.
Annunci online

ilblogdibarbara
fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


8 novembre 2006

UNA COSA BELLA (OGNI TANTO CI VUOLE)

Il disegnatore che immagina i volti dell'Olocausto
A lui si rivolge chi ha perso anche le foto dei propri cari. «Così li salvo dall' oblio»

Rachel non ha più guardato i suoi genitori. Per sessantadue anni. Da un pomeriggio di primavera del 1944, quando vennero separati nel campo di concentramento di Auschwitz. Loro verso la morte, lei verso la vita, salvata da una polacca che le impedì di seguire la madre nella fila degli «anziani». Rachel Herczl è rimasta sola e oggi, a 77 anni, anche i ricordi la stanno abbandonando. Senza una foto è difficile impedire alla memoria di sbiadire, di cancellare i due volti che ha tanto amato. Senza una foto è difficile far rivivere un'espressione, una piega del volto, il calore di uno sguardo. «Senza un'immagine e senza neppure una tomba è più difficile commemorare i propri morti», commenta il ritrattista Gil Gibli. Che con la sua matita e l'aiuto di Rachel ha viaggiato indietro nel tempo per recuperare quei visi che stavano scomparendo. Insieme hanno lavorato per giorni, un segno dopo l'altro, partendo da episodi, situazioni che avevano colpito la ragazzina di allora. A scuola con il padre Chaim, in sinagoga con la madre Gitel. «È il mio metodo - spiega Gibli -. Non chiedo mai di concentrarsi sui tratti, sui dettagli delle facce. Suggerisco di richiamare alla memoria un momento importante, di ricostruire quella scena, l'ambiente e da lì far riaffiorare i volti. Per questo non uso le raccolte della polizia per gli identikit, rischiano di essere fuorvianti. Come fai a ricordare un naso che hai visto l'ultima volta sessant'anni fa?». Con Rachel ha provato a tirar fuori il manuale ufficiale dell'Fbi, per sentirsi rispondere «mio padre e mia madre non avevano occhi da criminali». Gibli, un ultraortodosso che vive con la moglie e i cinque figli nella cittadina di Bnei Brak, lavora come vignettista per il giornale finanziario Globes. L'ufficio alla periferia di Tel Aviv è pieno dei suoi ritratti di uomini d'affari e politici israeliani. Sulla scrivania, un viso fatto di poche linee geometriche, che sembra un quadro cubista o un disegno tribale. «E' da qui che parto. Figure semplici - un tondo, un triangolo, un rettangolo - per offrire un linguaggio grafico alle persone che interrogo. Dopo aver imparato a parlare la stessa lingua, passiamo ai dettagli». Da nove anni Gibli collabora anche con la polizia per gli identikit più complicati e nel 2002 è riuscito, dopo sei mesi di ricerche, a far dare un nome all'unica vittima di un attentato suicida che fosse stata seppellita senza essere identificata. Sul caso è stato girato un documentario (Numero 17: anonimo) e da allora il ritrattista, 49 anni, viene chiamato da sopravvissuti all'Olocausto - in Israele sono circa quattrocentomila - che vogliono poter contemplare i genitori o i fratelli scomparsi. «In realtà, sono i figli o i nipoti a telefonarmi. Perché i superstiti sono convinti di non farcela, di non riuscire a ricordare e si sentono in colpa perché stanno dimenticando quei volti». Una donna di Haifa voleva ritrovare uno zio, l'unico parente rimasto in Polonia, e si è presentata da Gibli con una foto di lui a 14 anni. Insieme hanno abbozzato un ritratto di come avrebbe potuto essere diventato oggi. «Quando ha pubblicato il disegno su un giornale locale, un uomo l'ha contattata perché la somiglianza era troppo netta. Eppure si è presentato e ha negato di essere ebreo. Lei gli ha parlato in yiddish e lui capiva, ma ha detto che aveva imparato qualche parola da un amico. Da ragazzino era stato convertito al cattolicesimo e adesso non poteva rivelare la sua vera identità alla famiglia che si era costruito». Due fratelli di Herzliya, ultraottantenni, hanno chiesto il suo aiuto, quando a scuola uno dei nipotini doveva ricostruire l'albero genealogico della famiglia: non esistevano immagini dei bisnonni, uccisi in un campo di concentramento. I Kassirer erano fuggiti in nave dall'Europa, per fare naufragio sulla costa davanti alla Striscia di Gaza. In mare, avevano perso i pochi bagagli e le uniche foto dei genitori. «Li abbiamo fatti riemergere da quelle acque. Davanti ai volti del padre e della madre sono scoppiati a piangere. Dopo averli strappati all'annientamento anche della memoria, per loro è come poterli seppellire per la prima volta». (Davide Frattini, Corriere della Sera)

Una cosa bella. Ma con quanta amarezza, quante lacrime, quante tragedie dentro!

barbara




permalink | inviato da il 8/11/2006 alle 15:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
sfoglia     ottobre        dicembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

siti
foto e filmati
blog
.
I MIEI POST
Israele, documenti e riflessioni
Comunicati HonestReportingItalia
islam
donne
addii
ricorrenze
cose di ebrei
i miei libri
cose mie
cose così
chicche
post speciali
sveglia!
in Israele
Somalia
La luna e il suo bardo


ilblogdibarbara@gmail.com 

Un proposito:
io vedo, io sento, io parlo.
 

 
Hadas Fogel, colona ebrea di mesi 3, giustiziata (sgozzata) a Itamar l'11 marzo 2011 dai combattenti per la libertà palestinesi





MEGLIO UN MURO OGGI
CHE UN ATTENTATO DOMANI

Ugo Volli

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.” M.L. King




Israele e il mondo arabo


Lo stato ebraico e il mondo islamico





Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte
Trad. Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan





Questo è Leone, e ha la bella età di tre ore


gatto sionista

Occhio alla piovra giudaica!









QUESTO BLOG È SIONISTA










... e invece niente

 Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11 


Non riuscirete a fermarci!










Anna Politkovskaja: non perdoniamo
e non dimentichiamo




Reduci dai campi di sterminio nazisti





giù le mani dalle donne








Make love, not peace!




Poesia pura



Locations of visitors to this page


        questa sono io


questa è una cosa che amo


     e questa è un'altra



Pillole di saggezza
Take it easy. But take it.

La miglior vendetta è la vendetta.


Sholem Aleichem
Cantico dei Cantici
ed. Belforte
traduzione di Sigrid Sohn e Barbara Mella


sessantenne d'assalto
   

CERCA