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Diario


13 dicembre 2006

DOVE FINISCE IL PREPUZIO DEI CIRCONCISI? NELLA ZUPPA!

Comunicato Honest Reporting Italia 13 dicembre 2006

Questa volta vi presentiamo un libro: "Come i pini di Ramallah" di Antonio Ferrara. È un libro per bambini delle scuole elementari, che presenta in maniera che si pretenderebbe bipartisan o, come dice qualcuno, equivicina, le due realtà israeliana e palestinese attraverso gli occhi e le riflessioni di due bambini.

Già prima di cominciare, ha piazzato ben bene a sproposito una citazione: "Il mondo si regge sulle voci dei bambini".
Non ci sarebbe nulla di strano se non l'avesse spacciata come "proverbio ebraico". Probabilmente ha storpiato quanto sosteneva Maimonide (1135 - 1204): “Il mondo si regge sul respiro dei bambini che studiano” . C'è una bella differenza!
Sotto ci sono le sagome in controluce di David, bambino Israeliano e Mohammed, bambino palestinese. Sono praticamente identici, tranne per uno strano fez piazzato in testa all'arabo, davvero insolito da quelle parti.

Il racconto inizia così:
"Ieri si è fatta saltare in aria davanti al supermercato. Era una ragazza araba di quindici anni. Vicino a lei c'era una ragazza ebrea di sedici anni, che aveva comprato un pacchetto di cus cus e forse stava andando a casa a cucinarlo. Proprio così. Una ragazza ebrea che amava la cucina araba."

Il piccolo David trae le sue conclusioni:
"Mi viene da chiedere perdono alla terra per quello che noi e i palestinesi le facciamo. I bambini hanno la loro da dire, sulla guerra. Ma nessuno li ascolta."

Girando pagina, c'è il pensiero di Mohammed:

"Mi chiamo Mohammed, ho dieci anni e sono palestinese. Mi piace passeggiare tra le viuzze strette dove si assaggiano i cus cus aromatizzati dalla noce moscata, le polpettine speziate, i pomodori con l'aceto alle erbe. Ogni muro è tappezzato dai manifesti dei "martiri". Cerco sempre e dappertutto soltanto una cosa, a narici aperte e ad occhi serrati: il profumo, che mi fa venire i ricordi."
E continua così su questo tono pacato e sognante a parlare di profumi.

Poi ritorna David che parla del suo bisnonno finito ad Auschwitz.

Riprende Mohammed parlando anche lui di un parente finito all'altro mondo: suo fratello Amin.
"A mio fratello Amin i grandi dissero di lanciare le pietre contro le camionette, quando viveva a Ramallah, e lui le lanciò. Quando lo catturarono, però, i soldati israeliani gli fecero mettere il braccio sul bordo del marciapiedi. Uno lo teneva fermo stringendolo all'altezza del polso mentre un altro, con una grossa mazza di ferro, cercava di rompere l'osso."

Invece David ha altri pensieri ben più scanzonati:
"Ieri sono stato al Muro del Pianto. Ho infilato anch'io un bigliettino nelle fessure delle pietre. Dentro ci ho scritto due desideri: chiedo una bicicletta nuova e che la mia compagna di classe s'innamori di me"

Anche Mohammed guarda da lontano il Muro del Pianto e si chiede:
"Perché lo chiamano il muro del pianto? Potevano chiamarlo il muro del riso, o potevano metterci dentro almeno un mattone del sorriso."

David ci aggiorna con alcune notizie:
"I viaggi nel nostro paese sono un po' complicati e sui mezzi pubblici, con tutti gli autobus che sono saltati in aria, molti salgono poco volentieri".

Viene da chiedersi: come mai questi autobus sono "saltati in aria"? Non dimentichiamo che il testo è per la quarta o quinta elementare.

Poi subito continua:
"La polizia, però, oggi ha arrestato quattro terroristi ebrei che volevano mettere una bomba in una scuola araba di Gerusalemme. E' una scuola di sole femmine. Le alunne imparano aritmetica e canto, col cuore che batte le mani e canta."

I terroristi ebrei: sarà per questo che gli autobus saltano in aria?

"Sul giornale - oggi perché ieri era sabato e i giornali non sono usciti - ci sono le foto dei quattro. Ce n'è uno che, se con la fantasia gli togli la kippa e gli infili un turbante, ti accorgi che assomiglia a un amico di Bin Laden."

Insomma, i terroristi sono ebrei e somigliano agli amici di Bin Laden. Tutto chiaro, no?

Invece il povero Mohammed si lamenta:
"E' difficile spostarsi qui da noi. Ci sono posti di blocco israeliani dappertutto. Ci tengono tutti qui rinchiusi come pecore in un recinto. Non è giusto. Sono stufo. Ho voglia di uscire dal gregge e prendere in giro il pastore. Il pastore è un soldato grande e grosso, con il mitra e gli occhiali da sole. Ha le braccia completamente avvolte da due cobra tatuati. Sorride mentre mi perquisisce. Ho paura che mi arresti".

E conclude:
"Mi vien voglia di sputargli, ma non lo faccio. Tanti coraggi vengono dalla paura e dalla vergogna e sono più forti di quelli che vengono dalla rabbia."

David ci racconta della circoncisione del suo fratellino Moshe:
"Questa sera c'è la festa per la circoncisione del mio fratellino, Moshe. Gli invitati mangiano la zuppa tradizionale, la harira"

Ma la harira non è il piatto tradizionale del ramadan in Marocco?


"Un'antica abitudine vuole che il pezzetto tagliato al mio fratellino, il mazal tov, venga gettato nella zuppa: chi se lo trova nel cucchiaio, quello è sicuro di andare in cielo!"

Qui evidentemente l'Autore ha fatto una gran pasticcio con gli appunti scaricati da internet e ha confuso le tradizioni israeliane con quelle di chissà dove!

Invece Mohammed ci racconta di suo fratello Amin che coraggiosamente
"un giorno è andato dal suo capo e gli ha ricordato il Libro Sacro. Lì sta scritto: non devi uccidere. Me l'hai detto proprio tu, non è vero? Il capo sorrise come sempre e aprì il Corano. Sesta sura, versetto centocinquantadue: 'Non uccidere se non per giusta causa'. Capisci o sei una testa di legno?"

Ah, sicché il nostro Autore è un conoscitore del Corano! Andiamo allora a vedere cosa dice realmente il versetto citato:

Sura VI Versetto 152:
"
Non avvicinatevi se non per il meglio i beni dell'orfano, finché non abbia raggiunto la maggior età, e riempite la misura e date il peso con giustizia. Non imponiamo a nessuno oltre le sue possibilità. Quando parlate siate giusti, anche se è coinvolto un parente. Obbedite al patto con Allah. Ecco cosa vi ordina. Forse ve ne ricorderete."
(
http://www.corano.it/menu_sx.html)


Parla di tutto, fuorché del "non uccidere".

Mohammed:
"Solo come un cane in una baracca di legno. Così mi sento. Ho perso tutti i miei amici, perché lanciavano le pietre. Hussein, Omar, Rahid. Lanciavano pietre, ridendo come per gioco. Ma le pallottole israeliane erano vere, non erano di gomma."

E i bambini ebrei cosa fanno? Ce lo dice David:
"I bambini imparano innanzitutto a leggere e scrivere in ebraico, poi passano alla lettura della Torah, che è costituita dai primi cinque libri della Bibbia, senza però trascurare la lingua del Paese e la matematica. Poi il Talmud. E' un insegnamento in cui preghiera e studio si mescolano continuamente. Gli insegnanti sono tutti rabbini."

Fantastico, no? Soprattutto il passaggio "senza però trascurare la lingua del Paese". Ma di quale lingua si tratterà, visto che di imparare l'ebraico aveva già parlato?


David poi ci racconta che ogni mattina va a a scuola insieme al suo amico Ibrahim col bus 32, "quello che ha subito più attentati."

Il suo amico Ibrahim sa fare rutti potentissimi. Nulla da dire, se non fosse che più avanti si capisce che il suo amico Ibrahim non è arabo. Strano, no?

Poi ci fa una concessione, elencando i nomi dei ragazzi israeliani uccisi dai "feddayn palestinesi" e descrivendo brevemente la scena di loro che dormivano e quelli che sparavano col mitra:
"Neria, quindici anni, Zvi, dodici, e Shai, cinque, avevano sonno nella loro casetta a Itamar, il piccolo villaggio di coloni al centro dei territori Occupati, nel silenzio del deserto della Giudea."

Ovviamente, bilancia subito con un episodio in cui i soldati israeliani uccidono tre bimbi palestinesi, usciti di casa ignari del coprifuoco e "uccisi dai colpi delle mitragliatrici dei carri armati, che hanno sparato per ristabilire l'ordine."


David continua illustrandoci la ghematria (che chiama erroneamente gemetria) e parlandoci del grande valore dei libri e dei nazisti che invece li bruciavano.

Mohammed ha un fratello che vive a Barcellona e che va in libreria a comprare il Corano.
"-Chi è l'autore? Gli ha chiesto la commessa. -Dio, ha risposto mio zio. Lei ha scorso la sua lista sotto la lettera D inutilmente. -Le dispiace provare con Allah? le ha suggerito allora mio zio."

Morale: noi europei siamo tanto ignoranti.

La mamma di David è morta tre anni fa in un attentato (ma allora il padre si è risposato, se c'è in famiglia un fratellino da poco circonciso?) e, per bilanciare subito le cose, il papà di Mohammed, uomo amato da tutti, è richiuso ingiustamente in una prigione israeliana, dove muore un paio di capitoli dopo.

David:
"E' un mio amico ebreo americano, Moshe. Abita a Boston e fa il giornalista. Viene a trovarci tra qualche giorno. Viene in Israele per un servizio sui Territori Occupati. Al telefono mi ha chiesto se ho voglia di andare con lui a Ramallah. Io ho un po' paura. Anche il papà è preoccupato, ma mi ha lasciato libero di decidere. Magari chiedo a Ibrahim se ha voglia di accompagnarmi".

Mohammed:
"Gli israeliani sono entrati a Ramallah. Vorrei che i pini stessero con la schiena dritta, ma quelli danno il benvenuto pure ai carri armati, come se niente fosse." ... "Io non voglio lanciare pietre. Sarebbe come dare ragione agli israeliani. Voglio essere come i pini di Ramallah. Voglio amare il nemico."

Intanto David si concede il lusso di un bagno nella sua vasca di casa e riflette:
"I grandi sono sempre lì a sgridarci per delle piccole cose, e poi loro fanno la guerra. Se solo ti scaccoli, ti fanno sentire che facevi una cosa terribile, come mangiarti un delfino o abbandonare un cane sulla tangenziale."

Questa del cane abbandonato sulla tangenziale è un'immagine molto più napoletana che israeliana. Viene da chiedersi se esista una "tangenziale" anche a Gerusalemme, dove abita David.

Poi continua:
"Se Dio ti assolve lo fa sempre per insufficienza di prove - mi ha detto quella sera il papà."

Una filosofia ben poco ebraica.

David va a Ramallah insieme all'"ebreo americano" Moshe e al suo amico ebreo israeliano Ibrahim:
"Al posto di blocco ci fermano per un controllo, ma il passaporto americano di Moshe è un ottimo lasciapassare."

Ah, questa poi! Voi lo sapevate che il passaporto americano è considerato un "lasciapassare" per l'IDF? Soprattutto se si è giornalisti?


Il libro continua per un altro po' di pagine su questo tono e finisce con una sviolinata pacifinta. Se, arrivati fin qui, siete sufficientemente indignati - oltre che preoccupati per i nostri bambini, i recapiti a cui rivolgere i vostri pensieri sono questi:

FATATRAC s.r.l. edizioni per bambini
Via Ricorboli, 28 - 50126 Firenze
Tel. 055/6810124 - Fax 055/6810260

Nicoletta Codignola , Editore
n.codignola@fatatrac.com


Arianna Papini, Direttore Artistico - Ufficio Stampa
a.papini@fatatrac.com


Per riconfortarci un po' dopo tanta spazzatura, godiamoci invece questo breve ma succoso video.


E-mail: HR-Italia@honestreporting.com

Per iscriversi a HonestReportingItalia, fare un doppio click e inviare una e-mail vuota a:
join-HonestReportingItalian@host.netatlantic.com

Attenti, dunque, se qualche amico ebreo vi invita a pranzo: guardate bene nella zuppa prima di mangiare …

barbara




permalink | inviato da il 13/12/2006 alle 18:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
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