.
L'ebreo «buono» offre quindi un alibi per il pregiudizio: discernendo tra tipi di ebrei, i suoi promotori li citano a propria discolpa, a riprova del fatto che non odiano tutti gli ebrei indistintamente ma soltanto alcuni; mentre di altri sono profondamente «amici». Proprio in virtù di questi ebrei esemplari, sempre chiamati in causa a discolpa di chi frequentemente si esprime su Israele attraverso immagini e simboli tratti dal tradizionale arsenale antisemita, è possibile controbattere alle accuse di antisemitismo: con così tanti ebrei che la pensano in questo modo, come si possono tacciare i loro sostenitori di esserlo?

Se anche l'odio emergeva da una eccessiva ma «comprensibile» reazione agli eventi mediorientali, esso ormai è slegato dalla realtà geopolitica, quindi si è radicato nelle coscienze. In secondo luogo, nonostante il conflitto mediorientale provochi rabbia, frustrazione e senso di ingiustizia da ambo le parti, le violenze sono a senso unico, se è vero che sono attribuibili nella maggioranza dei casi a immigrati musulmani e ai loro discendenti. Gli ebrei, in altre parole, non danno fuoco a moschee, non attaccano donne velate per la strada e non vandalizzano cimiteri musulmani ogni qualvolta un attentatore suicida penetri le difese d’Israele massacrandone qualche cittadino. Citare quindi «la comprensibile rabbia» dei musulmani per la sofferenza dei palestinesi a spiegazione degli atti di antisemitismo, è solo cercare di dare un alibi a ciò che è imperdonabile.

Con riferimento alla Francia, ad esempio, John Rosenthal nota come «Il problema dell’equivalenza approssimativa era semplicemente che tale equivalenza non era confermata dai dati statistici. Nel 2002, per esempio, gli atti di violenza contro gli ebrei sono stati in proporzione, con un rapporto di 3 a 1 (193 a 74), molto maggiori degli atti di violenza contro nordafricani o persone di origine nordafricana, anche se gli ebrei francesi rappresentano una
percentuale della popolazione sei volte minore».

La denuncia d'Israele e l’adesione all'ortodossia politica liberal è il passaporto alla piena appartenenza europea per gli ebrei di oggi. Non più la conversione, l’assimilazione, l'adesione alla rivoluzione. E certamente mai più lo sterminio. Ma sempre, come disse Clermont-Tonnerre all'Assemblea Nazionale della Rivoluzione francese nel 1793: «Agli ebrei deve essere negato tutto in quanto nazione, ma garantito tutto in quanto individui». L’antisemitismo odierno si manifesta quindi principalmente sotto le false spoglie dell’antisionismo. Secondo questa dottrina, agli ebrei si nega, contrariamente a quanto si fa con tutte le altre minoranze religiose ed etniche presenti nel mosaico culturale europeo, la prerogativa di definire la loro identità collettiva secondo la loro volontà poiché il ruolo che Israele assume in questa identità è considerato come contrario all'ethos dominante d'Europa. Il che, va sottolineato, non ha nulla a che fare con un dibattito, anche robusto e molto critico, sui meriti e demeriti di questa o quella politica adottata dal governo d'Israele. Non si tratta più di valutare una decisione politica – quello che Israele fa, ma l'esistenza stessa di uno stato – quello che Israele è e il legame che esiste tra Israele come espressione compiuta di un'aspirazione nazionale e gli ebrei della diaspora che, se anche a quel progetto non partecipano direttamente, a grande maggioranza vi si identificano o se ne sentono fortemente legati.

Citare le origini etniche, le convinzioni religiose, o il gruppo linguistico – per non parlare di genere o peggio ancora di inclinazioni sessuali - non è solitamente un buon modo per validare o invalidare una teoria storica o sociologica: se lo dicesse un africano che i negri sono biologicamente inferiori, sarebbe allora legittimo dirlo? Se lo dicesse una donna delle donne? Se fosse un omosessuale a proclamare la validità scientifica dell'opinione secondo cui l'omosessualità è un disturbo mentale o un difetto biologico sarebbe legittimo crederlo? A me sembra che tali fattori siano irrilevanti: quello che vale non è il messaggero ma il messaggio, che soltanto un rigoroso esame scientifico può convalidare. Chiamare in causa le origini di chi lo esprime come prova di validità è un meccanismo sospetto perché non fa altro che eludere la sostanza della tesi in questione, ponendo l’accento invece sull'alibi offerto da chi per la sua appartenenza al gruppo vittima di detta tesi, si presta facilmente al ruolo di «dissidente». Dire che la nuova storia è più «vera» solo perché a scriverla sono autori israeliani - o ebrei – serve a distrarci dal vero dibattito: e non fa altro che offrire un alibi a chi usa la nuova storia per fini politici. Essere ebrei o israeliani non convalida nessuna tesi storica – né a favore né contro Israele. Sono i documenti e come li si interpreta, in ultima analisi, a offrire questa convalida.

Ciononostante, la tesi del ricatto appare ripetutamente nelle pagine di alcuni giornali europei secondo i quali esiste una «lobby» israeliana o ebraica potentissima, in grado di manipolare la politica, estera americana a favore di Israele, contro gli interessi dell’America e contro quanto ragione e morale suggeriscono. Il potere di tali gruppi di pressione, spesso descritto a tinte fosche, è esagerato, per poterlo rappresentare come illegittimo e simbolo della «doppia lealtà» che fa degli ebrei mai dei completi cittadini, salvo quando rinunciano a Israele. Per molti l’idea che esista una «lobby ebraica» è un fatto talmente ovvio ed evidente che citarlo in questo contesto sembra fuori luogo. Ma occorre allora sottolineare due dati: in America, a differenza che in Europa, il fenomeno delle lobbies è legittimo, legale, e trasparente. Esistono molte organizzazioni in America che fanno lavoro di lobbying a favore di disparate agende politiche, comprese questioni di politica estera. Tra queste vi sono alcune organizzazioni ebraiche, che indubbiamente si occupano di Medio Oriente, ma esse perseguono linee politiche diverse, a volte in contrasto tra loro, e non si coordinano in maniera complottistica e nascosta. La lobby cubana per esempio ha avuto un grande successo a persuadere le successive amministrazioni democratiche e repubblicane a mantenere l’embargo contro la Cuba di Fidel Castro, ma nessuno li ha mai accusati d'essere antiamericani o di far prevalere il loro «anacronistico» nazionalismo sugli interessi della nazione. Solo agli ebrei spetta questo privilegio. A nessun’altra minoranza è stata finora mossa con tanta insistenza un’accusa simile di slealtà, di complotto, o di essere rappresentanti di governi stranieri che mirano a sovvertire il corso della politica estera a favore di interessi contrari al bene nazionale. Ma dall’inizio dell'Intifada ci sono stati molteplici articoli che si concentrano sulla cosiddetta lobby ebraica o israeliana.

Soprattutto mi auguro sia chiaro che nessuno contesta il diritto a criticare Israele e le sue politiche. Il problema è nel linguaggio talvolta utilizzato contro Israele, un linguaggio che mira non a esprimere disaccordi su specifici temi ma a delegittimare e demonizzare lo Stato ebraico. Il problema che l'Europa deve oggi affrontare è il mandato linguistico per la distruzione dello Stato d'Israele e l'odio che questo mandato genera contro gli ebrei, non le critiche ad Israele che spesso sono legittime e talvolta meritate.

È un libro denso, questo di Emanuele Ottolenghi. Denso e ricco. Vi troviamo un’accurata e profonda analisi di come si è sviluppata la demonizzazione di Israele, di quali complicità ha goduto, di come si è incarognito il dibattito. Un libro di grande utilità sia per i profani che per gli addetti ai lavori, perché tutti vi possono trovare sia notizie inedite che importanti spunti di riflessione. Va da sé che leggerlo è un imperativo categorico.

Emanuele Ottolenghi, Autodafè, Lindau



barbara




permalink | inviato da il 9/5/2007 alle 0:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (38) | Versione per la stampa
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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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