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Diario


3 dicembre 2006

PER IL MANIFESTO IL TERRORISMO NON ESISTE

Comunicato Honest Reporting Italia 3 dicembre 2006

Protestare con una testata come il manifesto, si sa, ha la stessa efficacia che potrebbe avere cercare di vuotare il mare con un cucchiaio, e dunque di solito non ce ne occupiamo, ma ogni tanto può valere la pena di farlo, giusto perché gli amici del glorioso quotidiano non rischino di sentirsi trascurati e soffrire per il nostro disinteresse. E dunque parliamo dell'articolo «Islam e Jamila, le vite al limite delle donne di Beit Hanun» dell'ineffabile Michele Giorgio, pubblicato il 29 novembre a pagina 5.

Su di un lato interno, quello che non affaccia sulla strada, dell'edificio sventrato dalle cannonate,
e uno
proprio all'ingresso della palazzina degli Athmana, domina un grande manifesto colorato. Tra versetti coranici e slogan patriottici, spiccano i volti delle vittime del cannoneggiamento
e due
israeliano di inizio mese a Beit Hanun. Solo quello degli uomini in verità, perché delle donne la famiglia non possiede immagini «appropriate». «Sui manifesti funebri le donne vengono mostrate solo con l'hijab, senza è peccato e noi non abbiamo foto delle martiri con il velo», ci spiega Azim, uno dei tanti membri della hammula degli Athmana che ha pagato con 18 morti il bombardamento
e tre
israeliano arrivato alle prime luci del giorno, quando tutti dormivano. Come i piccoli Khaled e Mahmud, 9 e 12 anni, con gli zainetti colmi di libri e quaderni accanto ai letti, preparati la sera prima, per non fare tardi a scuola.
Non per voler dissacrare a tutti i costi, signor Giorgio, ma quasi tutti i bambini, sa, preparano gli zainetti la sera prima. Quanto al fatto che li tenessero "accanto ai letti", ha controllato lei di persona? Visto che stiamo parlando di una tragedia, non sarebbe il caso di risparmiarsi le note di colore e attenersi ai fatti?
Islam, 14 anni, arriva a casa intorno alle 13, poco dopo la fine delle lezioni. Il tempo di scambiare qualche battuta con le compagne di classe e poi fa ritorno a ciò che resta della sua abitazione e della sua famiglia. È timida, non ha voglia di parlare. Ma alla fine accetta di parlare del suo futuro, senza madre (uccisa dalle cannonate)
e quattro
e senza padre (morto un anno fa di cancro), e privata del calore di fratelli e cugini che non si sono più risvegliati da quel sonno spezzato dai proiettili di artiglieria
e cinque
caduti sulle case. «Non so perché sia accaduto tutto questo, io non mi occupo di politica, sono una ragazzina
perfetto esempio di discorso che NESSUNA ragazzina farebbe mai. Perfetto esempio di discorso messo in bocca, parola per parola, da un adulto a una ragazzina
- dice con un filo di voce, mentre lo zio, nominato suo tutore dalla famiglia, con un sorriso la invita a parlare, a raccontare
ah, ecco, adesso è tutto molto più chiaro
- io non so cosa sia Israele, non ci sono mai stata, per me gli israeliani sono gli aerei che sparano su Beit Hanun e le cannonate
e sei
cadute sulla mia casa». Il pensiero corre alla madre morta. «Ma non mi sento sola, tante persone mi sono accanto», aggiunge. Sulla tregua dichiarata domenica mattina da Israele e dai gruppi armati palestinesi, Islam non ha molto da dire. «Ne sono felice», ma, aggiunge, «non serve a ridarmi le persone che ho perduto», commenta alzando finalmente lo sguardo.
Intanto arrivano alcuni giovani. Uno di loro ha l'atteggiamento dell'attivista politico e con gesti rapidi assegna compiti ai suoi compagni incaricati di sorvegliare la strada. Il resto dei presenti invece sono tranquilli. «Siamo contenti della tregua, non potrebbe essere altrimenti»,
non ne abbiamo il minimo dubbio: chi non sarebbe felicissimo di una tregua in cui la sua parte continua a sparare razzi su razzi e la controparte li prende e tace?
dice Ahmed Athmna, un cugino di Islam, toccandosi la spalla ferita da un scheggia durante il bombardamento
e sette
israeliano, «abbiamo passato giorni terribili, prima l'arrivo dei carri armati, poi le cannonate
e otto
cadute per giorni e giorni
e i razzi palestinesi caduti per SEI ANNI, signor Giorgio? Neanche un accennino piccolo piccolo a quelli?
a poche centinaia di metri da Beit Hanun,
di chi la colpa se gli "attivisti" sparano su Israele da postazioni a poche centinaia di metri da Beit Hanoun?
infine i colpi di artiglieria sparati sulle nostre case. Adesso finalmente possiamo respirare, scendere in strada senza temere di venir colpiti».
Gli israeliani di Sderot invece no: non possono respirare, loro, non possono scendere in strada senza temere di venire colpiti, loro, perché i razzi palestinesi continuano a piovere, durante la famosa "tregua".
Ahmad, che è stato curato nell'ospedale Hadassah di Gerusalemme, come sua madre e tre cugini,
visto che forse non tutti i suoi lettori sono molto informati sulle cose israeliane, cosa ne direbbe di spiegare loro che Hadassah è un ospedale ebraico, in cui gli ebrei israeliani curano anche i palestinesi, compresi i terroristi sopravvissuti agli scontri a fuoco? Ha paura che gli israeliani ci farebbero troppo bella figura se si venisse a sapere in giro che curano gratis anche quelli che li vogliono ammazzare?
non è fiducioso sulle possibilità del cessate il fuoco. Punta l'indice contro Israele. «(Il premier israeliano) Olmert troverà il pretesto per rompere la tregua - spiega facendo una smorfia di dolore - e allora tutto riprenderà come prima».
Magari potrebbe capitare che dopo una, due, tre settimane di razzi, magari sulle scuole, magari con morti e feriti, un bel giorno si stufano: sono gente strana gli israeliani, in effetti.
Per le strade di Beit Hanun, che mostrano evidenti i segni del passaggio dei mezzi corazzati israeliani,
e nove
sono ritornati i venditori ambulanti e le donne a passi veloci si recano ai negozi di alimentari per procurarsi generi di prima necessità. Da un autocarro della Croce Rossa Internazionale, alcuni manovali scaricano cassette di viveri e medicinali.
Solo quelli? Ne è sicuro? No, sa, perché noi abbiamo foto e filmati di ambulanze - sia palestinesi che dell'Onu - usate per trasportare armi ed esplosivi e razzi e terroristi e cinture esplosive già confezionate pronte per l'uso ...
Il clima è sereno e molti ne approfittano per andare fino alla abitazione di Jamila Shanti, responsabile per conto di Hamas delle associazioni di donne islamiche, divenuta nota come la prima palestinese a finire nell'elenco di obiettivi dell'esercito israeliano.
Noi conoscevamo la regola del chi che cosa come dove quando perché: lei il perché non ha provato a chiederselo, signor Giorgio?
Nelle settimane passate ha guidato le donne prima in difesa dei giovani militanti
terroristi, carissimo
asserragliati nella moschea «Nasser», circondata dai soldati israeliani,
se i terroristi non avessero l'inveterata abitudine di fare irruzione nei luoghi di culto - propri o altrui - i soldati israeliani non avrebbero alcun bisogno di circondarli
e poi nelle azioni di «protezione» - come a Gaza chiamano gli scudi umani - delle case minacciate di distruzione dall'esercito israeliano. «Non ho paura di morire, qui a Gaza sappiamo bene che la nostra vita può terminate in qualsiasi momento,
e in Israele, sotto i razzi, con autobus bar discoteche pizzerie ecc. ecc. che saltano in aria, lì invece vivono tutti fino a trecento anni: ma che meraviglia!
perché la politica di oppressione di Israele non ha fine. Siamo tutti bersagli dell'occupazione»,
scusi, Giorgio, ma dal momento che era lì, non ne ha approfittato per dire a questa signora che l'occupazione è finita da quindici mesi e mezzo? Guardi che non è mica bello lasciare la gente nell'ignoranza, sa
ci dice Shanti, sui 40 anni e non sposata, fatto insolito per una donna di Gaza e, soprattutto, per una militante di Hamas.
A Beit Hanun gode di fama e stima infinita. Adulti e ragazzi la seguono ovunque, tanti applaudono al suo passaggio. Lei sorride, saluta con un gesto della mano e invita alla resistenza.
Scusi, non abbiamo capito: resistenza a cosa, dopo il COMPLETO ritiro di Israele? Resistenza a cosa dopo che Gaza è stata resa judenrein come neanche Hitler è mai riuscito ad ottenere? Resistenza a cosa dopo che a Gaza non è stata lasciata neanche la minima traccia della presenza israeliana?
«Gli israeliani hanno usato la forza e noi abbiamo risposto con le nostre armi, alla fine Olmert ha capito che non poteva vincere e ha dovuto accettare il cessate il fuoco», proclama Shanti esprimendo una opinione molto diffusa dalla gente di Gaza.
Già. E quel (bip!) di Olmert continua a mantenerlo, mentre i missili da Gaza continuano a cadere, e il signor Giorgio non ha niente da ridire. Anzi, non ritiene neanche opportuno informarne i lettori del manifesto.
Solo la resistenza paga. Un punto sul quale è intervenuto anche il noto analista israeliano Akiva Eldar
forse è il caso di precisare che il "noto analista" Akiva Eldar è un giornalista di Haaretz: come dire, tanto per intenderci, un giornalista del Giornale o di Libero che parlasse di Prodi, o uno del manifesto o di Liberazione che parlasse di Berlusconi
per ribadire che la politica di chiusura di Olmert verso Abu Mazen portata avanti nell'ultimo anno, ha finito per favorire Hamas ed indebolire il presidente palestinese e gli ultimi sostenitori del processo di pace nato ad Oslo.
Processo di pace nato a Oslo? Quello dopo il quale il signor Arafat ha ripetutamente spiegato ai suoi che era solo un cavallo di Troia per poter poi partire da posizioni migliori per distruggere Israele? Quello dopo il quale gli autobus in Israele hanno cominciato a saltare in aria? Quello per il quale i palestinesi onesti non smettono di rimproverare Israele ("Ci avete portato in casa i terroristi di Tunisi!")? Quel processo di pace, signor Giorgio? Che a lei piacerà sommamente, possiamo immaginare. Quanto al signor Abu Mazen, vogliamo ricordare che ha fatto campagna elettorale andando ad abbracciare i capi terroristi e promettendo loro di difenderli dal "nemico sionista"? Vogliamo ricordare che ha mantenuto in pieno tale promessa? Vogliamo ricordare che ha conservato l'abitudine arafattiana di condannare gli attentati terroristici in inglese e lodarli in arabo?
A Gaza ben pochi credono che la tregua durerà più di un paio di settimane,
sì, in effetti due settimane di razzi in testa senza reagire dovrebbero essere sufficienti a indurre anche il più addormentato dei politici israeliani a cominciare a fare qualcosa per difendere i propri cittadini
soprattutto se non verrà estesa alla Cisgiordania.
nel senso che se i palestinesi potranno sparare impunemente anche dalla Cisgiordania, allora riusciranno a far fuori tutti gli israeliani e allora quelli non spareranno più? Noi, francamente, non ci conteremmo granché.
«Se non si arresteranno i raid israeliani anche in Cisgiordania, riprenderemo a lanciare razzi», ha avverte Abu Abir, portavoce dei Comitati di resistenza popolare.
"Riprenderemo"? Cos'è, il concorso per la miglior barzelletta del millennio?

Non c'è bisogno di aggiungere commenti, quindi aggiungiamo solo l'indirizzo al quale inviare qualche pensiero al manifesto:
redazione@ilmanifesto.it.
Cogliamo l'occasione per informare i nostri lettori che chi lo desiderasse può accendere una candela virtuale alla memoria di Shuny
qui.

E-mail: HR-Italia@honestreporting.com

Per iscriversi a HonestReportingItalia inviare una e- mail vuota a:
join-HonestReportingItalian@host.netatlantic.com


barbara




permalink | inviato da il 3/12/2006 alle 20:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (56) | Versione per la stampa
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