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Diario


11 settembre 2006

I VENTI DELL’ODIO E LA MEMORIA

Ho ripescato dai meandri dei miei archivi questo bellissimo articolo pubblicato da Avvenire quattro anni fa, e ve lo propongo.

La data dell'11 settembre è ormai incisa negli annali della storia per la tragedia delle Twin Towers, ma altri ricordi si danno appuntamento per quel giorno.
Fu infatti l'11 settembre del 1942 che dal campo di Drancy partì il convoglio n. 31 con mille deportati ebrei di Francia, fra i quali 193 ragazzi dai due ai diciotto anni: destinazione il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dal quale nel 1945 usciranno solo tredici sopravvissuti. Ogni anno, l'11 settembre, Serge Klasfeld e l'associazione dei Figli dei deportati ebrei di Francia si ritrovano a Drancy per la lettura dei mille nomi e mantenerne viva la memoria. In significativa coincidenza, lo stesso giornale francese che dà l'annuncio dell'appuntamento di Drancy, pubblica questo commovente necrologio: "Sessant'anni fa, l'11 settembre 1942, il giovane poeta ebreo polacco, Maurice Federman, veniva arrestato dalla Gestapo nella sua abitazione di Liegi per essere deportato con il convoglio n. IX nei campi di sterminio nazisti, e morirvi alla fine di gennaio del 1945 durante un trasferimento da Auschwitz a Buchenwald, pochi giorni prima della liberazione. In memoriam. Vera Feyder, sua figlia, e qualche amico se ne ricordano sempre con dolore". In epigrafe, due versi del poeta: "Non lascerò tracce sul sentiero della vita"; "I venti cancelleranno le tracce del passaggio di un'ombra".
È difficile, oltre che superfluo, aggiungere parole a questo vivo strazio. Ma sia consentito valorizzare ancora una volta la dignità e la bellezza del permanere della memoria: i mille di Drancy sono tuttora presenti non solo per coloro che ne ascoltano la lettura dei nomi, e del giovane poeta polacco, ricordato dalla figlia allora bambina e oggi, presumibilmente, una signora sulla settantina, noi conosciamo i due versi delicati che siamo in grado di smentire: sì, Maurice Federman ha lasciato la traccia almeno di quei due versi, non è passato come un'ombra e i venti dell'odio e dell'oblio non hanno cancellato la sua orma.
Per tornare alle Twin Towers, molti giornali hanno pubblicato foto delle stesse persone o degli stessi luoghi a un anno di distanza: la John Street di Manhattan, che l'11 settembre 2001 era un coacervo di detriti e di macerie, adesso è tornata a risplendere nelle insegne dei negozi che l'hanno restituita agli affari; il poliziotto Richie Adamiak, fotografato in una nuvola di polvere un anno fa, adesso ha ritrovato un assorto sorriso sotto il casco nuovo.
La foto più patetica è stata pubblicata dal "New York Times": il servizio da tè della signora Elaine Williamson, che abitava nel quartiere del crollo, fotografato l'11 settembre 2001 ricoperto da uno strato di cenere così compatto da farlo apparire emerso dagli scavi pompeiani, eccolo oggi ripulito e tirato a lucido dalla proprietaria. La stessa teiera, lo stesso colino, gli stessi bricchi per il latte e per il limone, sullo stesso vassoio, sono assurti a emblema della volontà di ricominciare, di ricostruire, di affermare la vita in ciò che la vita ha di più "normale", di più quotidiano, come risposta umile, ma determinata e ultimativa, all'odio e alla violenza. Lo stesso servizio da tè, prima e dopo. Ma non è più lo stesso: adesso è un simbolo, e la sua ritrovata funzionalità e lucentezza, rimanderà per sempre a quel tremendo 11 settembre di un anno fa. La memoria, per la signora Williamson, si è concretata in un oggetto, in una foto per chi ha sfogliato il "New York Times", nella sua descrizione per chi ha letto queste righe. (
Cesare Cavalleri)

Trovo in questo toccante articolo, particolarmente toccanti le ultime righe: toccanti e allo stesso tempo stimolanti, capaci di indicare a tutti noi una direzione. Seguiamola.


barbara




permalink | inviato da il 11/9/2006 alle 15:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (33) | Versione per la stampa
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