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Diario


14 ottobre 2006

I TERRORISTI NON SONO MOTIVATI DALLA POVERTÀ

L’articolo è vecchio, ma il terrorismo non è purtroppo ancora passato di moda, e penso dunque che possa valere la pena di leggerlo.

Il terrorismo ha poco o nulla da spartire con i fatti economici, secondo un nuovo studio concernente il background sociale dei militanti Hezbollah in Libano. Dopo aver esaminato anche il reddito e l'educazione dei terroristi suicidi palestinesi e israeliani implicati in assassinii e attacchi, lo studio conclude che "qualunque connessione tra povertà, educazione e terrorismo è indiretta e probabilmente assai debole".
Il rapporto "Education, Poverty, Political Violence and Terrorism, Is there a Causal Connection?" proviene dal National Bureau of Economic Research di Cambridge, Massachusetts, istituzione indipendente e altamente qualificata per i suoi lavori di analisi quantitative nel campo della politica economica e sociale. La ricerca è stata condotta da Alan Kreuger della Princeton University e Jitka Maleckova della Charles University di Praga, che hanno esaminato occupazione, livello educazionale, famiglia e altre condizioni di 129 Hezbollah militanti uccisi in operazioni contro Israele negli ultimi vent'anni.
Nel confronto con la popolazione libanese presa nel suo insieme, i membri Hezbollah erano meno verosimilmente provenienti da famiglie povere e più significativamente avevano completato l'istruzione secondaria superiore. Un simile modello risulta per i terroristi suicidi palestinesi. Benché i dati siano meno ampi, gli autori hanno trovato un nesso positivo tra il prender parte ad azioni terroristiche e il livello educativo e scolastico. I palestinesi di cittadinanza israeliana impegnati in attentati e azioni terroristiche nei territori occupati negli scorsi anni risultavano provenire da contesti economici più che buoni ed erano spesso in possesso di un'istruzione superiore.
La ricerca ha anche posto l'attenzione sui tempi del risorgere della violenza in Medio Oriente ponendoli in relazione con l'andamento dei cicli della crescita economica. Non è stata trovata alcuna relazione tra la partecipazione alla violenza e la depressione economica: la violenza sembra essere aumentata quando le condizioni economiche locali sono migliorate. L'ultima intifada ebbe inizio quando l'ottimismo incominciava a diffondersi tra i palestinesi e dopo un lungo periodo in cui il livello dell'istruzione era cresciuto considerevolmente tra i giovani palestinesi.
Perciò, conclude lo studio, l'ultima esplosione di violenza non può essere censurata sulla base del deterioramento delle condizioni economiche. Analogamente ai risultati dei sondaggi d'opinione condotti dal Palestinian Centre for Policy and Survey Research di Ramallah, gli autori indicano che l'appoggio alle azioni violente contro Israele, comprese le azioni suicide, non variano sensibilmente in relazione al contesto sociale. I palestinesi bene istruiti e ricchi tendono ad appoggiare gli attacchi terroristici altrettanto quanto i disoccupati e i poveri.
"Se la povertà fosse la vera fonte dell'appoggio al terrorismo o alla violenza politicamente motivata, ci si dovrebbe aspettare che i disoccupati fossero in maggior misura sostenitori degli attacchi armati di quanto non lo siano i commercianti e i professionisti, e non in minor numero" sostiene lo studio. Esso poi continua affermando che lo stabilire una connessione tra povertà e terrorismo finirebbe per limitare l'assistenza ai Paesi poveri. In conclusione, la comunità internazionale degli aiuti, associando violenza e povertà, "potrebbe perdere l'interesse a fornire aiuti alle nazioni in via di sviluppo finché non receda la minaccia di terrorismo". (
David Walzer, The Guardian, 29 luglio 2002 - fonte italiana: Gruppo Rimon)

Naturalmente continueremo a sentire fino alla nausea, dai soliti noti, la litania del terrorismo come frutto della miseria e della disperazione, ma a chi non è in malafede potrà forse essere di qualche utilità leggere questi dati.


barbara




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