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Diario


26 novembre 2006

LA REPUBBLICA: QUANTA SIMPATIA PER UNA TERRORISTA!

Comunicato Honest Reporting Italia 26 novembre 2006

Il fatto è noto: una donna di 64 anni, madre e nonna, ha tentato di farsi esplodere per uccidere degli israeliani. Fortunatamente ha fallito, ed è morta solo lei. L'estensore dell'articolo che vi proponiamo non sembra però condividere il sollievo per la strage evitata: tutt'altro. Sia ben chiaro: provare più simpatia per i palestinesi che per gli israeliani rientra a pieno titolo nella libertà di opinione garantita a chiunque; ci si permette tuttavia di rilevare che la simpatia per i terroristi appare qualcosa di radicalmente diverso, soprattutto quando tale simpatia porta a mistificare i fatti. Ma vediamo un po' più in dettaglio questo articolo pubblicato a pagina 8 della Repubblica di venerdì 24 novembre, dal titolo: «Gaza, kamikaze a 64 anni "Voleva vendicare il nipote"».

GERUSALEMME - C´è anche un video che la immortala prima della missione suicida. Indossa un vestito nero, il viso stretto nel velo bianco che le nasconde i capelli e le scende sulle spalle, la fascia verde sulla fronte con la scritta di Hamas. E poi il kalashnikov, quasi più grande di lei, che tiene sollevato con le due braccia, le bandiere, sempre verdi, sempre piene di scritte, che fanno da sfondo al suo proclama, pronunciato con voce stridula, ma ferma.
Si direbbe che ci si voglia far dimenticare che si sta parlando di una terrorista assassina, con questo ritratto più adatto a una dolce nonnina intenta a cullare l'ultimo nipotino. Tale è la simpatia per questa donna, da non esitare a proporci anche una grottesca contraddizione in termini come quella della voce "stridula ma ferma".
Fatima Omar Mahmoud al Najar, 64 anni, madre di 9 figli e uno stuolo di nipoti si è fatta esplodere ieri pomeriggio a pochi metri da una postazione di di Tsahal vicino al campo rifugiati di Jabalya, nella Striscia di Gaza.
Giusto a proposito: come mai dopo tredici anni di amministrazione da parte dell'Autorità Nazionale Palestinese ci sono ancora i campi profughi? Come mai quei campi voluti dagli arabi, costruiti - in territorio occupato e amministrato dall'Egitto - dagli arabi, riempiti dagli arabi con i palestinesi indotti dagli arabi (come è ampiamente documentato nella stampa araba) a lasciare le proprie case, sono ancora in piedi e ben pieni? Come mai l'ANP non ha usato le decine di miliardi di dollari NOSTRI incassati in tutti questi anni per dare a queste persone un'esistenza decente? E come mai quegli stessi campi profughi che, quando l'area era amministrata da Israele, non potevano essere nominati senza una sequela di aggettivi e avverbi e giudizi di condanna, ora che l'amministrazione è passata all'ANP hanno perso per strada tutti gli aggettivi e tutto il resto?
Una nonna. Attentatrice suicida. La più anziana, tra le pochissime figure femminili che la storia dei kamikaze ricordi. Sembrava un gesto di disperazione. In realtà è una vendetta. Cercata, voluta, ottenuta con l´ostinazione che solo una nonna, ferita in un dolore terribile, s´impone. Lo svela la figlia maggiore, Fatheya, anche lei colpita nei sentimenti più profondi. "Cercavamo vendetta", dice ai cronisti che sono riusciti a contattarla nel campo di Jabalya. "Loro, gli israeliani, ci hanno distrutto la casa, hanno ucciso suo nipote, mio figlio. Hanno ferito un secondo nipote che ora gira su una sedia a rotelle senza più una gamba. Volevamo fare qualcosa, reagire, placare tutto il dolore che ci portiamo dentro".
Quanti israeliani ci sono, signor giornalista, "feriti in un dolore terribile"? Quanti israeliani sono stati "colpiti nei sentimenti più profondi"? Quanti israeliani hanno avuto la casa distrutta, figli e nipoti uccisi e altri feriti, mutilati, invalidi? E quanti di loro sono andati a cercare vendetta? Quanti di loro hanno preso le armi e sono andati a uccidere? Quanti di loro hanno scelto di "placare tutto il dolore che si portano dentro" facendo stragi? E le rarissime volte che ciò è accaduto, quanta comprensione hanno ottenuto dai nostri simpatetici inviati?
Madre e figlia ci riflettono. Ne discutono per ore, forse giorni. I ricordi delle cannonate sulle case di Beit Hanun dove stava dormendo un´intera famiglia di 18 persone, tra cui molte donne e bambini, sono ancora vivi.
Molto meno vivo sembra invece essere, nel giornalista, il ricordo delle migliaia di razzi sparati - dopo il ritiro israeliano - dalla striscia di Gaza verso Israele, provocando terrore e distruzione e morte.
Fatheya ha perso un figlio. Fatima un nipote. L´altro nipote si è salvato per un soffio. Aveva una gamba maciullata dalle schegge dei colpi di mortaio. Rischiava la cancrena, i medici hanno dovuto amputare. E ora si trascina su una sedia a rotelle. Dentro la nuova casa, da altri parenti. "Mia nonna", racconta ancora ai cronisti Fatheya, "alla fine prende una decisione. Io l´assecondo. Decidiamo di farci esplodere. Vogliamo morire come martiri, vendicare la morte del nostro piccolo. Andiamo alla moschea, spieghiamo quello che vogliamo fare. Molti fanno resistenza. Ma noi ci imponiamo. Pretendiamo giustizia e pretendiamo di ottenerla nel modo che consideriamo più giusto. Alla fine, la nostra richiesta è accettata. Ma lei, mia madre, decide di farlo da sola".
Le missioni suicide prevedono un rito particolare. Ci si prepara spiritualmente, ci si lava, si indossano i migliori vestiti, si lascia una sorta di testamento, si registra un video che resterà a futura memoria. C´è il proclama, il saluto ai parenti e agli amici, l´obiettivo da compiere e i motivi per cui si va a morire suicidi.
E sembra che si continui a dimenticare che non si va solo "a morire suicidi": si va anche ad assassinare, si va a compiere un attentato terroristico, si va, se possibile, a cercare la strage.
Fatima Omar Mahmoud al Najar segue tutta la trafila con impegno e scrupolo. Indossa i vestiti che qualcuno le ha preparato, si stringe la fascia verde e bianca di Hamas sulla fronte, imbraccia il fucile mitragliatore, guarda la videocamera e spiega il senso della sua missione. Poi arriva il momento di andare. Qualcuno ha già preparato la cintura esplosiva. Panetti di tritolo confezionati da veri artigiani del terrore. Sono collegati tra loro da un filo che termina con il detonatore. C´è un gancio: basta tirarlo e i panetti di tritolo esplodono in contemporanea. E´ il primo pomeriggio di ieri. Per tutto il giorno, la parte a nord della Striscia si è svolta una battaglia campale. Almeno mille soldati di Tsahal, coperti e scortati da un centinaio di carri armati, da ore avanzano verso Gaza city.
Interessante questo passaggio: elenco accurato di tutte le forze in campo da parte di Israele e ... niente dall'altra parte. Eppure, se si è avuta addirittura "una battaglia campale" durata "per tutto il giorno", la controparte non deve essere scesa in campo con sassi e fionde o con schioppetti ad avancarica.
Il premier Olmert ha deciso di un nuovo piano.
Prima c'era "l'esercito di Sharon", adesso c'è il premier Olmert che decide piani: molto più facile la demonizzazione con nome cognome e fotografia, vero?
Bisogna spingersi dentro la Striscia per almeno cinque chilometri. Bisogna impedire nuovi lanci di Qassam verso Israele. Sderot, 28 mila abitanti, un tempo paradiso per moltissimi emigrati ebrei delle ex repubbliche sovietiche, si è trasformata in una città fantasma.
Non solo una città fantasma, caro signore: anche una città con distruzioni, e morti e feriti: può darsi che i morti ebrei per lei siano un dettaglio talmente insignificante da non meritare neppure una menzioncina di passaggio, ma forse anche quei morti e quei feriti lì, sa, avevano una mamma, una nonna, dei fratelli, cose così.
L´esercito dell´Idf avanza con difficoltà. Incontra molta resistenza. I razzi continuano a piovere oltre il confine. Intervengono i caccia, gli elicotteri. Con l´aiuto dei droni e le mongolfiere munite di telecamere sofisticate,
ma quanta dovizia di particolari, per le forze in campo israeliane!
bombardano alcuni palazzi e terreni da dove è partita l´ultima salva di razzi. La battaglia si concentra attorno al campo di Jabalya. Le telecamere dicono che le cellule degli artiglieri palestinesi si sono rifugiati in quella zona. Moriranno in sette. Due esponenti di spicco dei Comitati di resistenza popolare, tra cui il comandante militare della zona nord della Striscia, Fayeq abu al Qumsan, sono centrati da un missile mentre girano attorno al campo a bordo della loro auto. Poi, nel primo pomeriggio, la battaglia concede una tregua. Alcune pattuglie di soldati sono già alle porte di Gaza city. Pochi chilometri più in là, il presidente Abu Mazen torna a incontrare il primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh. Cerca di ricucire lo strappo di mercoledì scorso quando le trattative per la formazione di un nuovo governo si sono arenate per l´attribuzione dei ministeri. I due parlano.
Ma che quadretto idillico: gli israeliani BOMBARDANO con soldati e carri armati e caccia ed elicotteri e droni e mongolfiere ... e i palestinesi PARLANO!
Nonna Fatima è già in viaggio verso la morte. Avanza a piedi, lungo uno sterrato che si apre su un campo pieno di buche provocate dalle bombe e dai mortai.
Arrivati non si sa perché. Mandati da un destino cinico e baro che ha imposto loro per vicini gli spietati israeliani che, come tutti gli ebrei, sono cattivi per natura. E questa povera vecchia costretta ad avanzare a piedi, su quello sterrato, con quel terribile campo pieno di buche ...
I soldati sono a poche centinaia di metri. Le ordinano di fermarsi. Capiscono che indossa un corpetto esplosivo. Lei continua a camminare. Adesso è a poche decine di metri. Le lanciano contro una granata, poi sparano altri colpi. Fatima salta in aria. Tre soldati vengono feriti dalle schegge. Ferite lievi. Della nonna-kamikaze restano solo pochi brandelli.
Anche delle vittime dei terroristi suicidi restano pochi brandelli, egregio signore, quando questi riescono a portare a termine le loro "missioni", come le chiama lei. Con la differenza che loro, le vittime dei terroristi, non hanno scelto di morire. Non hanno scelto di dedicare la propria esistenza all'odio e alla distruzione dell'esistenza altrui, loro. Non hanno scelto di rinunciare ad avere uno stato per dedicarsi interamente a distruggere lo stato degli altri, loro.
E quel video che sua figlia Fathya conserva con orgoglio. Naufraga in un mare di tristezza e di dolore.
Che tristezza, vero, quella povera vecchia morta senza neanche riuscire a far fuori un po' di maledetti sionisti.

Come già detto, la libertà di opinione è sacra, ma il panegirico dei terroristi è un tantino disgustoso. Soprattutto quando si sarebbe pagati per informare.
Per protestare è possibile scrivere a
rubrica.lettere@repubblica.it.

Nel frattempo continuano a cadere razzi su Israele, e quel giornaletto umoristico che va sotto il nome di Corriere della Sera, nella sua versione online titola: “Razzi su Israele, ma la tregua regge”. Questo significa che quando finalmente Israele si stuferà di prenderle e comincerà a rispondere, torneremo a leggere per l’ennesima volta che “Israele rompe la tregua”.
Ma mica che loro abbiano poca simpatia per Israele, per carità, cosa andate a immaginarvi!

barbara




permalink | inviato da il 26/11/2006 alle 17:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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