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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza


Diario


20 agosto 2006

DELITTO DI GERUSALEMME: UNO SGUARDO DALL’INTERNO

Oggi, guardando i notiziari che comunicavano l'arresto del presunto colpevole dell'omicidio di Angelo Frammartino, avevo le lacrime agli occhi. Per l'indignazione e la rabbia provocatemi dalla superficialità di questi servizi. "L'improvvisato omicida", come lo definisce SkyNews, avrebbe ucciso il volontario italiano ventiquattrenne per errore, mietendo così una "vittima più di un'esaltazione che di un attentato terrorista". Un errore fatale, visto che il presunto assassino, palestinese legato alla Jihad Islamica, anche lui ventiquattrenne, era venuto a Gerusalemme con l'intenzione di uccidere un ebreo e "ha trovato invece un giovane italiano". Si vede che anche il giovane italiano c'aveva il naso un po' aquilino. "Ma questo, il giovane palestinese l'ha saputo troppo tardi", riporta il TG3. Già, perché, stando a questa narrazione, se solo avesse saputo chi la sua lama stava per andare a sgozzare, allora si sarebbe fermato in tempo, avrebbe abbracciato e ringraziato il giovane e nobile pacifista per il suo supporto alla causa palestinese e sarebbe andato alla ricerca di sangue ebraico, una mossa decisamente più umanamente comprensibile e giustificabile. Il padre del giovane volontario dice "non provo rancore verso questa persona che ha ucciso mio figlio" e afferma "che si sia trattato di un errore, conferma tutti i ragionamenti che abbiamo fatto in questi giorni, ma aumenta la sofferenza".
Sono una coetanea di Angelo, e non mi considero meno "pacifista" di lui, in termini sia di volontà di raggiungere la pace nel mondo, sia di attivismo per una convivenza pacifica tra palestinesi e israeliani. (Anche se, a giudicare da ciò che leggo dei suoi scritti, se avessimo avuto la possibilità di conoscerci, credo avremmo avuto comunque qualche divergenza di pensiero). Vivo in Israele da quattro anni, sono ebrea e pure rea di chiamarmi Sharon. Nell'ultimo anno, ho percorso la strada dove è stato ucciso Angelo regolarmente una volta alla settimana, alla domenica, quando, finito il volontariato che prestavo in un centro del quartiere Wadi el-Joz di Gerusalemme Est, mi recavo poi verso il centro della città. Sono indignata dall'assoluta indifferenza manifestata nei confronti del reale obiettivo dell'assassino. Nessuna parola di sdegno, di disapprovazione di una follia omicida che avrebbe dovuto essere rivolta contro una persona colpevole del crimine di appartenere alla religione ebraica. Sono parole di condanna che mi aspetterei da un uomo di pace, come il signor Frammartino sembra definirsi, almeno in memoria del figlio, già eletto a martire della pace. Ma forse, secondo la filosofia pacifondaia, un ebreo sarebbe stato un giusto obiettivo della resistenza palestinese.
Sharon

Non posso che condividere le amare considerazioni della giovane amica. Sembrerebbe, in effetti, a sentire i commenti dei vari servizi giornalistici, che il maggior motivo di rammarico sia il fatto che il “povero cristo” non sia riuscito a far fuori il suo ebreo. E questi sono quelli che sarebbero pagati per informare obiettivamente.

barbara




permalink | inviato da il 20/8/2006 alle 14:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (49) | Versione per la stampa
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