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Diario


13 gennaio 2007

TRATTAMENTO DELLA MINORANZA EBRAICA NELLA STORIA ARABA (2)

Per capire le radici del conflitto arabo-israeliano è necessario descrivere gli aspetti sia teorici che pratici del trattamento riservato dagli arabi, durante i secoli, alle minoranze in generale e a quella ebraica in particolare.
Quando si paragonano le condizioni delle minoranze non cristiane europee con le persecuzioni e le umiliazioni subite dalle minoranze non musulmane da parte degli arabo-musulmani, vi è una tendenza diffusa a minimizzare queste ultime.
Alcuni studiosi si affannano a dimostrare che l'Islam medievale era più tollerante del cristianesimo (Vedi Mark Coen, Islam and the Jews: Myth, Counter-Myth, History. In Jews among Muslims: Communities in the Precolonial Middle East ed. Shlomo Deshen e Walter P. Zenner, New York, New York University Press 1996, p. 60), rasentando l'apologia. Effettivamente, durante il periodo classico dell'Islam, cioè per tutto il Medioevo, le minoranze cristiane ed ebraiche godettero di una relativa tolleranza che mancava in gran parte dell'Europa cristiana. Ciò è particolarmente vero per gli ebrei. Bernard Lewis commenta in proposito:

NEI PRIMI SECOLI DEL CALIFFATO SI PUÒ PARLARE DI TENDENZA VERSO UNA MAGGIORE TOLLERANZA. DAL TEMPO DEL PROFETA A QUELLO DEI PRIMI CALIFFI E OLTRE, SINO AL PERIODO DELL'IMPERO DEGLI UMMAIADI E DEGLI ABBASIDI, C'È UN'INNEGABILE AUMENTO NELLA TOLLERANZA VERSO I NON MUSULMANI. DAL XII-XIII SECOLO IN POI, AL CONTRARIO, SI ASSISTERÀ A UN ORIENTAMENTO VERSO LA DIREZIONE OPPOSTA. (Bernard Lewis, The Jews of Islam, New Jersey Princeton, University Press 1984, pp. 55-56 (trad. it. Gli ebrei nel mondo Islamico, Milano, Sansoni 2003). A pag. 57, l'autore sottolinea che "nel tardo medioevo […] le restrizioni della dhimma si applicano con più frequenza ed insistenza […] e relazioni improntate all'umiliazione, persino al degrado, diventano la norma" dappertutto).

Si potrebbe anche aggiungere che la cacciata degli ebrei dalla Spagna nel 1492 e la Shoà nel XX secolo non hanno un equivalente nell'Islam.
(Vedi Bernard Lewis, What Went Wrong? Western Impact and Middle East Response, New York, Oxford University Press 2002, pp. 114-115).
La presenza ebraica in Medio Oriente e in Nord Africa, soprattutto nell'area oggi nota come Israele e Giordania, precede l'avvento dell'Islam di un migliaio di anni.
Già antecedentemente alla distruzione del primo Tempio di Gerusalemme e della cattività babilonese nel 586 A. C., gli ebrei risiedevano a Leptis Magna (l'attuale Cirene in Libia) e a Cartagine (l'attuale Tunisi).
(Vedi James Parkes, A History of Palestine from 135 A. D. to Modern Times, New York, Oxford University Press 1949, pp. 29-81; G. D. Newby, A History of the Jews in Arabia, Columbia, South Carolina, University of Carolina Press 1988, pp. 14-22; James Parks, Whose Land? A History of the Peoples of Palestine, England, Penguin Books 1970, pp. 15-32).
Quando l'Islam cominciò a diffondersi dalla Penisola arabica al Mediterraneo e ad alcune regioni europee, i musulmani costituivano una minoranza. Non appena diventarono maggioranza imposero il loro sistema di governo alla popolazione locale. Tutti coloro che professavano le religioni monoteistiche, come ebrei e cristiani, furono risparmiati alla persecuzione ma, da allora in poi, costretti a pagare la jizya (una tassa pro capite) e sottoposti ad alcune leggi discriminatorie, che li differenziavano esteriormente dal resto dei credenti maomettani. Due versetti del Corano illustrano questo punto:

COMBATTETE COLORO CHE NON CREDONO IN D.O E NEL GIORNO ESTREMO E CHE NON RITENGONO ILLECITO QUEL CHE D.O E IL SUO MESSAGGERO HAN DICHIARATO ILLECITO, E COLORO, FRA QUELLI CUI FU DATA LA SCRITTURA, CHE NON S'ATTENGONO ALLA RELIGIONE DELLA VERITÀ. COMBATTETELI FINCHÉ NON PAGHINO IL TRIBUTO UNO PER UNO, UMILIATI. (Sura 9, versetto 29, trad. Alessandro Bausani 1961).
"O VOI CHE CREDETE! NON PRENDETE I GIUDEI E I CRISTIANI COME ALLEATI: ALLEATI ESSI SONO GLI UNI CON GLI ALTRI, E CHI DI VOI SI ALLEERÀ CON LORO DIVERRÀ DEI LORO. IN VERITÀ D.O NON GUIDA IL POPOLO DEGLI INGIUSTI." (SURA 5, VERSETTO 51).

Perché per l'Islam la politica e la religione sono un'unica cosa, l'atteggiamento
discriminatorio contro le minoranze monoteistiche è stato regolato da leggi specifiche, nel corso dei secoli e sino ai giorni nostri. Nel ventesimo secolo con l'intensificarsi del nazionalismo arabo il trattamento riservato alle minoranze ha addirittura subito un peggioramento.
(Vedi Haim H. Cohn, (giudice della Corte Suprema d'Israele), Discrimination of Jewish Minorities in Arab Countries, in Human Rights in Peace Times, v. anche Hayim J. Cohen, The Jews of the Middle East 1860-1972, Jerusalem, Israel University Press 1973).
In ogni caso, va detto che sebbene questo atteggiamento verso le minoranze sia intrinseco all'insegnamento Islamico, sia il Corano che gli Hadith (Detti del Profeta) riflettono una posizione ambivalente che, di tanto in tanto, risparmiò ad ebrei e cristiani umiliazioni, persecuzioni e martirio. Da un lato, infatti, l'insegnamento di Maometto riconosce come realmente esistiti i patriarchi e i profeti dell'ahl-l' al-Kitab (la Gente del Libro) e accetta parte della storia sacra, come mostra il seguente brano che adotta il racconto biblico dell'imperativo divino dato a Mosè di condurre il suo popolo nella "Terra Promessa":

E RICORDATEVI DI QUANDO MOSÈ DISSE AL SUO POPOLO: "O POPOL MIO! RICORDATE LA GRAZIA CHE IDD.O V'HA ELARGITA, PONENDO TRA DI VOI DEI PROFETI, FACENDO DI VOI DEI RE E DANDOVI QUEL CHE NON AVEVA DATO A NIUN ALTRO NEL MONDO! O POPOL MIO! ENTRATE NELLA TERRA SANTA CHE IDD.O V'HA DESTINATA E NON VOLGETEVI ADDIETRO, ANDANDOVENE IN PERDIZIONE!" (Sura 5, versetti 20-21).

Ma, d'altro canto, è pur vero che

NELLA STORIA DEI RAPPORTI TRA LE TRE RELIGIONI MONOTEISTICHE, I TESTI ISLAMICI SIA SACRI CHE PROFANI NON SI ESPRIMONO IN MODO DIVERSO DA QUELLI CRISTIANI NEI CONFRONTI DI EBREI ED EBRAISMO. INOLTRE, MENTRE NELLA CRISTIANITÀ LE PERSECUZIONI CONTRO GLI EBREI HANNO AVUTO INIZIO IN UN PERIODO RELATIVAMENTE TARDO DELLA CONVIVENZA TRA LE DUE FEDI, NELL'ISLAM IL PRIMISSIMO INCONTRO TRA MUSULMANI ED EBREI PRODUSSE DA SUBITO UN VIOLENTO "POGROM". (Mark Cohen, Islam and Jews cit. p. 60).

Nell'Islam la condizione di inferiorità degli ebrei fu sancita dalla legge attuata sin dall'ottavo secolo, codificata nell'undicesimo e nota come "Patto di Omar". Essa comprendeva una serie di regole destinate a discriminare i non-musulmani e a salvaguardare attraverso la loro sottomissione la supremazia dei veri credenti. Per vivere sotto il dominio musulmano, i non-musulmani appartenenti alla "Gente del Libro", chiamati dhimmi, dovevano versare un tributo. Qualche esempio di tali regole chiarirà lo status delle minoranze religiose che vivevano nei paesi musulmani.
Pena la morte, agli ebrei era proibito contestare il Corano, l'Islam o Maometto, sposare donne musulmane, fare proselitismo tra i musulmani, attentare alla vita o alle proprietà di un musulmano, aiutare i nemici dell'Islam o spiare a loro favore. Inoltre, non potevano costruire case più alte di quelle dei musulmani, andare a cavallo (e, in seguito, a dorso di mulo), bere vino in pubblico, pregare in pubblico, ostentare il lutto e celebrare i loro riti funebri alla luce del sole in modo da urtare la sensibilità musulmana. Non potevano girare armati e le loro testimonianze non erano considerate valide o non venivano accettate nei tribunali musulmani.
Alcuni dei sovrani musulmani, come Al-Mutawakkil che regnò dal 847 all'861, imposero agli ebrei di cucire delle toppe gialle sul davanti e sul retro dei loro caffettani, di usare una corda al posto della cintura e di portare un contrassegno giallo sul turbante, secoli prima che quest'uso entrasse in vigore in Europa (Vedi Yahudiya Masriya, Les Juifs en Egypt, Genève, Editions de l'Avenir 1971, p. 15; Avraham Ben-Yaakov, Abridged Version of the History of Babylonia, (in ebraico), Jerusalem, Reuben Mass 1971, pp. 59-60. ) Al-Hakim (1004) costrinse gli ebrei che volevano girare per le strade del Cairo a portare intorno al collo dapprima un'immagine di legno del Vitello d'Oro e, in seguito, una tavoletta di bronzo di circa tre chili di peso. Nel 1301 i sovrani mamelucchi decretarono che gli ebrei dovessero indossare turbanti gialli e, nel 1636, anche calzature dello stesso colore. In Nord Africa agli ebrei non furono risparmiate feroci repressioni: nell'VIII secolo, nel solo Marocco, re Idris I sterminò intere comunità; nel 1033, a Fez, la persecuzione contro di essi fu dichiarata legale e, solo in quell'anno, vennero trucidati seimila israeliti. Nel 1465, Fez è nuovamente teatro di un massacro di massa dal fanatismo della folla su istigazione dagli ulama (le autorità religiose) che, sostenendo di avere a cuore il benessere dello Stato, accusavano gli ebrei di non adempiere ai dettami del Patto di Omar. (Vedi H. Z. (J. W. ) Hirschberg, A History of the Jews in North Africa: from Antiquity to Our Time, vol. I, (in ebraico), Jerusalem, Bialik Institute 1965, pp. 291-295). Ma il periodo di persecuzione più violenta si ebbe in Marocco sotto il particolare fanatismo della dinastia Almohade, del XII secolo, che mise tutti i non maomettani di fronte alla scelta tra la conversione o la morte. Il loro dominio portò alla distruzione delle comunità ebraiche di Fez e di Tlemcen e alla conversione coatta di ebrei a Meknes, Ceuta e Sijilmassa. Nei secoli, la distruzione o la confisca da parte dei musulmani di proprietà ebraiche (abitazioni e botteghe, sinagoghe e tombe venerate) divennero pratica abituale più ancora delle aggressioni fisiche e degli assassinii. Negli anni 1014, 1293-94 e 1301-1302 (Vedi Eliyhau Ashtor, A History of the Jews in Egypt and Syria, vol. I (in ebraico), Jerusalem, Mosad Harav Kook 1947, pp. 258-259), in Egitto ed in Siria; dall'854 al 859 e nel 1344 in Iraq; in Yemen nel 1676, furono promulgati decreti che ordinavano la distruzione delle sinagoghe. Spesso fu usata pretestuosamente la legge che proibiva la costruzione di nuove sinagoghe e il restauro di quelle già esistenti. Uno studioso nordafricano riassume in questo modo il destino degli ebrei di quel tempo:

LE UMILIAZIONI DERIVANTI DALLA CONDIZIONE SOCIALE DI DHIMMI FURONO ACCETTATE DAGLI EBREI COME REALTÀ INELUTTABILI DELLA VITA […] COSÌ LE MORTIFICAZIONI QUOTIDIANE, I COLPI DI BASTONE RICEVUTI PER STRADA, LE DELIBERATE DERISIONI, I PUBBLICI INSULTI.
(Andre Chouraqui, Between East and West: A History of the Jews of North Africa, Philadelphia, The Jewish Publication Society of America 1968, p. 50).

Arminius Vambery, uno studioso del XIX secolo, ha descritto in modo ancora più enfatico la situazione degli ebrei:

NON CONOSCO INDIVIDUO PIÙ MISERANDO, INERME E MESCHINO SULLA TERRA DI D.O DELLO YAHUDI CHE RISIEDE NEI PAESI ARABI. L'EBREO POVERO È DISPREZZATO, PERCOSSO E TORTURATO DA MUSULMANI E CRISTIANI BRAHMINI, ED È IL PIÙ POVERO DEI POVERI.
(Bernard Lewis, Islam in History: Ideas, Men and Events in The Middle East, New York, The Library Press 1973, p. 135).

Gli arabi sono diventati man mano più intolleranti, strumentalizzando l'Islam o l'antisemitismo europeo per giustificare la persecuzione contro gli ebrei. Nella maggior parte dei casi sono stati gli ulama, e non i governanti, ad appoggiare la severa applicazione del Patto di Omar. I religiosi infatti, hanno un contatto diretto con la comunità dei credenti almeno una volta alla settimana, durante la preghiera di mezzogiorno del venerdì. Il sermone settimanale pronunciato in questa occasione infiamma la mente dei fedeli con messaggi sia teologici che politici. Si può perciò capire come gli ulama abbiano più potere sui fedeli che non i governanti e riflettere sul perché, solitamente, le violenze contro le minoranze avvengono proprio dopo tali preghiere.
L'avvento dell'occidente nel XVIII secolo e la nascita dei nazionalismi arabo ed ebraico hanno ancor più aggravato il sentimento di ostilità nei riguardi delle minoranze e in particolare di quella ebraica. (Vedi Bernard Lewis, Islam in History cit., p. 135. "In tempi più recenti la posizione degli ebrei è relativamente peggiorata poiché, diversamente dai nativi cristiani, non hanno potuto richiedere la protezione delle potenze cristiane. I viaggiatori europei in Oriente nel periodo del liberalismo e dell'emancipazione sono quasi tutti concordi nel deplorare la precaria e avvilente situazione degli ebrei nei paesi musulmani, e i pericoli e le umiliazioni a cui erano soggetti").
La tolleranza islamica del Medio Evo e quello che divenne noto come "periodo aureo" in Spagna furono di breve durata. La discriminazione e i maltrattamenti contro le minoranze non-musulmane continuarono nel corso dell'Impero Ottomano ed anzi peggiorarono, come vedremo, nei secoli successivi. (Vedi H. Z. (J. W. ) Hirschberg, The Oriental Jewish Communities, in Religion in the Middle East, ed. A. J. Arberry, vol. I, Cambridge, Cambridge University Press 1969, p. 214).

SINO ALLA METÀ DEL XIX SECOLO NON VI FURONO CAMBIAMENTI NELLO STATUS LEGALE DEI SUDDITI NON-MUSULMANI. GLI SPECIALI TRIBUTI E LE RESTRIZIONI RIGUARDANTI LA COSTRUZIONE DI NUOVE SINAGOGHE E IL MATENUMENTO DI QUELLE GIÀ ESISTENTI RIMASERO IN VIGORE. LE AUTORITÀ MUSULMANE APPLICARONO CON SEVERITÀ LE LEGGI SUL GHIYAR, GLI INDUMENTI E LE CALZATURE PARTICOLARI, E SULLA SEGREGAZIONE ENTRO QUARTIERI CHIUSI. (Ivi, p. 150).

Negli ultimi due secoli, si può notare una degenerazione del potere musulmano ed il suo fallimento nel fronteggiare le sfide dell'Occidente. Ciò ha creato frustrazione e risentimento sia tra i leaders che tra la popolazione. Basta solo studiare la situazione degli ebrei sotto l'Islam per rendersi conto di come gli arabi siano diventati via via sempre più intolleranti, usando l'Islam o l'antisemitismo europeo per appoggiare la persecuzione contro gli ebrei.
Ciò che è importante notare è che, a partire dal XIX secolo,
SI GIUNSE A UN PREOCCUPANTE PEGGIORAMENTO NELLA SICUREZZA PERSONALE DEI NON-MUSULMANI. I PRIMI AD ESSERNE TOCCATI FURONO GLI EBREI, CHE DAL 1805 IN POI SI VIDERO SOGGETTI AD ONDATE DI DEPORTAZIONI DAI PAESI MEDIORIENTALI. MANIFESTAZIONI DI EFFERATA VIOLENZA SI SCATENARONO ANCOR PIÙ CONTRO I CRISTIANI. (Hirschberg, The Oriental Jewish Communities cit. , p. 211).

Hirschberg afferma che il numero di cristiani uccisi nel 1916 in Anatolia e nel 1933 in Iraq "fu mille volte maggiore" di quello degli ebrei dei paesi arabi nei 150 anni precedenti. (Ibidem). (
Maurice M. Romani, Traduzione dall'inglese di Anna Maria Cossiga, LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL, VOL. LXX - N. 3- SETTEMBRE-DICEMBRE 2004)

La maggior parte di queste cose è nota tra gli “addetti ai lavori”, ma forse lo è un po’ meno tra chi non si è specificamente occupato di queste tematiche. Soprattutto è importante sapere che quella della grande tolleranza dei musulmani nei confronti degli ebrei è in gran parte una leggenda, perché se non si capisce questo, si rischia di capire ben poco del conflitto arabo-israeliano.


barbara




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