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Diario


21 novembre 2006

L’ESPRESSO TRA AMNESIA E DISINFORMAZIONE

Comunicato Honest Reporting Italia 21 novembre 2006

Oggi vogliamo occuparci dell'articolo "A Gaza il tempo è scaduto" di Gigi Riva, pubblicato su L'Espresso in edicola venerdì 17 novembre. Diciamo subito che abbiamo visto, anche sulle pagine di questo giornale, di molto peggio. Ciò non toglie che alcuni passi di questo articolo siano degni della nostra attenzione. Per esempio quello che parla dell'ennesimo massacro di Beit Hanoun. Ennesimo, signor Riva? A che cosa si riferisce, esattamente? Non starà per caso confondendo tra le due parti in causa? Proviamo a fare un po' di mente locale sui massacri addebitabili a Israele. Ricordiamo quello di Qana, sì. Quello in cui i terroristi di Hezbollah hanno ammassato nello scantinato del palazzo un notevole numero di bambini handicappati e poi hanno piazzato sul tetto dello stesso palazzo un lanciamissili, in modo da assicurarsi la pronta reazione israeliana. Quello in cui il palazzo è crollato molte ore dopo il bombardamento, ma loro si sono ben guardati dal fare uscire i civili - e i bambini in particolare - prima che crollasse. Quello in cui si sono affrettati a sparare il numero delle vittime, risultato poi gonfiato di più del doppio. Quello in cui è capitato che qualche morto si è stufato di stare steso in posa sotto il lenzuolo e ha pensato bene di alzarsi. Quello in cui è capitato che un soccorritore per almeno sei volte in sei orari diversi di fronte a sei fotografi diversi ha brandito sempre lo stesso bambino appena estratto dalle macerie (qui un filmato che documenta l'accurata regia di tutta la messinscena mediatica). Ecco, quello. Poi abbiamo sentito raccontare di un massacro sulla spiaggia di Gaza, qualche mese fa, per il quale come sempre Israele si è scusato, salvo poi trovare le prove che il massacro era stato provocato da una mina palestinese. Ricordiamo qualche giorno fa due donne palestinesi uccise mentre facevano da scudo umano agli eroici combattenti palestinesi ... Chi è dunque, signor Riva, a fare massacri in numero enne? Chi è che esegue abitualmente lavori di bassa macelleria in bar pizzerie discoteche ristoranti mercati autobus scuole università chioschi negozi supermercati? Leggiamo poi di una donna costretta ad "affrontare con le borse gli otto piani di scale quando, e succede spesso, l'elettricità non muove l'ascensore: effetto del bombardamento della centrale elettrica colpita a inizio crisi (fine giugno)": così, in una sorta di vuoto pneumatico, un bel giorno è iniziata una crisi, e gli israeliani hanno cominciato a bombardare. Scomparsi mesi e mesi di lancio di razzi dopo il ritiro, scomparsi i rapimenti di cittadini israeliani, uno assassinato subito e l'altro non si sa, scomparso tutto: ciò che fa Israele non ha cause. Segue la dichiarazione di un saggio: "Abbiamo il cibo, ma presto non avremo i soldi per comprarlo". E si guarda bene, il signor Riva, dall'accennare al fatto che la seconda cosa fatta dai palestinesi immediatamente dopo il ritiro israeliano è stata questa (la seconda, perché la prima, molto più urgente, è stata questa). Ci informa, mestamente, che "la comunità internazionale non scuce un euro per via dell'embargo al governo di Hamas": a noi viene da chiederci: e le decine di miliardi di dollari "scuciti" prima dell'embargo, dove sono finiti? A lei non viene da chiederselo, signor Riva? E ancora: Tre settimane di tempo per il nuovo esecutivo che dovrebbe garantire l'Occidente e l'arrivo di fondi": garantire, signor Riva? Da parte di chi? Del moderato Fatah? Lei, signor Riva, ha letto la Costituzione di al-Fatah? Lo sa che gli articoli che prevedono la distruzione di Israele come obiettivo primario e irrinunciabile sono ancora tutti lì? La legga, signor Riva, la legga; poi, se vuole potremo tornare a parlare di "garanzie". Giusto per non smentirsi, di fronte alla dichiarazione di un deputato di Hamas che "Il problema non è quello [il riconoscimento di Israele] ma il riconoscimento dei nostri diritti", commenta: "bene, c'è ancora da lavorare". Forse al signor Riva è sfuggito il seguente articolo pubblicato da Israele.net, che riproduciamo integralmente.
«Hamas non ripeterà mai “l’errore” di Fatah di riconoscere Israele. Lo ha ribadito domenica il ministro degli esteri dell’Autorità Palestinese Mahmoud al-Zahar intervistato dal quotidiano al-Sharq al-Awsat. Al-Zahar ha spiegato che il suo gruppo non ha alcuna intenzione di riconoscere Israele, né di accettare la soluzione “due stati-due popoli” e la risoluzione di spartizione delle Nazioni Unite.
Ad una domanda sulle pressioni internazionali, Al-Zahar ha risposto: “Hamas non cambierà mai posizione indipendentemente dall’intensità delle pressioni”.
Ad una domanda circa la cosiddetta iniziativa di pace araba (saudita) che prevedrebbe il riconoscimento di Israele sulla base del principio “terra in cambio di pace”, Al-Zahar ha risposto: “Non riconosceremo mai l’iniziativa araba. Non accetteremo nulla che possa essere definito riconoscimento di Israele”.
Domanda: E se la soluzione prevedesse la creazione di uno stato palestinese sui confini del 1967 con Gerusalemme capitale?
Al-Zahar: “Allora dichiareremo una hudna [tregua provvisoria], ma non riconosceremo mai Israele”.
Domanda: Pensa che Israele lascerebbe il territorio in cambio di una hudna?
Al-Zahar: “Fatah ha riconosciuto Israele ma l’occupazione continua. Non ripeteremo quell’esperienza fallimentare”.
L’intervistatore a questo punto ha chiesto al ministro degli esteri palestinese quale sia la sua soluzione del conflitto e quanto tempo ci vorrà per arrivare a una soluzione. Al-Zahar ha risposto: “Il problema è che Israele non vuole una soluzione, non ha un piano di pace e dunque non possiamo parlare di soluzioni immaginarie. Il nostro piano è noto. Noi riteniamo di avere un diritto storico, e se non possiamo ottenere una vittoria adesso, questo non significa dichiararsi sconfitti. Su queste basi, la lotta armata espellerà l’occupante da ogni parte e istituirà un governo, senza cedere i nostri diritti sia alla terra sia al ritorno. Detto questo, se il mondo ce lo chiede, e se è nell’interesse del popolo palestinese, allora potremo accettare una tregua, ma non il riconoscimento”.
Al-Zahar ha aggiunto che Hamas rifiuta la risoluzione di spartizione (della terra in due stati, uno ebraico e uno arabo) votata dalle Nazioni Unite nel 1947, così come la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 242 del 1967, aggiungendo che Hamas non riconosce legittimità né alla comunità internazionale né alle sue organizzazioni» (12 novembre 2006). Lavori, lavori, signor Riva, vedrà che i frutti arriveranno. Arriva addirittura a sfiorare il grottesco quando ci spiega che Gaza oggi è l'epicentro del confronto. A Gaza oggi ci si può muovere e trattare perché le truppe israeliane se ne sono andate con le loro "Nuvole d'autunno" (nome dell'operazione di inizio novembre)". Scusi, signor Riva, ma non le hanno detto niente? Non gliel'hanno detto che gli israeliani si erano ritirati ad agosto 2005? E non gliel'hanno detto che cosa è successo dopo? Proprio niente niente? Io, guardi, al posto suo farei un reclamo formale: non si trattano così i poveri giornalisti! Perché poi va a finire che uno si costruisce una bella e pittoresca nota di colore come quella che chiude l'articolo ("Se ne sta seduta, vestita di nero, in mezzo a una strada ancora piena di cocci a Beit Hanoun. Chiede: «Chi mi porta al cimitero?». Quello più vicino era esaurito e alcuni dei suoi li hanno dovuto seppellire nel nuovo camposanto, ancora in costruzione, a ridosso del muro, dove un tempo, prima dei tank c'erano gli ulivi e gli agrumeti") senza chiedersi perché mai ai tank sia venuta l'idea di rientrare a Gaza. Anche perché magari, a indagare troppo, si potrebbe anche scoprire che gli ulivi e gli agrumeti c'erano al tempo della famigerata occupazione, e hanno smesso di esistere con la fine di quella (ah, dimenticavo: guardi che "camposanto" è termine cristiano: è sicuro che possa andare bene anche per i morti musulmani?).
Vi invitiamo a inviare i vostri commenti a
espresso@espressoedit.it.

Perché la vita deve continuare. Perché la battaglia deve continuare. Perché il lavoro di Shuny deve continuare.

barbara

AGGIORNAMENTO: 21 nov 22:52
Medio Oriente: morto israeliano ferito a Sderot da un razzo qassam
GERUSALEMME - E' morto il cittadino israeliano ferito gravemente questa mattina da un razzo qassam lanciato su Sderot dalla Striscia di Gaza. L'uomo e' deceduto questa sera in ospedale. Il braccio armato del partito palestinese di Hamas aveva rivendicato il lancio di due missili nel sud di Israele, dopo l'uccisione di un miliziano a Gaza durante un'incursione israeliana. (Agr)




permalink | inviato da il 21/11/2006 alle 18:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (129) | Versione per la stampa
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