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Diario


16 gennaio 2007

STAMBECCHI PIÙ IMPORTANTI DEGLI ESSERI UMANI

Comunicato Honest Reporting Italia 15 gennaio 2007

"La Nuova ecologia", come è ovvio, si occupa di ecologia; gli ecologisti, si sa, sono buoni e i buoni - anche questo si sa - non amano Israele. Che cosa di meglio, dunque, che unire l'utile al dilettevole facendo ecologia con robuste bastonate a Israele? E dunque, a pagina 58 del numero di gennaio, troviamo il reportage "Ecomostro in Terra Santa" di Michele Maino, in cui leggiamo:

È alto come una villetta a due piani e una volta ultimato sarà lungo quanto il tratto di autostrada che collega Roma Milano. È la "barriera di sicurezza", un recinto di cemento armato, rete metallica e filo spinato che dal giugno del 2002 il governo israeliano sta costruendo intorno ai territori palestinesi per impedire gli attacchi suicidi dei kamìkaze nel proprio territorio.
A differenza di mollti altri il Nostro ricorda, bontà sua, che la barriera non è fatta solo di cemento armato ma anche di rete metallica. Dimentica però di precisare che il cemento armato rappresenta circa il 5% della barriera, e la rete metallica il restante 95%: non è un dettaglio trascurabile.

Secondo i dati forniti dal ministero della Difesa israeliano, la barriera avrebbe ridotto sensibilmente l'incidenza degli attentati.
Innanzitutto la barriera HA, e non "avrebbe" ridotto, DRASTICAMENTE e non solo sensibilmente il numero degli attentati. In secondo luogo chiunque sia dotato di due occhi, due orecchie e un paio di neuroni funzionanti in giro per il cervello è in grado di accorgersi da solo che con la costruzione della barriera la carneficina è quasi cessata (non del tutto, perché la barriera non è ancora stata completata), senza alcun bisogno di aspettare i dati del ministero.

«Se è vero che nell'immediato ha fatto registrare un decremento degli attentati suicidi, si tratta comunque di una risposta provvisoria», commenta invece Gidon Bromberg, israeliano, presidente dell’associazione ambientalista Friends of the Earth: «E non sarà certo un muro ad arrestare i kamikaze.
E ci si chiede: gli ambientalisti israeliani saranno TUTTI convinti che le cose stiano così? Se lo sono tutti, come mai l'articolo ne nomina uno solo? E se non tutti la pensano allo stesso modo, perché il giornale non offre una panoramica più completa, in modo da avere una visione più equilibrata delle opinioni in Israele su questa questione? Come mai intervista solo un tale che nutre la strana convinzione che la barriera non possa arrestare i terroristi quando è sotto gli occhi di tutti che la barriera in realtà LI ARRESTA, eccome se li arresta?

Sul lungo termine, la soluzione sarà piuttosto un'intelligente politica di integrazione
e di negoziato».
Si sta cercando di insinuare che finora Israele non avrebbe mai tentato la via del negoziato? Scusate, signori ecologisti, ma voi dove siete stati negli ultimi sessant'anni?

Nel 2003 anche l'allora segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, aveva dichiarato che «sul lungo termine, il muro rischia di danneggiare la pace».
Non che avessimo dubbi sull'utilità della barriera, beninteso, ma se mai li avessimo avuti le critiche del signor Kofi Annan sarebbero sicuramente sufficienti a fugarli definitivamente.

Oltre a violare le risoluzioni delle Nazioni Unite, che ne chiedono lo smantellamento.
Da un giornalista ci aspettiamo dati concreti, non chiacchiere: potremmo cortesemente avere i dati precisi di queste risoluzioni delle Nazioni Unite, numero e data, che chiedono lo smantellamento della barriera? E, nel caso che queste risoluzioni esistano davvero, si tratta di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza o dell'Assemblea Generale? E, nel caso che fossero del Consiglio di Sicurezza, in base al Capitolo VI o al Capitolo VII? (Lei sa perfettamente di che cosa stiamo parlando, vero signor Maino?)

Il muro impedisce la circolazione di persone e beni, rallenta l'economia della regione e impedisce alle informazioni di circolare. Inoltre il muro ha pesantissime conseguenze sull’ambiente: «Impedisce il naturale deflusso e ricarico delle acque che vengono bloccate, ristagnano e fanno marcire i raccolti trasformandosi da benedizione in calamità» dice Wael Awadallah, idrologo del Palestinian hydrology group a Hebron.
Tutto vero, probabilmente. Ma perché queste belle predichette non siete andati a farle ai palestinesi che per anni hanno condotto la loro mattanza nella vostra più totale indifferenza? Perché quando Israele ha cominciato a parlare della necessità di costruire una barriera - anche perché VOI avete sempre criticato e condannato TUTTE le azioni precedentemente intraprese da Israele per difendersi dal terrorismo - non avete tentato di indurre i palestinesi a cessare il terrorismo prospettando loro tutte queste nefaste conseguenze nel caso di costruzione della barriera?

Aggiunge Gad Ishaq, presidente di Arij, l' Applied research institute di Gerusalemme: «Gli insediamenti ebraici sono disposti strategicamente sui pozzi artesiani.
A noi, per la verità, risulta che i pozzi ci sono perché gli israeliani oggi e i pionieri ebrei prima li hanno scavati in quei deserti, in quelle paludi, in quelle pietraie che hanno acquistato, trasformandoli in campi e prati e giardini e terreni edificabili: non sarà per questo che gli insiediamenti si trovano ad essere "strategicamente" disposti in corrispondenza dei pozzi? (Nel caso non lo sapeste, vi informiamo che un pozzo artesiano è per definizione un pozzo scavato dall'uomo)

Recintarli con un muro di cemento significa sottrarre definitivamente le nostre risorse idriche».
E scavarvi anche voi i vostri pozzi, magari investendoci, che so, uno 0,1% delle risorse destinate al terrorismo, quello no, eh?

Secondo il progetto originale, la "la barriera di sicurezza" avrebbe dovuto correre lungo la linea verde, il confine stabilito con l'armistizio del 1949.
Si sta dimenticando, o facendo finta di dimenticare, che l'armistizio del 1949 NON HA STABILITO NESSUN CONFINE; si sta dimenticando o facendo finta di dimenticare che quella "linea" non ha mai avuto alcun valore politico; si sta dimenticando o facendo finta di dimenticare che NESSUNA RISOLUZIONE ONU HA MAI CHIESTO A ISRAELE DI RITIRARSI A QUEI CONFINI assurdi, ridicoli e indifendibili, come le circostanze della guerra dei Sei giorni hanno dimostrato.

«Strada facendo, però, il percorso del muro è stato deviato, sottraendo ai palestinesi un ulteriore 10% di territorio - riprende Gidon Bromberg - Si tratta di un vera e propria confisca di terre».
Già il fatto che la precentuale di territorio "sottratto" cambi di volta in volta a seconda di chi ne parla, la dice lunga sull'accuratezza di tali dati; quanto al resto, se ai palestinesi la cosa non piace, avrebbero, molto semplicemente, dovuto pensarci prima, rassegnandosi ad accettare la nascita dello stato di Palestina, il possesso di mezza Gerusalemme come capitale, 300 miliardi di dollari di risarcimento per i cosiddetti profughi, la pace e la prosperità. Hanno preferito l'eroica guerra terroristica? Ne accettino le conseguenze e non vengano a frignare.

Per raggiungere il proprio campo intrappolato oltre il muro, un contadino palestinese deve percorrere molti chilometri fino al primo checkpoint, che spesso può essere chiuso senza preavviso.
Ancora una volta: sarebbe utile separare i fatti dalle leggende. Nei fatti risultano accolte dalla Corte Suprema - a volte anche a scapito della sicurezza - numerosissime richieste di modifiche del tracciato, apertura di cancelli per permettere a contadini di raggiungere i propri campi ecc. Forse il riportare qualche fatto preciso e documentato sarebbe utile ai fini della credibilità del racconto.

«È diventato impossibile gestire e sfruttare le terre al di là del muro. Sono stato costretto a venderle a un prezzo irrisorio» racconta Mahmoud, contadino del distretto di Tarqumya. Ed esattamente come avviene per gli esseri umani,anche gli animali vengono bloccati dalla barriera. L'assenza di una continuità ambientale tra Israele e i Territori Occupati mette in pericolo molte specie rare ed endemiche, soprattutto i mammiferi: il lupo, la iena, alcuni felini tra cui il leopardo e il caracal e ungulati come lo stambecco. «L’ecosistema Israele-Palestina è uno solo – conclude l’ambientalista  israeliano – Non può essere diviso per ragioni politiche».
Come già detto sopra, tutti questi bei ragionamenti si sarebbero dovuti fare ai palestinesi che, con il loro terrorismo, hanno reso necessaria la costruzione della barriera. A parte questo, capiamo che i signori di La nuova ecologia debbano sentirsi molto in sintonia con un israeliano cui sta più a cuore la sopravvivenza degli stambecchi che quella degli esseri umani, ma noi siamo perversi, e nutriamo qualche interesse anche per la specie umana. Perfino - che il Signore ci perdoni - quella degli ebrei. E ci viene dunque da essere un tantino perplessi sull'opportunità di condannare a morte centinaia di israeliani per salvare qualche stambecco abbattendo la barriera. E avremmo inoltre, per concludere, una domanda per le anime belle ecologiste di questo glorioso giornale: le migliaia di missili lanciati da Hezbollah lo scorso luglio nel corso della guerra in Libano hanno provocato incendi che hanno distrutto OLTRE UN MILIONE DI ALBERI in Israele. E, con gli alberi, anche moltissimi animali e l'intero ecosistema che si era formato nel corso di decenni di duro e faticoso lavoro. Non ricordiamo - e l'archivio di La nuova ecologia sembrerebbe confermare che il problema non risiede nella nostra memoria - prese di posizione da parte dei nostri bravi ambientalisti in relazione a quella immane distruzione. Poiché La nuova ecologia non è nuova a questo genere di attacchi antiisraeliani e non si tratta dunque di un occasionale incidente di percorso, vi invitiamo a contattare
web@lanuovaecologia.it oppure tel. 06.86203691 o fax. 06.86202670.

Cogliamo l'occasione di questo comunicato per informarvi che è attivo il nostro nuovo sito Israele - Dossier. Il sito è ancora in costruzione, ma si arricchirà presto di nuovi documenti e altri utili strumenti di informazione.


E-mail: HR-Italia@honestreporting.com

Per iscriversi a HonestReportingItalia inviare una e-mail vuota a:
join-HonestReportingItalian@host.netatlantic.com

Ecco, loro, a La nuova ecologia, sono così. Da sempre. Ci scrive un sacco di gente, e tutti scrivono così: o reinterpretano la realtà, o la manipolano o, in qualche caso, in mancanza di materia prima, la inventano. D’altra parte ricordiamo che anche Hitler, oltre ad essere virtuosamente astemio, vegetariano e non fumatore, era anche quello che oggi si definirebbe un ambientalista. Niente di nuovo sotto il sole, dunque.
(E ricordiamo)


barbara




permalink | inviato da il 16/1/2007 alle 18:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
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