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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


25 gennaio 2007

REDUCE

“le cose cambiano disse il Dalai Lama
quando il Tibét fu invaso dalla Cina
le cose cambiano disse Maddalena
quando le saccheggiarono la cucina.
Le cose cambiano disse sconsolata
le mani sui fianchi la vita svilita.

le cose cambiano ecco com’è:
quello che c’era adesso non c’è”

“È che gli Ebrei, a maggior ragione gli israeliani, devono essere vittime ma molto per smuovere sentimenti positivi che durano un istante. Subito dopo e per motivi opposti devono giustificare a chi di turno non il loro operare ma il loro essere. Alla sinistra di cui sono orfano non so che dire: ascolti chi, c'è per quanto inascoltato, sa del passato, di un ipotetico futuro e di un presente che ci accomuna. Quanto ai cattolici: non è vero che “Loro" erano il popolo di Dio con cui Dio aveva stabilito una alleanza antica e adesso lo siamo noi "Cristiani". Per le poche cose che so mi pare più complessa la situazione. […] So, tra l’altro, di troppe colpe nostre verso gli Ebrei prima e Israele ora. Non vado ad aumentarle.
lo difendo il dovere che gli Ebrei hanno sulla terra, per ciò che è in potere all'uomo, di organizzare e difendere uno stato in cui tutti gli Ebrei possano aspirare a vivere in pace, per quello che si può. Con confini inviolabili a chiunque e Gerusalemme capitale. Nella semplicità e complessità, tutte le contraddizioni, le cadute e le alzate che contraddistinguono la vita dei singoli e delle collettività.
Con il loro esercito che è il meglio che c'è, unico baluardo e sempre insufficiente ai pogrom, alle persecuzioni, al terrorismo di nuova generazione, totale.
Shaid bimbi, donne incinte, ambulanze e carri funebri. Santificazione, premi in denaro e quel quarto d'ora di celebrità con annesso videoclip che di questi tempi non si nega a nessuno. Mi auguro che l'esercito di Israele continui ad essere, e sempre più, dimesso, schivo, patrimonio silenzioso del cuore, del braccio e della mente. Giovane, senza accademie, senza marzialità che l'efficienza non è mai formale ma di sostanza.
Per molti versi molti popoli saranno costretti ad imparare dall'esercito di Israele ma sarà sempre tardi.

Amo Israele per gli Ebrei Ortodossi, anche quelli che non lo riconoscono come Stato.
Per i Kibbutzim atei e collettivisti, per la loro storia e per la crisi che li attanaglia.
Per gli ultimi sopravvissuti alla shoah e i bambini che riempiono le strade, i parchi, i passeggini. Per i suoi freakkettoni, i suoi omosessuali, i giovinastri che affollano le spiagge e i bar di Tel Aviv che la vita è complessa, contraddittoria e c’è posto per tutti.
Amo Israele per gli ebrei che non vorrebbero esserlo o se ne dimenticherebbero volentieri. L'amo con tenerezza commossa perché so che comunque qualcuno in modo tragico glielo ricorderà spulciando le genealogie nei secoli. Perché il Male esiste sulla terra nella sua essenza e se non ha altro da fare, ma anche facendo altro, trova tempo e modo di violentarli, perseguitarli, tentarne l'annientamento.
Amo Israele per Ben Gurion, Golda Meyr, Begin, Rabin, Sharon. Per la loro imperfezione, il coraggio, la dedizione al proprio popolo.
Amo Israele minuscolo paese un po' europeo, un po' mediorientale, molto mediterraneo e nonostante tutto molto democratico.

Mi sono ritrovato in età adulta per contingenze fortuite, per interesse, studio, attratto e debitore per quanto altro del mondo ebraico. Ogni giorno più cristiano cattolico, ogni giorno più amico fedele ad Israele. Non un percorso ovvio né lineare, molte cadute, rimarchevoli impennate.
Il mio ritorno al Cristianesimo cattolico, così sono nato, sono stato allevato, e il mio avvicinamento ad Israele, vivendo in un mondo filo arabo-palestinese, è stato propiziato molto più dalle malevoli ragioni di chi li avversa che dai buoni proponimenti di chi li sostiene. […]

Ciò che non cessa di stupirmi, nella variegata propaganda anti ebraico-israeliana, è quell'incantevole propensione ad usare ogni mezzo, dal più soave al più sanguinario, e la capacità di falsificazione che trasforma gli assassini in vittime a caccia di giustificazione anche dubbiosa ma comprensione assicurata.

Israele è un piccolo paese. Così piccolo che pranzando a Gerusalemme mi viene voglia di scendere ad Eliat, l'estremo Sud. «Cosa ci vai a fare?» mi dicono «non ti piacerà. Scheggia di Los Angeles in faccia ad Aqaba.»
«Male che vada mi berrò un aperitivo sul mare al tramonto e poi me ne andrò a cena a Mitzpè Ramon nel mezzo del deserto del Neghev.»
Detto, fatto. La maggior parte dei miei giorni di lavoro, in Italia, ha percorsi ben più lunghi. In Israele lo spazio geografico è minuscolo ma punteggiato da voragini nel tempo in caduta libera. L'eternità sempre dietro l'angolo, in atto.

Il mio primo viaggio in Israele è finito. Mi manca il Nord, la Galilea, il lago di Tiberiade, Safed, il Golan. Mi manca tornare e ritornare a Gerusalemme, al mar Morto, al deserto.
Lascio un paio di ciabatte, le braghe corte piene di tasche, due magliette di cotone e una vecchia giacca nera che sembra elegante e, da lontano,
fa la sua figura. Li lascio per tornare e ritornare. […]

Volo con El Al sul Mediterraneo, su bianche nuvole compatte nel blu splendente. Scendo a Milano nella nebbia e pioggia. Autobus treno macchina e arrivo a casa, distanza che racchiude lo Stato di Israele nella sua lunghezza. Quello che per me è un noioso viaggio è per ogni israeliano un sogno. La tranquillità di muoversi entro confini definiti sulla propria terra senza sbarramenti posti di blocco controlli, strade che è meglio non fare e luoghi da evitare. Poche speranze e domande che non hanno risposta. […]
In Israele vivono gli ebrei sabra lì nati ed ebrei arrivati da tutto il mondo. Molti l'hanno scelto, molti non hanno potuto fare altro, troppi sono stati massacrati in paesi che credevano propri o sulla strada che li avrebbe portati verso una patria che andava conquistata e difesa. Sono presenti cento lingue ma si parla ebraico, unica lingua rinata sulla terra a vita quotidiana, a crescere.
Gli Ebrei sono un popolo non identificabile come razza. Sono neri, scuri, bianchi, rosa, diafani. Tutti i tratti somatici. Tutte le tipologie di capelli e tutti i colori degli occhi. È capitato che l'immagine di un giovane ebreo tedesco sia stata usata per propagandare la purezza bellezza della razza ariana. È capitato che uno non sapesse o non ricordasse, o non volesse sapere, o avesse deciso che - no! non lo era - ma sempre qualcuno per ricordarglielo l'ha ucciso. Perché ebreo.
Credo che, comprensibile, molti ne abbiano piene le palle e semplicemente aspirino ad essere normali uomini e donne. Mica facile, praticamente impossibile. Ci sarebbe da montarsi la testa se non fosse che è sempre la prima a cadere: la testa. […]

Se c'è soluzione, non facile, va ricercata con onestà, rispetto, reciprocità, perché la possibilità di vivere in pace è il bene più grande sulla terra.
lo credo che la gran parte di Israele abbia metabolizzato la tragicità della vita, la sua vacuità in
dolente saggezza e un uso contenuto della forza capace di affrontare ogni tempesta. Tutto può succedere, è successo, succederà ma la vita sopravvive: generazione su generazione. Per quel che si può è meglio essere preparati al peggio, non perdere la speranza, fortificare in ogni senso le famiglie, le comunità. Prendersi cura dei vecchi, crescere i figli. Non lasciarsi condurre mai più inconsapevoli e impotenti al macello. Dominus Deus Sabaoth, anche.”

“Sul potere della parola non spendo parole. “e Dio disse ‘Luce’. La luce fu.”
miliardi di parole per raccontare poi l’ombra.
L’unico nemico che possiede la parola è l’abusarne, l’eccesso che la vanifica. Nessuna censura ha mai distrutto una parola, ne ha reso pericoloso l’uso aumentandone il fascino, l’ha fatta forte. Necessaria e doverosa, dolorosa se è il caso, gioiosa e impertinente se se lo può permettere. È la parola che rende prezioso il silenzio. La parola si nutre di studio contemplazione ascolto e deve essere coraggiosa, pregna.”

“Reduce” è un magico librino che mi ha donato Giacomina, la nostra dolcissima Giacomina, per aiutarmi in uno dei momenti più dolorosi della mia vita. E mi ha aiutata, infatti, regalandomi momenti di sollievo e motivi di riflessione (TU che mi leggi: sono sicura che farebbe bene anche a te, sai). È un libro denso: denso di parole. Denso di pensieri. Denso di vita come può amarla solo chi è reduce: da tante battaglie, da tante sconfitte. Come, in fondo, tutti noi, chi più e chi meno.
(NOTA: in occasione della morte dell’Abbé Pierre propongo la rilettura di questo mio vecchio post)

Giovanni Lindo Ferretti, Reduce, Mondadori



barbara




permalink | inviato da il 25/1/2007 alle 15:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
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”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




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