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Diario


11 ottobre 2006

LA LUNA E IL SUO BARDO – CAPITOLO 2

Tornata lassù nel cielo stellato, la luna di elul aveva ripreso a far sospirare gli amanti, a far poetare i poeti, a far musicare i musicisti ma lei no, lei non era tornata quella di prima; un'inquietudine nuova la turbava o, per meglio dire, la rodeva: dov'era finito il dolce menestrello pallido dagli occhi smarriti e dal sorriso divino che l'aveva salvata nel giorno più brutto della sua vita? Dov'era finito il generoso e sconosciuto eroe che l'aveva riportata alla vita col proprio sangue? Molte volte, nel passato, aveva alleviato la sua solitudine notturna facendo salire al cielo le note che le sue dita sottili traevano dal delicato strumento, molte volte le era arrivata la sua voce a darle conforto nel suo duro cammino. Aveva deciso di farne il suo menestrello preferito e, sì, era stato anche il suo amante segreto, ma ora non sapeva più niente di lui, sembrava essere scomparso da tutti gli universi. Ora la notte non lanciava più occhiate complici e intenerite agli amanti che si guardavano tenendosi per mano, a quelli che accarezzavano con mani avide il corpo amato, a quelli che appassionatamente si amavano alla complice ombra di un cespuglio, no: ora durante tutto il suo viaggio notturno scrutava ansiosamente ogni angolo, ogni recesso, ogni anfratto alla disperata ricerca del suo salvatore; il suo sguardo perlustrava le dune dei deserti e le onde degli oceani, gli alberi delle foreste e le strade delle città, ma di lui non trovava traccia. Un giorno, al momento di tramontare, si era inginocchiata i piedi del sole nascente e lo aveva supplicato: "Ti prego, ti prego, padre sole, aiutami! Aiutami con la tua luce tanto più forte della mia, penetra nelle grotte e nelle caverne, scruta il fondo dei mari e degli oceani, entra nelle finestre delle case, illumina i sottoscala e i cespugli più ombrosi, fruga fra i granelli di sabbia del deserto, sbircia nei camini e nei nidi delle rondini, cerca sotto le rocce e gli scogli, domanda ai grilli e alle formiche, interroga i fiori e i fili d'erba, chiedi agli angeli e ai diavoli, agli elfi e ai coboldi, alle fate e alle streghe, fa' quello che vuoi, ma aiutami a trovarlo! Sento che se non lo troverò non potrò più vivere, piuttosto mi impiccherò agli anelli di Saturno!" Il sole, impietosito dalla sua disperazione, promise.
Si stupirono, gli uomini, in quei giorni: mai, per quanto andassero con il ricordo, mai il sole aveva brillato in quel modo, a stento potevano tenere gli occhi socchiusi, tanto l'astro sferzava loro e ogni altra cosa. Sembrava voler trapassare i muri e la terra, sembrava voler forare le pietre e i tronchi degli alberi, e sembrava, addirittura, che quasi ci riuscisse. Non un solo atomo della terra rimase nascosto agli occhi potenti del sole, nulla. Tranne il menestrello.
La luna chiese allora aiuto ai pianeti affinché scrutassero nelle loro lande alla ricerca dell'amato scomparso, ma neppure loro poterono aiutarla: il menestrello non era neanche fra di loro. Né poterono esserle di aiuto le stelle e le galassie, gli astri e le comete, i soli e i satelliti: nessuno, nessuno poteva trovare colui che in un solo momento aveva raggiunto la sua amata per salvarla e in un solo momento era poi scomparso del tutto.

barbara




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