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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


8 settembre 2006

UOMO DI COLORE



Questa vignetta è molto vecchia e sicuramente l’avrete già vista tutti, ma mi serve da spunto per alcune riflessioni. Una volta si diceva negro. Non c’erano altri modi per indicare una persona dalla pelle molto scura. Poi a qualcuno il termine deve aver cominciato a sembrare offensivo. È vero: non essendoci altri termini, “negro” veniva usato anche per insultare: sporco negro, negro di merda. Si è estrapolato il concetto, e negro è diventato un insulto di per sé. E qui mi pongo la prima domanda: se io dico che la Francesca è una zoccola; se, essendo questa Francesca notoriamente zoccola, sono in molti a dire che la Francesca è zoccola; se qualcuno si diverte anche a scrivere sui muri “Francesca zoccola” e i bambini per spregio le vanno dietro per strada cantilenando “Francesca zoccola! Francesca zoccola!”, ecco, io mi domando: il nome Francesca diventa un insulto? Comunque. È stato deciso che negro è una brutta parola e che è meglio dire nero. Passa un altro po’ di tempo e anche nero comincia ad apparire poco fine: forse perché dice esattamente ciò che è la persona cui si riferisce: una persona di colore nero, e dire ciò che uno è non sta bene. Mai. Non si chiama cieco il cieco, sordo il sordo, spazzino lo spazzino, bidello il bidello. E si approda così al grottesco “persona di colore”. Grottesco, come mostra la vignetta, e in più anche falso. Perché tutti noi abbiamo imparato che ci sono tre colori fondamentali: giallo rosso e blu; quattro colori derivati: arancione da giallo e rosso, viola da rosso e blu, verde da blu e giallo, marrone dalla somma di tutti e tre; e due non-colori: il bianco e il nero. E, tanto per cominciare, mi chiedo se sia sempre necessario specificare il colore. Voglio dire: se il mio vicino mi ammazza perché ogni volta che lo incontro sulle scale gli dico sporco negro perché non crepi, il suo essere negro è parte integrante della notizia, ma se mi ammazza perché mando lo stereo a tutto volume fino alle tre di notte e lui ha la sveglia alle sei e quando ha provato a protestare l’ho cortesemente invitato ad andare affanculo, è davvero così importante sapere se l’assassino sia bianco o nero o giallo o pellerossa? Inoltre mi chiedo: ma non sarebbe meglio chiamarli negri e rispettarli piuttosto che chiamarli persone di colore e trattarli, come direbbe il mio amico newyorkese quasi purosangue “a pesci fettenti in faccia”?

barbara




permalink | inviato da il 8/9/2006 alle 14:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (85) | Versione per la stampa
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