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Diario


29 ottobre 2006

MADRE E OSSA: PENSIERI IN ORDINE SPARSO

“Madre e ossa” è un libro che ho letto qualche anno fa, e mi è tornato alla mente per una parziale analogia con il post precedente. È un libro autobiografico: l’autrice è in una clinica, dopo il terzo tentativo di suicidio; non parla, e le viene suggerito, a scopo terapeutico, di provare a scrivere. Il libro è, appunto, il frutto di questi tentativi: dapprima parole, poi frasi, poi racconti, sempre più estesi. Ricordi. Di quando un giorno rientra a un’ora inconsueta e trova la figlia di cinque anni con in mano l’uccello del padre. E decide di starci attenta d’ora in poi, di tenere d’occhio il marito, di non lasciarlo più solo con la bambina. Ma se lo tiene in casa, per molto tempo ancora. È da questa scelta, di tenersi in casa, a convivere con la bambina, l’uomo che ha insegnato alla figlia i “bacini speciali per papà” che scaturisce tutto ciò che segue, la tragedia di odio e di morte e di rapporti non più ricucibili.
Quello che da sempre mi chiedo è come sia possibile che una donna si tenga in casa un uomo che prova piacere nel sesso con una bambina (o bambino). Non voglio parlare di amore materno al quale, come sa chi mi segue, credo ben poco, ma semplicemente di sentimenti e rapporti personali: come posso provare un qualsiasi sentimento positivo per un pedofilo? Come posso avere voglia di andare a letto con un pedofilo? Come posso vivere a stretto contatto con un pedofilo? Come posso sopportare la vicinanza di un pedofilo? Come posso sapere che uno è pedofilo e non denunciarlo? Davvero, non so se arriverò mai a capirlo. E poi mi chiedo: una donna costretta a constatare che si è perpetrato un abominio praticamente sotto i suoi occhi, per due anni di fila, senza che se ne accorgesse, come può illudersi di poter mantenere la situazione sotto controllo in futuro? E ancora mi chiedo: una persona che, con o senza amore materno, ha la responsabilità di una bambina già vittima di un pedofilo, come può continuare a lasciare la vittima a vivere con vista sul carnefice? E infine mi chiedo: come può una donna con un minimo di raziocinio immaginarsi di vedere nell’atteggiamento di una bambina di cinque anni “un’aria di sfida”? Come può sentirla come una rivale? Come può sentirsi gelosa quando apprende che suo marito le ha chiesto ciò che non aveva mai osato chiedere a lei? Come può un essere umano o sedicente tale nutrire simili sentimenti?

Danielle Girard, Madre e ossa, Baldini&Castoldi (Avvertenza: sconsigliato agli stomaci deboli)



barbara




permalink | inviato da il 29/10/2006 alle 19:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
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