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Diario


20 settembre 2006

LA REPRESSIONE DEI CRISTIANI NEL MONDO ISLAMICO – parte seconda

di David Raab

L'occupazione da parte dell'AP della Chiesa della Natività
Il 2 aprile 2002, quando Israele ha cominciato l'operazione Scudo Difensivo per combattere le infrastrutture terroriste palestinesi a Betlemme, "un certo numero di terroristi presero la Chiesa di Santa Maria e trattennero i monaci e alcune suore contro la loro volontà. I terroristi hanno usato la Chiesa come luogo da cui sparare ai soldati dell'IDF nella zona. I soldati non hanno risposto al fuoco contro la chiesa, quando venivano bersagliati da colpi di arma da fuoco. Un drappello dell'IDF, sotto il comando del comandante regionale della zona di Betlemme, è entrato nella Chiesa oggi, senza battaglia, in coordinamento con i suoi capi, e ha evacuato i preti e le suore" (19).
Tre monaci armeni, tenuti in ostaggio da palestinesi armati dentro la Chiesa della Natività a Betlemme sono riusciti a fuggire dalla chiesa attraverso un cancello secondario. Hanno subito ringraziato i soldati per averli salvati.
Hanno detto agli ufficiali che i palestinesi avevano rubato oro e altre proprietà, compresi crocifissi e libri di preghiera e che avevano causato danni.
Uno dei frati, Narkiss Korasian, ha detto ai giornalisti: "Hanno rubato tutto, hanno aperto le porte una per una e rubato ogni cosa. Hanno rubato i nostri libri di preghiera e quattro crocifissi. Non hanno lasciato niente. Grazie per il vostro aiuto, non lo dimenticheremo mai".
Secondo gli ufficiali israeliani, i monaci avevano detto che i palestinesi avevano cominciato a picchiare ed essere violenti con i monaci (20).

Dopo la fine dell'assedio, i soldati dell'AP hanno lasciato la chiesa in condizioni terribili.
I palestinesi armati si erano rinchiusi nella chiesa e avevano preso tutte le scorte di cibo dei frati e "le avevano mangiate come mostri affamati" fino a che il cibo non aveva cominciato a scarseggiare per i 150 civili. Si erano anche tracannati birra, vino e Johnnie Walker che avevano trovato nei quartieri dei monaci, incuranti del divieto islamico di consumare alcolici. Queste gozzoviglie sono durate per circa due settimane, nel corso dei 39 giorni di assedio, quando il cibo e gli alcolici sono finiti, secondo quanto raccontato da quattro monaci greco-ortodossi intrappolati per tutto il tempo dentro
la Chiesa.
"Dovrebbero vergognarsi. Si sono comportati come animali, come lupi affamati. Venite, vi faccio vedere" - ha detto un frate, che si è rifiutato di dire il suo nome. Ha mostrato bottiglie di birra vuote e centinaia di mozziconi di sigarette gettati a terra. I frati hanno quindi portato i giornalisti a vedere i computer smembrati e le televisioni usate come nascondigli per le armi.
"Ecco quale ricompensa abbiamo avuto per aver 'ospitato' questi cosiddetti ospiti" ha detto l'Arcivescovo Ironius, mentre mostrava ai giornalisti il salone d'ingresso del monastero greco-ortodosso. I monaci ortodossi e alcuni civili hanno detto che i palestinesi avevano creato un regime di terrore.
Anche nella zona cattolica del complesso c'erano i segni del disprezzo per le norme religiose. I preti cattolici hanno detto che alcune Bibbie sono state fatte a pezzi per farne carta igienica e molti oggetti sacri sono stati rimossi. "I palestinesi hanno preso i candelabri, le icone e qualsiasi cosa che sembrasse oro" ha detto un francescano, il reverendo messicano Nicholas Marquez (21).

Comportamenti simili a Gerusalemme
Nonostante non abbia uno status legale a Gerusalemme, gli impiegati dell'AP si comportano in modo simile anche là.
In realtà l'AP nega qualsiasi legame ebraico, così come cristiano, con Gerusalemme. Walid M. Awad, direttore delle relazioni pubbliche con gli stranieri presso il Ministero dell'Informazione palestinese, ha affermato: "Il fatto che il Tempio [ebraico] si trovi sul Monte del Tempio è dubbio. Ci sono accademici che dicono che potrebbe essere a Gerico o altrove, a 4 chilometri di distanza da Gerusalemme". E chiede: "Il Nuovo Testamento parla di Gesù che va al Tempio a Gerusalemme. State forse dicendo che Gesù andava a Gerico invece che a Gerusalemme?" Risponde "dipende presso quale tempio voi pensate si dirigesse" (22). L'Ambasciatore Dennis Ross afferma: "L'unica nuova idea che Arafat ha portato a Camp David è stata che il Tempio non esisteva a Gerusalemme" (23).
Un leader cristiano, Padre Marun Lahham, fa sapere che "le frequenti dichiarazioni dei musulmani secondo le quali Gerusalemme sarebbe una città islamica preoccupano i cristiani" (24).
Anche il Waqf nominato dall'AP sta lavorando febbrilmente per trasformare il Monte del Tempio, un luogo sacro per i cristiani e gli ebrei, in una moschea e cancellare qualsiasi traccia del Tempio. Nel giugno del 2000 Ha'aretz ha riferito che "Il Movimento Islamico in Israele ha un piano per costruire una moschea sul lato orientale del Monte del Tempio" e che in realtà, secondo il capo del Movimento, "l'intera zona del Monte del Tempio è parte inseparabile e integrale della Moschea di Al Aqsa" (25).
Il Waqf si è fatto beffa delle leggi dello Stato di Israele. I suoi impiegati hanno chiesto e ricevuto il permesso di aprire un'uscita di emergenza per la nuova moschea nelle Stalle di Salomone. In realtà il Waqf cerca di rompere quattro degli archi sotterranei nella parte settentrionale delle Stalle di Salomone. Per farlo hanno scavato un enorme foro di 60 metri di lunghezza e 25 di larghezza proprio al centro del Monte del Tempio. 6.000 tonnellate di terra sono state rimosse. Alcune tonnellate sono state gettate in discariche, altre sono state buttate nel fiume Kidron. Antichità risalenti al primo e secondo tempio sono state buttate via fra i rifiuti (26).
Il direttore generale dell'Autorità per le Antichità israeliano, Shuka Dorfman, afferma "categoricamente" e "in modo inequivocabile, che vi è un danno archeologico commesso dal Waqf alle antichità del Monte del Tempio" (27).
Sotto la "sorveglianza" del Waqf, "quei ladri dei palestinesi stanno scavando senza vergogna manufatti ebraici dal sito sacro del Monte del Tempio e cercano di venderli al mercato nero per almeno un milione di dollari" (28).
Recentemente, dall'inizio della guerra del terrore palestinese, il Waqf ha impedito a molti cristiani di visitare il Monte del Tempio, nonostante il fatto che non vi fossero motivi di sicurezza di alcun tipo.

Riduzione del potere politico dei cristiani
Storicamente non solo Betlemme era una città cristiana governata principalmente da cristiani, ma con le città sorelle di Beit Jalla e Beit Sakhur, era la più grande enclave di cristiani in Cisgiordania.
Dopo averne assunto il controllo nel 1995, l'Autorità Palestinese ha cominciato a islamizzare Betlemme. Ha cambiato i confini della municipalità e ne ha modificato drammaticamente la demografia incorporando in essa 30.000 musulmani di tre campi profughi vicini, Dehaisheh, El-Ayda' e El-Azeh. Ha anche aggiunto alcune migliaia di beduini della tribù di Ta'amrah, dislocati ad est di Betlemme e ha incoraggiato l'immigrazione musulmana da Hebron a Betlemme. Il risultato è che nella zona i 23.000 cristiani sono stati ridotti da una maggioranza del 60% nel 1990 a una minoranza nel 2001.
Inoltre, in sprezzo della tradizione, Yasser Arafat ha nominato un musulmano di Hebron, Muhammed Rashad A-Jabari, governatore di Betlemme. Questi ha licenziato il consiglio comunale esistente, composto da 9 cristiani e due musulmani, e lo ha rimpiazzato con un concilio composto per il 50% da musulmani. Anche se il sindaco è cristiano, i funzionari di più alto livello, i settori della sicurezza e altri settori sono stati svuotati dei loro impiegati comunali cristiani (29). Per di più, "secondo le nuove regole per l'elezione del consiglio comunale stabilite dall'Autorità Palestinese - ma non ancora in vigore - il sindaco sarà comunque nominato dai membri del consiglio della propria città. I cristiani temono che queste nuove regole aprano la strada alla nomina di sindaci musulmani in una città tradizionalmente cristiana" (30).
Sebbene 6 degli 88 seggi al Consiglio legislativo palestinese siano stati riservati a cristiani (31), rappresentando quindi più del doppio della loro effettiva proporzione nella società palestinese, il Consiglio è un'entità praticamente senza poteri. In modo simile,
nessun cristiano detiene una posizione di potere nel governo palestinese.

Soprusi sui cristiani palestinesi da parte di musulmani palestinesi
I palestinesi cristiani sono ritenuti da molti musulmani come una potenziale quinta colonna israeliana - come fossero cristiani libanesi. In realtà, all'inizio della recente guerra del terrore nel 2000, i musulmani palestinesi hanno attaccato i cristiani a Gaza, come confermato da Padre Raed Abusahlia, cancelliere del Patriarcato latino di Gerusalemme (32).
A Betlemme e nella vicina Beit Sahur ci sono molte scritte sui muri contro i cristiani: "Prima la gente del Sabato [gli ebrei], poi la gente della domenica [i cristiani]" (33). Lo stesso slogan è stato spesso cantato durante le manifestazioni antiisraeliane dell'Olp/AP. Accusate di indossare vestiti occidentali "permissivi", le donne cristiane di Betlemme sono state intimidite varie volte. Infine si ha notizia di frequenti rapimenti e stupri di donne cristiane (soprattutto a Beit Sahur), come già avvenuto in Libano (34).
Cimiteri cristiani sono stati profanati, sono state tagliate le linee telefoniche dei monasteri e ci sono state irruzioni nei conventi. (35).
Nel luglio del 1994 "The Wall Street Journal" ha riferito che i musulmani palestinesi non avrebbero venduto terra ai cristiani e che gli immobili e le associazioni dei cristiani erano state attaccate da estremisti musulmani. Tombe, statue e crocifissi cristiani erano stati dissacrati; e cristiani avevano subito aggressioni, percosse e attacchi con bombe molotov (36).
Nel febbraio del 2002 musulmani palestinesi hanno scatenato un'ondata di aggressioni contro i cristiani a Ramallah, e l'Autorità Palestinese non è intervenuta. Come denunciato dal "Boston Globe": "La verità è che si tratta di un problema fra cristiani e musulmani - dice un imprenditore cristiano - Non c'è sicurezza per noi. Ognuno usa la legge a modo suo. Uno accusa il fratello di un uomo, e gli bruciano la casa, il negozio, la macchina, e la polizia di Ramallah sta lì e guarda. Questa è la democrazia per la Palestina?"
Anche alcuni agenti dei servizi di sicurezza partecipano a queste devastazioni, dicono i testimoni. "Il capo della sicurezza a Kalandia è stato denunciato per queste devastazioni" ha detto un commerciante musulmano. Il sindaco di Ramallah è venuto, ha visto cosa stava succedendo, e se n'è andato. Sono musulmano, ma condanno queste cose. Sono dei selvaggi" (37).
Simili attacchi sono avvenuti anche a Gerusalemme Est. Nel finesettimana bande di giovani musulmani hanno devastato i locali di una piscina vicino alla Chiesa del Santo Sepolcro, frequentata dai giovani cristiani. Quattro cristiani sono stati accoltellati e feriti leggermente, uno però è stato ricoverato in ospedale. Secondo i testimoni circa 50 giovani musulmani hanno marciato per i quartieri cristiani, cantando slogan anticristiani. Hanno attaccato i cristiani anche nelle case, distruggendo sedie, tavoli e altri oggetti. Il vice capo della polizia della Città Vecchia, David Givati, ha confermato che ci sono stati di recente alcuni di questi attacchi di musulmani contro cristiani (38).

La reazione dei palestinesi cristiani: fuga
Con gli Accordi di Oslo fra il 1995 e il 1997, all'Autorità Palestinese veniva dato il controllo su oltre il 98% della popolazione palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Ci si sarebbe potuti aspettare che i palestinesi cristiani, nello spirito dell'autodeterminazione palestinese, aderissero alla giurisdizione dell'AP. Ma non è stato così; i cristiani palestinesi stanno scappando.
I cristiani palestinesi sono già fuggiti al dominio islamico in passato. Nell'ultimo censimento delle autorità mandatarie britanniche nel 1947, c'erano 28.000 cristiani a Gerusalemme. Il censimento svolto da Israele subito dopo la Guerra dei Sei Giorni nel 1967, con cui terminò il controllo durato 19 anni della Giordania sulla parte orientale della città, trovò che erano rimasti soltanto 11.000 cristiani a Gerusalemme Est. Circa 17.000 (il 61%!) erano scappati durante il dominio giordano su Gerusalemme (39).
In realtà, i palestinesi cristiani hanno sofferto per secoli, in quanto "dhimmi". Ad esempio, un viaggiatore inglese in Terra Santa nel 1816 notava che ai cristiani non era permesso viaggiare a cavallo senza permesso esplicito del Pascià musulmano (40).
All'inizio del '900, aggressioni sporadiche ai cristiani da parte dei musulmani accadevano in molte città palestinesi (41). Durante le rivolte arabe palestinesi della fine degli anni '30 - e a cui parteciparono ben pochi cristiani - se un contadino cristiano rifiutava di rifornire le bande terroriste con armi e rifornimenti, le loro vigne venivano sradicate e le loro donne violentate. I ribelli costringevano la popolazione cristiana ad osservare il giorno di riposo al venerdì, invece che alla domenica e a sostituire il Fez con la Kefia, per gli uomini, mentre le donne erano costrette ad indossare il velo. Nel 1936 i musulmani marciarono verso il villaggio cristiano di Bir Zayt, vicino a Ramallah, cantando "Stiamo andando ad ammazzare i cristiani" (42).
Dal 1953 al 1967, la Giordania cominciò ad islamizzare il quartiere cristiano della città vecchia di Gerusalemme con leggi che vietavano ai cristiani di comprare la terra e le case. Fu ordinata la chiusura obbligatoria delle scuole durante le festività musulmane e fu permesso che moschee fossero costruite accanto alle chiese, impedendo a quest'ultime qualsiasi possibilità di allargarsi.
(Amici di Israele, 05.11.02 - trad. Valentina Piattelli)

Note:
19 Portavoce dell'IDF 3 aprile 2002
20 Margot Dudkevitch, "Gunmen Stole Gold, Crucifixes, Escaped Monks Report" The Jerusalem Post, 24 aprile 2002
21 "'Greedy Monsters' Ruled Church," The Washington Times, 15 maggio 2002
22 Intervista all'Imra, 25 dicembre 1996
23 Intervista al Fox News Sunday, 21 aprile 2001
24 Al-Quds, June 18, 1999, 18 giugno 1999, riportato da MEMRI, edizione 41 del 2 agosto 1999
25 Nadav Shragai, "Islamic Movement Planning Fourth Mosque For Temple Mount," Haaretz (Online English Edition), 18 giugno 2000
26 Andrea Levin, "EYE ON THE MEDIA: Desperately Seeking the Temple Mount, "The Jerusalem Post, 11 luglio 2000
27 Etgar Lefkovits, "Antiquities Authority: Wakf damaging Temple Mount," The Jerusalem Post, 22 marzo 2001
28 Uri Dan, "Temple Mount Artifacts Looted", "The New York Post", 22 aprile 2001
29 Associated Press, cit. in Yoram Ettinger, "The Islamization of Bethlehem By Arafat," Jerusalem Cloakroom #117, Ariel Center for Policy Research, 25 dicembre 2001
30 Daphne Tsimhoni, "The Christians in Israel, the West Bank and the Gaza Strip," Middle East Quarterly, inverno 2001
31 Daphne Tsimhoni, "The Christians in Israel, the West Bank and the Gaza Strip," Middle East Quarterly, inverno 2001
32 Margot Dudkevitch et al, "Church Denies Christians Fleeing PA Areas," The Jerusalem Post, October 26, 2000
33 Andre Aciman, "In the Muslim City Of Bethlehem," New York Times Magazine, 24 dicembre 1995
34 Associated Press, cit. in Yoram Ettinger, "The Islamization of Bethlehem By Arafat," Jerusalem Cloakroom #117, Ariel Center for Policy Research, 25 dicembre 2001
35 "The Palestinian Authority's Treatment of Christians in the Autonomous Areas", Governo di Israele, ottobre 1997, tradotto in inglese dall'Imra.
36 "Bat Ye'or, Islam and Dhimmitude: Where Civilizations Collide", Fairleigh Dickenson University Press, 2002, p. 244
37 Charles Radin, "Mob Fears Grow In West Bank" "The Boston Globe", 6 febbraio 2002.
38 Bill Hutman, "Concern Over Moslem Attacks On Christians In Old City," "Jerusalem Post", 8 luglio 1994
39 "The Palestinian Authority's Treatment of Christians in the Autonomous Areas", Governo di Israele, ottobre 1997, tradotto in inglese dall'Imra.
40 James Silk Buckingham, "Travels in Palestine", London 1821, citato in Bat Ye'or, p. 98
41 Yehoshua Porath, "The Palestinian Arab National Movement, 1929- 1939: From Riots to Rebellion" (London, 1977), p.109, citato in Bat Ye'or p. 160-161
42 Yehoshua Porath, "The Palestinian Arab National Movement, 1929- 1939: From Riots to Rebellion" (London, 1977), p.109, citato in Bat Ye'or pp. 268-70 (da “Notizie su Israele”)




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