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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


10 ottobre 2006

LA LUNA E IL SUO BARDO – CAPITOLO 1

La luna, la dolce luna di elul, regina tra tutte, stesa bocconi sulla sabbia infuocata del deserto, piangeva le sue ultime lacrime: uomini malvagi, che volevano la sua fine, avevano ucciso la sua guida, rubato il suo cammello, distrutto il suo cibo, versato la sua acqua, strappato le sue vesti affinché il sole implacabile bruciasse la sua pelle delicata e le sue tenere carni. Da quattro giorni giaceva così, mentre gli uomini, ogni notte, guardavano sgomenti quel cielo vuoto e nudo. Quattro giorni: ancora qualche ora e la sete l'avrebbe uccisa. Ancora qualche ora e gli amanti non avrebbero mai più sognato e sussurrato alla sua complice luce. Ancora qualche ora e tutto sarebbe finito.
Impietosite, le stelle si riunirono a convegno. Si riunirono a convegno i pianeti e i satelliti e gli astri e le galassie tutte. Le loro voci si rincorrevano come echi tra le volte del firmamento: "Bisogna salvarla bisogna salvarla bisogna salvarla ..." "Dobbiamo trovare dobbiamo trovare dobbiamo trovare ..." "Ci vuole un eroe ci vuole un eroe ci vuole un eroe ...". E convocarono dunque i più grandi, i più famosi eroi dell'universo. "Mi dispiace - disse il primo - ma proprio oggi mi sposo". "Mi dispiace - disse il secondo - ma nell'ultima impresa il mio cavallo magico si è azzoppato". "Mi dispiace - disse il terzo - ma una perfida amante mi ha sottratto l'amuleto che mi permetteva di trapassare gli spazi e i tempi". Gli astri erano disperati: alla luna di elul, agonizzante, non restavano ormai che pochi minuti di vita. Quand'ecco farsi avanti un omino pallido dagli occhi smarriti. Gli astri lo guardarono, si guardarono: chi era costui? Cosa voleva? Come osava disturbare nel momento più tragico che mai gli universi avessero conosciuto? "La salvo io" disse l'omino con un filo di voce. Solo la drammaticità del momento impedì agli astri di ridere in faccia al nuovo venuto: gli eroi più grandi avevano rinunciato, forse con dei pretesti, a cimentarsi in un'impresa tanto ardua, e questo ... questo ... mancavano addirittura le parole per qualificarlo, quest'omettino da niente osava presentarsi a tale consesso e dichiarare "la salvo io"! C'era davvero da pensare che la spudoratezza non avesse più limiti.
"E chi saresti tu?" chiese infine Sirio con la sua voce tonante. "Sono il suo menestrello. E anche - e la sua voce si abbassò ancora di più - e anche il suo amante segreto". "E come la raggiungerai?" "Con la forza del mio pensiero." "E come supererai tutti gli ostacoli che ti si frapporranno?" L'omino arrossì lievemente: "Con la forza del mio amore". Si poteva credergli? Forse no. Probabilmente no. Sicuramente no. Ma non c'era nessun altro che si offrisse, al suo posto, di salvare la luna di elul ormai morente, nessun altro, e quindi dovettero dirgli: "Vai, dunque, e abbi la nostra benedizione".
Partì dunque l'omino, ed ecco, si compì lo straordinario miracolo: in un solo istante superò i tempi e gli spazi, in un solo istante il menestrello amante raggiunse la sua amata. Si tolse dalle spalle il suo ampio mantello bianco e coprì le sue carni piagate e il suo pudore offeso. Poi levò alta nel cielo la sua spada d'argento che brillò nel sole, e con un solo colpo deciso si squarciò il petto, e il sangue ne sgorgò. "Ecco - disse - ecco mia regina: bevi, e ritorna alla vita". La luna si aggrappò al petto del prediletto menestrello e bevve avida quel liquido caldo. Poi baciò la larga ferita che subito, magicamente, si richiuse.
In quella calda notte di fine estate, quando gli uomini della terra levarono gli occhi al cielo, trassero tutti un gran respiro di sollievo: eccola, era lì, tornata finalmente al suo posto. Gli amanti potevano tornare a sognare e sospirare, i poeti a verseggiare, i musicisti a comporre. Nessuno sapeva del menestrello pallido, nessuno sapeva della sua eroica impresa, e neanche della sua esistenza. Ma quando ringraziavano per il ritorno dell'amata luna di elul, la più bella, la più dolce, la più regale tra tutte le lune, era lui che ringraziavano. E lui, il menestrello, lo sapeva bene. (qui, su indicazione del Griso, informazioni sul calendario ebraico, cui fa riferimento la luna di elul)

barbara




permalink | inviato da il 10/10/2006 alle 0:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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