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Diario


1 dicembre 2006

BAMBINI MARTIRI, BAMBINI EROI

L’articolo, di Giusi Fasano, è sul Corriere di oggi. Immagino che la notizia sarà stata anche sugli altri giornali e che tutti quindi ne siano a conoscenza, ma voglio ugualmente segnalarlo.

BARRAFRANCA (Enna) - «Mi descrivi Francesco? Qual è l'ultima immagine che ricordi di lui? Com'era in quel momento?». «Era triste. Piangeva» «E tu? Ricordi cos'hai provato?» «Tristezza».
Pomeriggio del 19 luglio 2006. Un ragazzino di 14 anni si incammina a testa bassa verso i suoi ricordi e non sa, onestamente, se gli basteranno i passi per arrivare dove vuole arrivare. Perché, a dirla proprio tutta, vorrebbe non parlare mai più di quella sera. Lo fa per un amico che non c'è più e perché è ora di finirla con i silenzi e i «non ricordo». Da quando ha raccontato ai giudici degli abusi sessuali, delle fotografie fatte ai bambini nudi, del fatto che qualcuno voleva metterle su Internet, dell'ultima volta che ha visto il suo amichetto del cuore prima che fosse ammazzato... Ecco, da quel giorno gli sembra che tutto giri storto. Da quando hanno arrestato i cinque di cui proprio lui ha fatto i nomi, poi, non ne parliamo... Quando esce da solo si guarda le spalle, niente più giri in bicicletta, i compagni di gioco di sempre l'hanno isolato e più si avvicina il processo di quei cinque più sente crescere sulla sua pelle quello che gli inquirenti descrivono come «una grave situazione di pressione ambientale in atto nel piccolo comune di Barrafranca».
Ma lui, piccolo com'è, è l'unico «gigante» di questa storia, è il testimone-chiave dell'inchiesta per omicidio, violenza sessuale di gruppo e pedopornografia: quella partita dalla morte del suo amico più caro, Francesco Ferreri, ucciso a 13 anni per essersi ribellato (ipotizza l'accusa) a un abuso sessuale che per i suoi aguzzini doveva essere il primo di una lunga serie.
Il testimone-bambino ha già raccontato cinque volte cosa accadde la sera dell'omicidio, ma accetta di farlo una volta ancora, «l'ultima», gli hanno promesso prima di cominciare l'incidente probatorio del 19 luglio. Così eccolo riprendere il filo del discorso davanti a due giudici e una psicoterapeuta.
Torna con la memoria al 18 dicembre dell'anno scorso. Alla stalla dove si facevano «cose porche». Descrive ambiente, attrezzi, indumenti intimi, vestiti, perfino il gruppo elettrogeno che illuminava la stalla. «Cos'hai visto quando sei arrivato lì?». «Salvatore Randazzo che era sopra Francesco che era nudo. Non aveva nemmeno i boxer scuri». (...) «E cos'altro hai visto?». «Giuseppe Faraci che scattava fotografie. Poi passava la macchina a Tony e anche lui faceva le foto». (...) «Cosa dovevano fare con le foto? L'hanno detto?». «Le dovevano mettere su Internet». Poi dettagli su come e a chi le ha viste scaricare su un computer. Il ragazzino rivede l'amico Francesco che incassa un ceffone perché «non voleva fare quella cosa...», gli sembra di sentire la voce di Faraci che gli dice «ora tocca a te», ripensa allo sguardo che ha scambiato con Francesco mentre saliva in macchina. «Francesco piangeva ancora quado è salito sull’auto di Faraci?». «Sì». «E Faraci era tranquillo?». «Tranquillo». L'ultima immagine di Francesco è tutta lì, in quell'auto, e nessun altro può ricordarlo dopo quel momento se non il suo assassino. Perché Francesco Ferreri pochi minuti dopo è stato massacrato a colpi di chiave inglese e buttato in una scarpata. Era un venerdì, l'hanno trovato domenica mattina, «il giorno che la terra si è aperta e l'ha inghiottito», come dice sua madre Anna. «Da quando me l'hanno riportato in una bara non faccio che pensare a come gli sarà battuto forte il cuore davanti a tutti quei mostri, povero figlio mio...».
In un anno di inchiesta la procura ordinaria di Enna e quella minorile di Caltanissetta hanno ricostruito «il peggior scenario possibile» sullo sfondo dell’omicidio di Francesco. Hanno arrestato il presunto assassino, Giuseppe Faraci, 21 anni, e con lui sono in cella per violenza sessuale e pedopornografia anche Salvatore Randazzo, 20 anni, Calogero Mancuso, 40, Antonio Lo Bue, 42, e un minorenne, il solo già rinviato a giudizio. L'avviso di chiusura delle indagini per gli altri quattro è pronto e intanto la polizia postale cerca tracce utili sui computer della scuola che Francesco frequentava e che pochi giorni fa sono stati sequestrati. La preside ha saputo da un bidello che almeno un computer e stato usato per vedere immagini pedopornografiche, ma non lo ha detto ai carabinieri. Anche la studentessa che ha visto Faraci «sconvolto» la sera dell'omicidio non è andata in caserma. Eppure seguendo le indicazioni che lei ha dato ad amici e parenti è stata trovata l'arma del delitto. E invece l'amichetto, di Francesco no. Lui resiste. E parla. Forse è per questo che il gip, 15 giorni fa, ha deciso di prorogare le indagini e tenere in carcere gli arrestati che «potrebbero indurlo a ritrattare» dopo che «faticosamente» ha dovuto «superare il muro di omertà che buona parte dell'opinione pubblica barrese ha in qualche modo contribuito a realizzare».

Ancora una volta, quale lezione di dignità, di coerenza, di amore, di coraggio, di sete di giustizia ci viene da un bambino. E quale esempio di infamia e vigliaccheria dagli adulti – e non sto parlando solo degli assassini.

barbara




permalink | inviato da il 1/12/2006 alle 19:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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