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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


5 ottobre 2006

PER ESEMPIO

Oggi in centro ho incontrato la mia ex collega A.H. Era da un bel po’ che non la vedevo. È stata la prima persona, quando sono arrivata qui, ad offrirmi amicizia. Lunghe chiacchierate a casa sua, con la compagnia del cane Cäsar (pron. “Zesar”, per chi non conoscesse il tedesco), qualche sosta al bar, passeggiate. La volta che ha ordinato un “Kaminkehrer”, spazzacamino, e io ho chiesto: «Cos’è?» e lei ha risposto: «Lasciati sorprendere!» Era un tubo di cioccolata imbottito di panna: la fine del mondo.
Abbandonata alla nascita, A.H. è stata raccolta – non so se adottata formalmente o solo presa su di fatto – da una coppia anziana. Ignoro quali fossero le norme in vigore all’epoca; sicuramente con quelle attuali non avrebbero mai potuto adottarla legalmente, essendo la loro età molto al di sopra di quella massima consentita oggi. Quando aveva diciotto anni sono morti entrambi, nel giro di pochi mesi. Le hanno lasciato la casa, ma poco altro, così è stata costretta a rinunciare all’università: ha finito, con qualche difficoltà, il liceo, poi è andata a insegnare. A vent’anni è rimasta incinta con un tizio con cui passava praticamente tutto il tempo in cui non era a scuola. Quando gli ha detto che aspettava un bambino, lui ha risposto: «E chi mi dice che sia mio?» Con un lavoro precario, senza riserve finanziarie, senza una famiglia alle spalle, con un compagno che se ne lavava le mani, non se l’è sentita di tenerlo. L’aborto, a quell’epoca, non era legale. L’ostetrica a cui si è rivolta le ha offerto due opzioni: mezzo milione con anestesia, trecentomila senza. È stata costretta a scegliere l’opzione senza: a raccontarlo, ancora le si imperlava la fronte di sudore (quando poi è andata da lui un’ultima volta per informarlo della sua scelta, il signore si è sentito in diritto di montare in cattedra e chiederle severamente: «Perché l’hai fatto?»).
Poi ha trovato un bravo ragazzo, si è sposata, ha avuto due figli. La ragazza l’ho avuta a scuola: una perla, un modello di educazione e garbo. A.H. è una splendida donna, serena, realizzata. E mi viene da chiedermi – forse in un altro momento non mi sarebbe neanche passato per la testa; di fatto non mi è mai passato per la testa prima, ma adesso è inevitabile che me lo chieda – che cosa sarebbe diventata, come avrebbe affrontato le difficoltà che la vita ha messo sul suo cammino, se invece che in quella coppia anziana che l’ha ricoperta d’amore fosse inciampata in una burocrazia che l’avesse costretta a crescere in un istituto. Chissà.

barbara




permalink | inviato da il 5/10/2006 alle 1:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa
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