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Diario


10 novembre 2006

CHI ALTRO LO FA?

Ricordata in tutte le scuole la strage di Kafr Qassem

Gli abitanti del villaggio arabo israeliano di Kafr Qassem hanno ricordato in questi giorni con una serie di cerimonie il 50esimo anniversario della strage che ebbe luogo nel villaggio ad opera di unità della guardia di frontiera israeliana durante le prime ore della crisi di Suez del 1956.
In base a una disposizione del ministero dell’istruzione, in tutte le scuole di Israele è stato dedicato del tempo non solo alla strage in se stessa, ma anche agli eventi che seguirono, compresa la sentenza della Corte che stabilì una volta per tutte che in Israele un militare non solo non è tenuto ma anzi ha il dovere di disobbedire a un ordine “manifestamente illegale”, come quello in questione a Kafr Qassem. “La strage e il processo che ne seguì – dice la disposizione ministeriale – sono diventati una pietra miliare nel diritto israeliano e nella coscienza collettiva del paese ed hanno instillato in tutte le successive generazioni di soldati e ufficiali un limite morale a cui ognuno è tenuto ad attenersi”.
IL 29 ottobre 1956, primo giorno di guerra nel Sinai, tre pattuglie della guardia di frontiera ricevettero l’ordine di aprire il fuoco su chiunque violasse il coprifuoco decretato nelle zone arabe al confine con la Cisgiordania, allora controllata dalla Giordania. La cieca esecuzione dell’ordine causò la morte di 47 abitanti del villaggio di Kafr Qassem che rincasavano dai campi ignari del coprifuoco decretato quel giorno stesso.
(Da: Ha’aretz, 29.10.06)

                             

È dunque accaduto che un ordine in sé giusto e sensato, applicato in modo cieco e senza tener conto delle circostanze, ha dato luogo a un massacro. E Israele ne ha tratto insegnamento: un soldato NON deve obbedire ciecamente agli ordini. Al contrario, un soldato DEVE disobbedire se l’ordine è inumano: questo, in Israele, è legge da mezzo secolo. Ma non basta: questa strage di nemici viene commemorata nelle scuole, affinché tutti ne traggano insegnamento. E ci si chiede: vedremo mai in Iraq una lapide con i nomi dei neonati kuwaitiani prematuri scaraventati fuori dalle culle termiche? E quando in Giordania verrà commemorato il massacro di circa 10.000 palestinesi? Quando in Libano verrà commemorata la strage di circa 2000 palestinesi a Tell el Zatar? E noi, quando renderemo onore ai circa 2-3000 etiopi assassinati nella strage di Addis Abeba nel 1936, bruciati vivi nei loro tucul e nelle chiese in cui avevano cercato scampo, infilzati con le baionette per strada, finiti con le bombe a mano se riuscivano a sfuggire? E quanti fra coloro che leggono queste righe hanno anche solo sentito parlare di questa strage che nei libri di scuola non trova posto? Quando faremo ammenda per le partigiane iugoslave stuprate con un fiasco dai nostri bravi ragazzi che poi lo sfondavano con un calcio mandandolo in frantumi, cosicché le schegge si conficcavano nella vagina e la disgraziata moriva dissanguata dopo un’agonia di ore o di giorni? Quando ci decideremo, almeno, a insegnare queste cose nelle scuole smettendola con la favoletta degli italiani brava gente e di una colonizzazione all’acqua di rose? (Sì, lo so, mi è venuto un po’ aggressivo, ma in questi giorni sono sull’incazzato-spinto stabile e quindi se mi volete mi dovete tenere così, abbiate pazienza).

(E ricordiamo - un po' in ritardo)

barbara




permalink | inviato da il 10/11/2006 alle 19:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa
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