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Diario


11 novembre 2006

IL DIFFICILE AMORE DI DAVID GROSSMAN

Un bellissimo articolo di Deborah Fait.

L'ordine è "fare fuoco verso le fonti da dove arrivano i missili".
Questo è quello che deve fare l'artiglieria, hamas lo sa perfettamente ed è per questo motivo che sistema le rampe di missili in mezzo alle case e a centri densamente abitati. Il genio mediatico dei palestinesi unito alla loro crudeltà e cinismo li rende sempre vincitori agli occhi dell'opinione pubblica occidentale.
Sono giorni che le televisioni di tutto il mondo mandano in onda le immagini di morte, di bambini insanguinati, di donne che si strappano i capelli da sotto il velo. Sono giorni che si leggono accuse a Israele, i media e i forum vanno a nozze con queste notizie perché gli danno la possibilità di paragonare ancora Israele al nazismo, paragone che non si fa mai con nessun altro paese al mondo in guerra, non si fa neppure con l'odiata America, non si fa con i palestinesi che in questi anni hanno avuto come obiettivo i bambini israeliani, non si fa con i terroristi.
Solo Israele riceve tanto disonore.
Fa parte della teoria "finché paragoniamo Israele ai nazisti, la nostra coscienza è a posto". E vai con le immagini di morte, come era successo con la guerra in Libano quando le televisioni ci facevano vedere le case distrutte dei poveri libanesi, la morte dei poveri libanesi e raramente, en passant, si vedevano la distruzione e la morte in Israele, sempre grazie all'obiettività di Claudio Pagliara.
Hamas cerca questo tipo di tragedie, le vuole appassionatamente perché gli servono per accattivarsi le simpatie del mondo e perché ancora una volta Israele sia additato come colpevole, assassino e, naturalmente, nazista.
Abbiamo esempi anche recenti del cinismo palestinese e della loro spudorata capacità mediatica, ricordiamo la strage sulla spiaggia di Gaza attribuita a Israele e compiuta da una mina palestinese ma è sempre la prima notizia che resta nella mente della gente e quella bambina piangente sulla spiaggia è diventata un'icona come Mohamed AlDurra ucciso da fuoco palestinese, per la morte del quale Israele è stato messo alla gogna per anni, nonostante le smentite.
Ricordiamo quello che è successo pochi giorni fa con le donne usate come scudi umani da terroristi nascosti in moschea, ricordiamo le accuse di bombe al fosforo e all'uranio impoverito strombazzate da tutti i giornali e le televisioni, è arrivata la smentita dagli esperti dell'Unep ma nessun giornale l'ha pubblicata.
Anche se lo avessero fatto nessuno l'avrebbe letta perché la sicurezza che Israele sia sempre colpevole è entrata nella pancia della gente in modo così profondo che siamo arrivati al punto che le smentite, quando ci sono, siano scambiate per "propaganda sionista".
Alla base di tutto rimane l'odio che induce i media e l'opinione pubblica a vedere le colpe solo da una parte giustificando o tacendo ogni scempio palestinese.
Israele è involontariamente complice di questa campagna di odio poiché essendo un Paese civile e democratico, la prima cosa che fa quando si verifica una "strage" è di chiedere scusa per l'errore e queste scuse vengono usate dai media per mettere Israele sul banco degli imputati.
Basta con le scuse. Israele non deve scusarsi di niente.
Sono 6 anni che i palestinesi prendono di mira le città del sud, sono 30 anni che dal Libano bombardano le città del nord.
Basta con le scuse. Incomincino a scusarsi gli altri che non lo hanno mai fatto.
I paladini dei terroristi vorrebbero che Israele restasse immobile ad aspettare i missili o l'attentato, vorrebbero che Israele rinunciasse a difendersi, vorrebbero che Israele scomparisse ma Israele si difende come ogni paese farebbe e nessun paese al mondo potrebbe accettare un attacco ininterrotto della durata di quasi un secolo.
Basta scusarsi!
Gli errori accadono in guerra e sono tragici ma i primi ad avere l'obbligo di scusarsi con le vittime sono i terroristi che sistemano le rampe per i missili all'interno dei quartieri, in mezzo alle case.
Siano loro a scusarsi! Perché non chiedete le loro scuse, ipocriti sepolcri imbiancati?
Le azioni che si compiono a Gaza sono l'unico modo per dare un poco di sicurezza alle città che sono nel raggio di azione dei Qassam.
Basta un errore tecnico perché vengano colpite le case attaccate alle rampe.
Israele, per evitare queste tragedie, non dovrebbe reagire? Dovrebbe lasciarsi colpire gratuitamente, dovrebbe permettere che i suoi civili vivano giorno e notte con il terrore del missile in camera da letto o nel soggiorno o mentre i bambini vanno a scuola?
Il popolo israeliano non esulta mai per le vittime civili nemiche e l'orrore per quei 18 morti ha scosso tutto il Paese.
Un orrore non voluto e non cercato.
I palestinesi, al contrario, colpiscono sempre intenzionalmente i civili israeliani e ad ogni attentato riuscito esultano. Per le strade dei territori si balla, le donne e i bambini distribuiscono caramelle, fanno il segno V di Vittoria colle dita.
Sono felici e più israeliani vengono uccisi più felici sono.
Questo lo scrivono i giornali italiani?
No, naturalmente, se ne guardano bene perché vogliono che l'opinione pubblica consideri Israele come carnefice e i palestinesi come vittime.
L'altra sera a Primo Piano, RAI 3, il tema era la Finanziaria ma Bianca Berlinguer "per non dimenticare" ha preferito parlare delle vittime di Beit Hanun e via con le immagini dei bambini morti che loro, i palestinesi, inalberano come trofei, tenendoli in piedi, senza il minimo pudore, sballottandoli da tutte le parti perché le telecamere possano riprenderli bene.
La morte usata come arma mediatica, la morte usata come propaganda, quella propaganda che sa coinvolgere così magistralmente le casalinghe italiane, i giovani, l'opinione pubblica, propaganda che riesce a far sibilare a tanti italiani "ebrei assassini, ebrei nazisti".
Vorrei sapere se la Berlinguer ha mai cambiato il tema di una trasmissione per mostrare al pubblico l'effetto che fa bruciare vivi in un autobus, vedere i corpi dei bambini israeliani in mille pezzi tanto che i volontari religiosi di Zaka devono raccoglierli con le pinzette dall'asfalto o dai muri delle case.
Ha mai mostrato la Berlinguer i corpi di ragazzi israeliani smembrati colle mani nude? Le intere famiglie distrutte mentre mangiavano la pizza? I ragazzini israeliani spappolati mentre entravano in una discoteca?
Lo chiedo a lei, Bianca Berlinguer, lo ha mai fatto? È mai venuta a vedere un funerale israeliano di vittime civili di qualche attentato terroristico, il dolore senza fine, le lacrime, le preghiere, gli abbracci, i morti sepolti tra singhiozzi e silenzio, tanto amore e tanta dignità. Non esiste odio per gli assassini, solo lo strazio per dei figli che non vedranno più i loro genitori o di genitori che non vedranno mai più i loro bambini.
Ho sentito e letto il discorso di David Grossman alla commemorazione per Rabin e mi riesce difficile capire come una persona così intelligente e colta possa dire tante banalità tutte in una volta.
Dopo aver fatto tutto un elenco dei "peccati" israeliani, dopo aver, giustamente, parlato dello spreco di giovani vite, Grossman si chiede e ci chiede "Come è successo? Quando abbiamo perso la speranza di poter vivere un giorno una vita migliore?"
Mah, Grossman, chissà come è successo, cosa dici? Avresti potuto chiederlo ad Arafat, Grossman. Dovresti chiederlo oggi a Nasrallah, Ahmadinejad, Assad di Siria, Hannaye e vedrai, David, che loro sapranno risponderti. Io non posso farlo tanto mi soffoca la rabbia per queste tue affermazioni che, di fronte alla morte di tuo figlio come di altre migliaia e migliaia di giovani israeliani, possono persino sembrare inique.
Ecco, David Grossman, un elenchino, breve, degli ultimi 13 anni, dall'inizio della tragedia di Oslo da te supportata come la salvezza per Israele...o per i palestinesi...chissà.... è finita nel baratro del terrorismo infinito, quotidiano e della guerra.
Ecco quello che è successo durante il dramma di Oslo al Paese che tu dici di amare di un "amore difficile e complicato":

Nell’estate del 1993 incominciarono una serie di negoziati segreti tra Israele e OLP: l’accordo formale sul riconoscimento reciproco venne siglato il 13 settembre 1993. Subito dopo la firma dell’accordo 35 nazioni stanziarono circa 3,5 miliardi di dollari ad Arafat per mettere l’autogoverno palestinese nelle condizioni di poter lavorare, ma soltanto una piccola parte di quella somma fu davvero utilizzata per quello scopo, il resto servì per le armi e per i conti in banca di Arafat.
Purtroppo il prezzo delle intenzioni di pace fu molto alto da entrambe le parti: Hamas e la Jihad Islamica - incoraggiati da Arafat - organizzarono subito una violenta campagna terroristica per far deragliare il processo di pace e infatti, dal 13 settembre al 31 dicembre 1993, persero la vita in attentati terroristici
20 israeliani e 78 palestinesi, 33 dei quali uccisi da altri palestinesi.
Il 25 febbraio 1994 nella moschea di Hebron, Baruch Goldstein, un colono ebreo ultraortodosso, per vendicare le vittime del terrorismo arabo tra cui una bambina di 3 anni uccise a colpi di mitra 30 fedeli in preghiera, prima di rimanere ucciso egli stesso. Il 6 aprile 1994 terroristi palestinesi di Hamas uccisero ad Afula 7 israeliani, il 13 aprile ne uccisero 6 a Hadera. Il 18 luglio 1994, a Buenos Aires, terroristi islamici, mandati dall'Iran, fecero crollare il palazzo dell’Associazione israelo-argentina di mutua assistenza provocando 60 morti.
Il 29 aprile 1994 venne sottoscritto a Parigi il Protocollo sui rapporti economici tra Israele e OLP. E il 4 maggio 1994 iniziò il ritiro di Israele da Gaza e Gerico che passarono sotto l’auto-governo dell’Autorità Palestinese: nell’agosto del 1994 iniziò la trasmissione di poteri e responsabilità ai rappresentanti palestinesi della West Bank in relazione a educazione e cultura, sanità, previdenza sociale, tassazione e turismo. Tanto più, dunque, Israele percorreva il cammino della pace, quanto più gli avversari di tale pace rinforzarono le loro azioni terroristiche. E così il 22 gennaio 1995 a Netanya esplosero due bombe: 21 ragazzi israeliani morirono. Il 9 aprile 1995 i palestinesi della Jihad Islamica compirono altri due attentati: sette morti e quaranta feriti. Il 24 luglio 1995 a Ramat Gan e il 21 agosto 1995 a Gerusalemme si verificarono ancora due gravissimi attentati islamici contro autobus israeliani:
12 morti e oltre 150 feriti.
Dal 24 settembre 1995 passarono sotto il controllo dell’Autorità Palestinese le città di: Ramallah, Nablus, Betlemme (è tuttavia da ricordare che, poco tempo prima, gli stessi abitanti "non ebrei" di Betlemme - temendo di diventare parte del futuro Stato di Palestina - avevano chiesto l’annessione allo Stato d’Israele: proposta che fu rifiutata da Israele per non compromettere il processo di pace), Jenin, Tulkarem, Qalqilya ed Hebron (città a maggioranza ebraica fino al 1929, quando un pogrom arabo ne sterminò la maggior parte dei residenti ebrei). E nonostante il 4 novembre 1995 Yigal Amir, un giovane ebreo militante dell’estrema destra religiosa ultraortodossa esasperato per i continui attentati palestinesi, assassinasse il Nobel israeliano per la Pace Yitzhak Rabin, il cammino verso la pace proseguì, come anche gli attentati. Il 25 febbraio 1996 uno studente palestinese pose un ordigno nella stazione centrale degli autobus a Gerusalemme provocando la morte di 25 persone e il ferimento di più di 50; nello stesso giorno, ad Askelon, un altro palestinese si fece esplodere ad una fermata d’autobus: una soldatessa israeliana morì e altre 30 persone rimasero ferite in modo grave. Il 26 febbraio, un fondamentalista islamico, investì con l’auto un gruppo di persone ad una fermata d’autobus: una donna perse la vita e 23 persone furono ferite. Il 3 marzo, sempre a Gerusalemme, sull’autobus n° 18, un altro terrorista palestinese si fece esplodere provocando 18 morti e 7 feriti. Ancora un attentato il giorno successivo, a Tel Aviv: 13 morti e un centinaio di feriti. Inoltre, a complicare vieppiù la situazione si misero - dal 30 marzo al 9 aprile - i terroristi Hizbullah, i quali dal Libano lanciarono razzi Katjuscia contro la cittadina israeliana di Qiryat Shmonah.
In Cisgiordania e nella striscia di Gaza, come di consueto in queste occasioni,
la gente scese nelle strade per festeggiare.
Il 30 luglio 1997 un doppio attentato dinamitardo nel mercato Mahane Yehuda di Gerusalemme uccise 12 israeliani e ne ferì una trentina; il 4 settembre, sempre a Gerusalemme, morirono in tre e un centinaio furono i feriti.
Arafat non fece nulla per fermare il terrorismo e gli israeliani incominciarono a smettere di fidarsi di un interlocutore dalle facili, ma inattuate promesse che in inglese faceva il pacifista e quando parlava in arabo faceva il terrorista. La sensazione generale era che ai palestinesi, come già in passato,
premesse di più la distruzione dello Stato ebraico che non la possibilità di costituire uno Stato palestinese.

Questo è accaduto, Grossman, e a questo aggiungiamo pure questi ultimi 6 anni da incubo che hanno colpito Israele con 25.000 attentati, 1000 e più morti , dopo che Arafat aveva rifiutato l'offerta di Ehud Barak che comprendeva anche il tabù degli israeliani: dare ai palestinesi Gerusalemme est per farne la loro capitale.
Tutto inutile, come è stata inutile l'evacuazione degli ebrei dalla striscia di Gaza.
E tu chiedi "Cosa è successo”, Grossman? Dove eri? E se c'eri, dormivi?
A differenza di te, David Grossman, io amo questo Paese di un amore facile, spontaneo e pieno di ammirazione perché, nonostante tu abbia tentato di denigrarlo, riuscendoci benissimo agli occhi italiani, io sono convinta che dopo tutto questo, passato, presente e futuro, Israele sia sempre un miracolo.
Un miracolo di coraggio, di dignità, di civiltà e laboriosità che ne fanno, nonostante la guerra, un paese all'avanguardia.
Sì, come dice qualcuno, io scrivo con la pancia.
Forse farebbe bene anche a te, David Grossman, usare un po' il cuore per amare il tuo popolo, per vederne i pregi che sono tanti e non solo i difetti. Potresti tentare, David, anche in nome di Uri che per questo Popolo e per questo Paese ha dato la vita senza chiedersi perché.

Aggiungo solo che ne condivido anche le virgole. Nient’altro, perché c’è già tutto qui.

barbara

AGGIORNAMENTO: invito a leggere anche questo.




permalink | inviato da il 11/11/2006 alle 13:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa
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