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Diario


12 gennaio 2007

IL PROBLEMA DEI PROFUGHI DEL MEDIO ORIENTE (1)

Gli Stati arabi sono responsabili non solo di avere causato il problema dei profughi palestinesi, ma anche di averne creato un secondo, cioè quello dei profughi ebrei. L'origine del primo dei due problemi, cioè quello riguardante degli arabi palestinesi, è ben noto in Medio Oriente. Basti ricordare che lo Stato d'Israele fu fondato con risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU il 29 novembre 1947 e che gli eserciti di sette paesi arabi decisero di ignorarla e, anzi, marciarono contro il nuovo Stato con l'intenzione di annullare tale risoluzione e di distruggere Israele. Nel farlo, invitarono la popolazione araba che a quel tempo viveva in Palestina ad andarsene temporaneamente, per poter poi rientrare nel paese insieme agli eserciti arabi vincitori.
Questi sviluppi furono confermati da Khaled El-Azm, ex primo ministro siriano, che nel 1973 scrisse quanto segue:

SIN DAL 1948 SIAMO NOI A PRETENDERE IL RITORNO DEI PROFUGHI NEL LORO PAESE, MENTRE SIAMO STATI NOI CHE GLIEL'ABBIAMO FATTO LASCIARE […] ABBIAMO CAUSATO UN DISASTRO PER MILIONI DI PROFUGHI ARABI INVITANDOLI A LASCIARE LA PROPRIA TERRA, LE PROPRIE CASE, IL PROPRIO LAVORO, LE PROPRIE ATTIVITÀ COMMERCIALI E METTENDOLI SOTTO PRESSIONE PERCHÉ LO FACESSERO. LI ABBIAMO RESI NULLATENENTI, DISOCCUPATI, MENTRE CIASCUNO DI LORO AVEVA UN MESTIERE CON CUI GUADAGNARSI DA VIVERE. ABBIAMO FATTO IN MODO CHE SI ABITUASSERO A MENDICARE […] ABBIAMO PARTECIPATO AD ABBASSARE IL LORO MORALE ED IL LORO LIVELLO SOCIALE ALLOGGIANDO DECINE DI DONNE E UOMINI IN UNO STANZONE CON NIENT'ALTRO CHE UNA TENDA A SEPARARE IL LETTO DI UNA FAMIGLIA DA QUELLO DI UN'ALTRA […] POI LI ABBIAMO SFRUTTATI PER PORTARE A TERMINE ASSASSINI, INCENDI DOLOSI, PER LANCIARE BOMBE CONTRO CASE E VEICOLI CHE TRASPORTAVANO UOMINI, DONNE E BAMBINI - E TUTTO QUESTO PER RENDERE UN BENEFICIO POLITICO AL LIBANO E ALLA GIORDANIA. ALCUNI DI LORO SI SONO TALMENTE ABITUATI AL CRIMINE CHE È IMPOSSIBILE PLACARE LA LORO SETE DI ESSO. ALCUNI DI LORO SONO DIVENTATI LADRI ED ASSASSINI. LA LORO INVIDIA PER COLORO CHE VIVONO NEL BENESSERE, QUELLO STESSO CHE LORO HANNO PERDUTO ABBANDONANDO LA LORO TERRA, SI MISURA NEI LORO CUORI CON L'ODIO CONTRO GLI EBREI. CHE QUALCUNO DIMOSTRI COMPRENSIONE VERSO DI LORO LO CONSIDERANO COME UN PARZIALE RISARCIMENTO DI CIÒ CHE GLI È DOVUTO E NON MOSTRANO ALCUNA RICONOSCENZA.
(Khaled El-Azm, Le memorie di Khaled El-Azm (in arabo), 3 volumi, Beirut Al-Dar Muttahida lil-Nashr, 1973, pp. 386-387; vedi anche il quotidiano giordano "Falastine", 19 febbraio 1949: "Gli stati arabi che hanno incoraggiato i palestinesi a lasciare temporaneamente le loro case così da non trovarsi sul posto durante l'invasione degli eserciti arabi, non hanno poi mantenuto la promessa di dare aiuto a quei profughi". )

In effetti, già prima del 1948 e, anzi, sin dal 1939, Mojli Amin, un membro del Comitato della Difesa Araba per la Palestina, aveva proposto ai dirigenti arabi di prendere in considerazione uno "scambio di popolazione" tra ebrei e palestinesi.

TUTTI GLI ARABI DI PALESTINA SE NE ANDRANNO E SARANNO DISTRIBUITI FRA I VICINI PAESI ARABI. IN CAMBIO DI CIÒ, TUTTI GLI EBREI CHE VIVONO NEI PAESI ARABI SI TRASFERIRANNO IN PALESTINA[…] LO SCAMBIO DI POPOLAZIONE DOVREBBE ESSERE ESEGUITO CON LE STESSE MODALITÀ GIÀ USATE DA TURCHIA E GRECIA PER LE LORO RISPETTIVE GENTI. SI DEVONO INSTAURARE COMITATI SPECIALI CHE SI OCCUPINO DELLA LIQUIDAZIONE DELLE PROPRIETÀ EBRAICHE ED ARABE.
(Citato da Joan Peters, From Time Immemorial: The Origins of the Arab-Jewish Conflict Over Palestine, New York, Harper & Row Publishers 1984, p. 25).

Quando il suddetto piano fallì, gli Stati Arabi, con l'eccezione della Giordania, collocarono i profughi arabi in speciali campi, dove essi rimasero a marcire per decenni, usandoli ad ogni occasione per ridare vita al sogno di riconquista dei territori perduti. Nel 1966, il dottor Pablo de Azcarate, ex funzionario della Commissione per la Conciliazione in Palestina delle Nazioni Unite, riferendosi alla risoluzione dell'Assemblea Generale del 14 dicembre 1948 sul "diritto dei profughi al ritorno" dichiarò che essa si era limitata a fornire un supporto "a interessi politici arabi" contro Israele piuttosto che contribuire a risolvere il problema dei profughi palestinesi e che, in ultima analisi, non aveva ottenuto che il risultato di paralizzare

QUALUNQUE INIZIATIVA POSSIBILE […] PER LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA DEI PROFUGHI PER MEZZO DI UNA FORMULA DI COMPROMESSO RAGIONEVOLE E COSTRUTTIVA […] CREANDO FRA I PROFUGHI UNA DISPOSIZIONE D'ANIMO BASATA SULLA VANA SPERANZA DI UN RITORNO ALLE LORO CASE, CHE HA IMMOBILIZZATO LA LORO COOPERAZIONE. (citato in Joan Peters, p. 24).

Contemporaneamente, nasceva in Medio Oriente, quasi sotto silenzio un secondo problema di esodo di popolazioni profughe. Intere comunità ebraiche, che avevano vissuto in Medio Oriente e in Nord Africa per quasi 1400 anni, anche molto prima della nascita stessa dell'Islam, furono costrette a partire e a rifugiarsi in Israele. Una prima dichiarazione del dottor Mohammed Hussein Heykal Pasha, delegato egiziano alle Nazioni Unite, cui ne seguirono altre dello stesso tenore, dimostra come gli Stati arabi pianificarono l'espulsione sistematica dei loro cittadini ebrei, trasformandoli in profughi spogliati dei loro beni e sradicati dalla loro terra nativa:

LE NAZIONI UNITE […] NON DOVREBBERO PERDERE DI VISTA IL FATTO CHE LA SOLUZIONE PROPOSTA POTREBBE METTERE IN PERICOLO L'ESISTENZA STESSA DI UN MILIONE DI EBREI CHE VIVONO IN PAESI MUSULMANI. LA SPARTIZIONE DELLA PALESTINA POTREBBE PRODURRE IN QUEI PAESI UN'ONDATA DI ANTISEMITISMO PIÙ DIFFICILE DA SOFFOCARE DI QUELLA CHE GLI ALLEATI SI TROVARONO A FRONTEGGIARE IN GERMANIA (. . . ) SE LE NAZIONI UNITE DECIDONO DI DIVIDERE LA PALESTINA, POTREBBERO ESSERE RESPONSABILI DI GRAVISSIMI DISORDINI E DEL MASSACRO DI UN GRAN NUMERO DI EBREI. (Yàakov Meron, The Expulsion of the Jews from the Arab Countries: The Palestinians' Attitude Towards It and Their Claims, in The Forgotten Millions: The Modern Jewish Exodus from Arab Lands, ed. Malka Hillel Shulewitz. London, Cassell 1999, p. 84 ).

Lo stesso dichiarò inoltre:

IN EGITTO E IN ALTRI STATI MUSULMANI VIVONO PACIFICAMENTE UN MILIONE DI EBREI, CHE GODONO DEL PIENO DIRITTO DI CITTADINANZA.
ESSI NON HANNO ALCUN DESIDERIO DI EMIGRARE IN PALESTINA. SE VENISSE CREATO UNO STATO EBRAICO, NESSUNO POTREBBE EVITARE DISORDINI. IN PALESTINA SCOPPIEREBBERO TUMULTI CHE SI DIFFONDEREBBERO IN TUTTI GLI STATI ARABI E CHE POTREBBERO PORTARE AD UNA GUERRA TRA I DUE POPOLI. (Ibid).

Naturalmente Israele era pronto ad accogliere i profughi ebrei. Nel 1948, con la promulgazione della cosiddetta "Legge del ritorno", il nuovo Stato aprì le porte ad ogni ebreo che volesse stabilirsi in una nazione libera e democratica.
Diversamente da ciò che era accaduto negli Stati arabi nei confronti dei rifugiati palestinesi, Israele, coadiuvata dal movimento ebraico internazionale, si impegnò in un processo di assorbimento e di integrazione, garantendo la cittadinanza israeliana ad ogni nuovo arrivato.
Il riconoscimento del dislocamento non solo della popolazione palestinese, ma anche di quella ebraica, fu consacrato dalla Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che dichiarava categoricamente che doveva esserci "una soluzione equa del problema dei profughi". Il 27 ottobre 1977, in una conferenza stampa, il presidente Carter ripropose i concetti di quella stessa risoluzione ONU, affermando: "i palestinesi devono vedere riconosciuti i propri diritti […] ma, ovviamente, di fronte ai profughi ebrei devono valere quegli stessi e identici diritti".
(Ivi, p. 10. Vedi anche Khalil Shqaqi, The Principle Facetsof the Refugee Problem, "Palestine-Israel Journal of Politics", V. 9, n. 3, 2002).
Già prima che il problema dei profughi ebrei venisse riconosciuto dalle Nazioni Unite, Sabri Jiryis, membro del Consiglio Nazionale Palestinese accusava gli Arabi di aver preso "una parte assai attiva" nella creazione dello Stato d'Israele:

NON È CERTO QUESTA LA SEDE PER RICORDARE COME GLI EBREI DEGLI STATI ARABI FURONO SCACCIATI DALLA LORO ANTICA PATRIA E INDEGNAMENTE DEPORTATI E LE LORO PROPRIETÀ REQUISITE O ACQUISTATE ALLE VALUTAZIONU PIÙ BASSE. E CIÒ ACCADDE ALLA MAGGIOR PARTE DEGLI EBREI IN QUESTIONE. GLI ISRAELIANI PAREGGERANNO QUEST'INGIUSTIZIA […]

È POSSIBILE CHE NOI ISRAELIANI ABBIAMO CAGIONATO L'ESPULSIONE DI CIRCA 700. 000 PALESTINESI […] PERÒ, VOI ARABI AVETE FATTO SEGUIRE L'ESPULSIONE DI ALMENO ALTRETTANTI EBREI DAI VOSTRI PAESI […] PERCIÒ, QUEL CHE SI È VERIFICATO PUÒ DEFINIRSI UNO "SCAMBIO DI POPOLAZIONE E DI PROPRIETÀ" E CIASCUNA DELLE DUE PARTI DOVREBBE SUBIRNE LE CONSEGUENZE. ISRAELE STA ASSORBENDO GLI EBREI […] DA PARTE LORO, GLI STATI ARABI DEVONO ASSIMILARE I PALESTINESI NELLA PROPRIA POPOLAZIONE E RISOLVERE I LORO PROBLEMI.
(Al-Nahar, Beirut, citato in Joan Peters, From Time Immemorial cit, pp. 29-30).

Quello che avrebbe potuto essere, a rigor di logica, un semplice scambio di popolazioni, uno dei molti avvenuti dopo la Seconda Guerra Mondiale e, come tale, di proporzioni abbastanza modeste se paragonato con le trasmigrazioni mondiali (9.000.000 nei soli stati occidentali, in Asia lo scambio fu di proporzioni maggiori), si trasformò invece in un conflitto permanente tra due popoli che nei secoli avevano vissuto fianco a fianco in relativa armonia.
Negli anni, il problema dei profughi palestinesi è stato mantenuto vivo e si è istituzionalizzato grazie ad organizzazioni come la UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso dei Rifugiati Palestinesi nel Medio Oriente), al sostegno degli Stati arabi, al blocco comunista, e via dicendo. Spesso i profughi palestinesi hanno fatto ricorso, per attirare su di sé l'attenzione internazionale, alla violenza che è culminata con la prima intifada (insurrezione) e con la seconda, quella ultima, nota come intifada di Al-Aqsa, che ha generato una violenza senza precedenti ed atti di terrorismo contro civili innocenti che ricordano le periodiche aggressioni contro gli ebrei avvenute in passato in altre zone del mondo arabo.
In contrapposizione all'alto profilo mantenuto dai profughi palestinesi, quelli ebrei giunti in Israele hanno cominciato un costoso programma di riabilitazione cercando di cancellare, per quanto possibile, il loro status di profughi. La loro storia era poco nota sino al 1976, sino a quando una nuova organizzazione internazionale, l'Organizzazione Mondiale degli Ebrei dei Paesi Arabi (WOJAC) non sollevò il loro problema e si prese la responsabilità di far sentire la loro voce, in modo che in Medio Oriente non si potesse giungere a nessun accordo sui profughi senza che le loro richieste giocassero il giusto ruolo. Tali richieste si basano su diritti storici e legali che derivano dall'avere essi vissuto per secoli nella regione mediterranea sotto il dominio musulmano. (pp. 104-110). (
Maurice M. Romani, Traduzione dall'inglese di Anna Maria Cossiga, LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL, VOL. LXX - N. 3- SETTEMBRE-DICEMBRE 2004)
(Il testo inglese di questo articolo è apparso in "Mediterranean Quarterly.
A Journal of Global Issues" v. 14, 3, pp. 41-78)

Poiché il saggio è molto lungo e io non amo i post chilometrici, l’ho diviso in quattro parti. Questa è la prima.


barbara




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