.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


18 novembre 2006

PARLIAMO DI DARFUR

Il Darfur (per i parlamentari ignoranti) è una regione del Sudan grande quanto la Francia divisa in tre province: Darfur del Nord (Shamal Darfur), Darfur Centrale (Gharb Darfur) e Darfur del Sud (Janub Darfur) abitata principalmente da genti di etnia Fur, Zaghawa e Massaleit e in misura minore da Nilotici di ceppo Bantu. Questa regione così vasta, da più di tre anni è il teatro di una delle più grandi tragedie dei tempi moderni: il sistematico annientamento indiscriminato di ogni essere umano che parli, che pensi e che cammini su due gambe che non sia di etnia araba. Paradossalmente in Darfur è molto più importante la vita di un cammello di quella di un essere umano.
Vista così la guerra in corso in Darfur si potrebbe relegare tra i mille conflitti originati da differenze etniche o religiose. Non è così. In Darfur si combatte per ben altri motivi che non sono di origine etnica, religiosa o riconducibili a qualsiasi altro motivo che non sia il profitto, il business o il controllo delle risorse. Ecco la frase magica: controllo delle risorse. Inutile cercare altre ragioni, altri nobili scopi, tutto fumo negli occhi. La mattanza in Darfur è iniziata quando le prospezioni di solerti società petrolifere (francesi) hanno scoperto che quel deserto galleggiava su un mare di petrolio. Ed è stata la fine per tutti quei pastori o per quegli agricoltori che riuscivano a rubare al deserto i migliori frutti del mondo.
No signori, in Darfur non c’è nessuna guerra etnica o religiosa, non c’è nessuna guerra guidata da una ideologia, non c’è una guerra per l’indipendenza o di liberazione, in Darfur c’è “semplicemente” una guerra di interesse. Tutte le guerre sono per interesse, direte voi. Certo, ma è bene specificarlo perché la poca informazione che ci arriva ci ha descritto una specie di guerra tribale, una guerra combattuta tra tribù nemiche. Sappiate che non è così. Due milioni di sfollati, 300.000 morti (ufficialmente ma sono molti di più), una regione vastissima messa a ferro e fuoco, rigettata indietro nel tempo quando si moriva per un semplice taglio a una mano o un graffio di un cespuglio, non sono il frutto di una guerra tribale, sono il frutto di un genocidio studiato a tavolino, pianificato nei minimi dettali e messo in pratica.
Genocidio, questa parola che nemmeno le Nazioni Unite hanno voluto riconoscere per il Darfur (come hanno fatto inizialmente con il Ruanda), una parola che racchiude in se stessa l’essenza del male e che rievoca vecchi ricordi di hitleriana memoria, eppure così poco appropriata. In Darfur non è in atto un genocidio, di più, è in atto un lento ma inesorabile annientamento di ogni forma di vita, nel completo silenzio di tutto il mondo.
Ma sì, che ce ne frega di quei poveracci, noi abbiamo la finanziaria, la professoressa ninfomane e pedofila, il gabibbo e se proprio non vogliamo farci mancare niente abbiamo anche la velina di turno che se la fa con un calciatore (non importa chi purché giri in mutande per un rettangolo d’erba e guadagni miliardi), cose molto più importanti di quegli sfigati del Darfur.
Ebbene noi vogliamo rompere questo roboante silenzio che avvolge il Darfur, vogliamo che se ne parli più di quanto si parli delle avventure della Canalis, vogliamo che se ne parli nella maniera appropriata e che sia chiaro quello che succede laggiù. Inpolitica.net da diverso tempo pubblica articoli sul Darfur, testimonianze di gente che vive quella tragedia quotidianamente. Per questo ci uniamo all’appello di Italian Blog for Darfur affinché questa immane tragedia non venga ignorata dalla stampa e dalle televisioni come è successo fino a oggi, per questo facciamo appello a tutti i lettori affinché aderiscano alla campagna di Italian Blog for Darfur e firmino la petizione on-line per una maggiore visibilità di questa tragedia perché non succeda più che un parlamentare della Repubblica Italiana non sappia dove sia il Darfur.
(Elisa Arduini per Inpolitica.net, sul sito pace-sviluppo, ripreso da qui)

Vale la pena di tornare a parlarne ogni tanto, perché dimenticare è fin troppo facile. E fregarsene lo è ancora di più.


barbara




permalink | inviato da il 18/11/2006 alle 13:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
sfoglia     ottobre        dicembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA